SHAME

11:11

Autoprodotto/distribuito da DistroKid

Relesase date: 11 novembre 2018

 

Il nuovo lavoro discografico degli Shame, mixato nel noto Witch Ape Studio di Seattle da Tad Doyle storico leader dei Tad, è principalmente proiettato sul mercato internazionale ed è intitolato “11:11”, dacchè esce l’11 Novembre alle ore 11 come ci informa con precisione la band italiana attraverso la loro pagina Facebook. La copertina è una creazione di Photocoyote, un artista che ha lavorato anche con i Mudhoney, Soundgarden, Mark Lanegan e molti altri musicisti legati alla dimensione grunge.

 

Ormai nota è la strada intrapresa dagli Shame che negli anni, sia dal punto di vista estetico che discografico, hanno superato i trascurabili confini italiani da sempre piuttosto involuti per questo genere musicale, e si sono fatti valere per la loro “rabbia” decisamente molto più apprezzata all’estero, ma purtroppo questa non è una novità. Il grunge sin dai suoi esordi non ha mai coinvolto l’interesse degli addetti ai lavori in Italia e le cause sono molteplici. L’inganno archetipico è da ricercare ontologicamente nel disfacimento interiore che le band di Seattle quotidianamente vivevano e manifestavano musicalmente in maniera sublime, e quindi fuori da questa dimensione intrinseca, la causa può essere legata ad una tendenza a rimurginare troppo su prodotti che potessero garantire un risultato discografico più “limpido”, tant’è che la band milanese nel 2015 decide di lanciarsi in un significativo tour americano al quale persino la rivista “Alternative Nation” non resta indifferente e pubblica in prima pagina un articolo dal titolo “La grunge band italiana Shame scuote Seattle” (“Italian Grunge Band Shame hits Seattle”). Successivamente nel 2016 tocca al tour tedesco con i Pothead che conferma il loro sensazionale percorso.

 

Ancora oggi gli Shame si dedicano ad un grunge virulento ed istintivo e il 2018 è decisamente un anno positivo per i milanesi che possono vantare notevoli collaborazioni: ad Aprile suonano con Will Hunt il fenomenale batterista degli Evanescence e Black Label Society e a Giugno aprono il concerto degli Alice in Chains a Padova. Cosa dire di più, c’è solo da calarsi nelle prondità delle distorsioni graffianti e godersi questo disco paradigmatico in piena espressione dirty!

 

La traccia d’apertura denota uno stile leggermente lontano dal classico Seattle sound. “Silly” è più vicina alle sonorità dell’alternative/noise contemporaneo, a sostegno di concetti musicali tipici della generazione post-grunge.

 

“Silence” adiacente allo stile alternative e post-grunge, evidenzia l’inevitabile influenza del genio di Dave Grohl presente chiaramente attraverso le spiccate venature reminiscenti dei Nirvana e dei Foo Fighters; il tutto viene potenziato dall’uso di accordi e sonorità che rammemorano l’autorevolezza del punk anni 80 a cui il grunge deve molto.

 

“Snake and Prayers” brano crudo e rude ricco di effetti alterati e cupi che a tratti scaraventano l’ascolto negli abissi dell’heavy metal ancestrale anni 70/80.

 

“Dyne” è una ballata sullo stile Soundgarden e Pearl jam intriso di sonorità tristi e oniriche in ricordo di qualcosa ormai andato, probabilmente difficile da recuperare.

 

“Comet” è un singolo del 2016 che raccoglie a pieno le caratteristiche dell’alternative rock anni 90. Il crescendo del bridge a metà brano sembra quasi rappresentare una cometa che annuncia qualcosa o qualcuno in arrivo…

 

“Psyco requiem” si interfaccia con chi è alla ricerca del “riposo psicologico”, una ballata stanca e sofferta che narra i drammi interiori, e nel finale un cambio di tempo con anticipo di chitarra acustica sull’assolo elettrico pone fine a questo viaggio mentale.

 

“Glance” è caratterizzata da un truce riff distorto da cui si genera una strofa potenziata da estratti di doppio pedale di fondo che accompagnano la struttura del brano fino al ritornello finale.

 

In “Overpaid” il riff di basso punk apre alle sincopi ritmiche della strofa, poi la distorsione cardine e un ritmo più spinto si evolvono fino al crescendo che rivela un cambio di stile più dark.

 

“Forty” è animata da un intro di batteria e chitarre in simbiosi che avvalorano la strofa incentrata su cori all’unisono; la tensione cresce per sfociare infine nella calma di una chiusa rassicurante.

 

“Mute” è il brano conclusivo tutto strumentale pervaso dall’intensa distorsione e dalla cattiveria delle chitarre elettriche. Il riff iniziale secco e pungente anticipa una melodiosa strofa, proseguendo verso il solo di chitarra su un riff d’accompagnamento decisamente accattivante.

 

 

Tracklist:

1.Silly (5:08)

2.Silence (5:04)

3.Snake and Prayers (3:20)

4.Dyne (03:31)

5.Comet (04:38)

6. Psyco requiem (03:54)

7.Glance (04:11)

8.Overpaid (04:14)

9.Forty (03:22)

10.Mute (04:13)

 

Line up:

Andrea Paglione: vocals and guitars

Marco Riboldi: bass

Pino Foderaro: guitars

Claudio Ciaccia: drums

 

Link utili:

shameband.weebly.com

facebook.com/shametheband

Instagram.com/shame_band

twitter.com/ShameTheBand

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