Marlon

Musings from the rearview

Autoproduzione/RecLab Studios

Release date: 27 Novembre 2018 ( Digitale)  30 Novembre 2018 (Fisica)

 

 

“Musings from the rearview” è l’album d’esordio dei Marlon, giovane band new folk davvero molto promettente, che ha scelto una formula particolare nel stilare la lista delle dodici canzoni presenti nella loro prima opera. Tutti i brani sono stati pubblicati prima come singoli durante l’anno corrente e ora vengono raccolti in una edizione deluxe con l’aggiunta ad ogni traccia di una cartolina corrispondente al suo mese d’appartenenza, ed una copertina che racchiude in un unica soluzione le immagini scelte per raccontare la storia di ogni brano, ognuna con un valore diverso.

 

In un panorama artistico convogliato sempre di più verso una società liquida, i Marlon con questo disco rallentano le lancette della frenesia odierna e riportano l’ascolto alle atmosfere bucoliche della raffinatezza country, senza far mancare quell’insito istinto blues nato dalle work song afro-americane.

 

“Help me” mette subito in risalto la caratteristica di Marlon, il frontman della band, dotato di una voce molto profonda, a cui il resto del gruppo dona, sullo stile old country ma con un ritornello e un bridge molto moderno e commerciale, una base indie folk. Il testo ci mette subito in guardia: Quanta paura si ha nel lasciarsi andare e fidarsi del prossimo?

 

“I’m Still Breathing” è una ballata che a partire dall’intro si avvicina molto allo stile dell’eterno Johnny Cash. Il brano, apparentemente pacato, si dischiude completamente nel ritornello, dove il testo recita: “Help me, I’m still breathing!” percettibile riferimento alla traccia precedente. Partendo da accordi e solo di chitarra su scale pentatoniche, si affronta un argomento non facile da affrontare, la sofferenza di una depressione.

 

In “Keeping Up” la fonte d’ispirazione è quella del genere country western, ma sempre su una linea piuttosto contemporanea. La chitarra acustica sincopata echeggia suglia altri strumenti accompagnatori, e così ci si sposta completamente sul lato onirico e liberatorio di un viaggio psichico.

 

“Liar” si apre con uno slide sulla chitarra, incipit “bugiardo”, poiché si sfocia sempre in un innegabile stile new country. Il tema affrontato è da sempre presente nella letteratura più colta: la necessità di crearsi un personaggio dal nulla solo per sentirsi ben accetti in società.

 

“Endless Suffering”, per la sua tematica tormentata, non poteva essere altro che un blues malinconico. Il tocco della chitarra elettrica in questo brano è un omaggio ai migliori maestri afroamericani. Il messaggio del brano è chiaro: non si pone mai fine alla sofferenza, e i ricordi, belli o brutti, sono l’unica cosa che resiste all’erosione del tempo.

 

“Pray for me”, con un intro che ricorda il riff di “Personal Jesus2, ovviamente in versione “cashiana”, prepara la base per un ritornello stile soft rock primi anni 2000, smantellato poi da una chitarra blues con overdrive spinto al massimo . Come ci suggerisce la band: “Nella società odierna ci dimentichiamo troppo spesso di chi ha è più sfortunato di noi e pretendiamo invece che venga fatto l’opposto nei nostri confronti.”

 

“Freedom” dalle sembianze boogie, innalza la bandiera della libertà di espressione, e riporta l’attenzione su temi significativi da difendere, soprattutto oggi giorno.

 

Il titolo dell’ottava traccia, “Whisky and Tears”, fa pensare molto al genere electric-texas blues, ma in realtà è più affine ad uno stile acustico per la scelta del tratteggio voce/chitarre sole, poi sul ritornello si interrompe quest’idillio, facendo spazio al resto della band. Verso il finale fa il suo ingresso un violino che dà origine ad un quieto outro che rammemora le calde passeggiate fatte in estate in odore di serenità.

 

“Next to me” è un brano movimentato e cavalcante dove si analizza e si propone un augurio: emancipare il “piacere stesso di condividere ogni cosa e ogni momento con una persona speciale accanto a sé…”

 

In “I Leave” l’uso di accordi tenuti della chitarra acustica in accompagnamento ad una voce grave che scalda il cuore, simboleggiano l’atto di lasciare tutto alle spalle per ritrovare se stessi. Brano maturo e ricco di consapevolezza.

 

Il 3/8 di “The Devil’s Deal”, rievoca per un attimo la tentazione diabolica a cui l’uomo quotidianamente è sottoposto, e sembra che nell’indicazione di tempo si sottolinei la denuncia intrapresa per secoli dalla chiesa, in passato contraria a certe pratiche musicali. Sul finale il piacevole ingresso di una tromba ripete l’intera melodia esposta in precedenza.

 

“The Curse Of The Empty Bottle” è definita da un preludio dolce e soffuso che poi si distende verso un fluttuante ritornello, tipico delle ballate dal tema maledetto.

 

 

Tracklist:

1. Help me

2. I’m Still Breathing

3. Keeping Up

4. Liar

5. Endless Suffering

6. Pray for me

7. Freedom

8. Whisky and Tears

9. Next to me

10. I Leave

11. The Devil’s Deal

12. The Curse Of The Empty Bottle

 

 

Line up:

Marlon Bergamini (voce e chitarra acustica)

Emanuele Nanti (chitarre elettriche e voce)

Jody Brioschi (batteria e voce)

Andrea Dominoni (basso e voce)

Extra-Musicians Violins, Violas, Cellos: Martino Pellegrini Trumpet and Flicorno: Stefano Iasco Iascone Pianos, Hammonds, Steel Guitars and Percussions: Larsen Premoli

 

Link utili:

www.marlonmusic.it

facebook.com/MarlonMusicIT

www.reclab.it

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