TIRO

Senza Uscita

Autoprodotto

Release date: 5 Gennaio 2018

 

 

Lo strappo alle regole che i TIRO impersonificano nella lucida e personale lettura della società odierna con “Senza Uscita”, non è solo di natura oggettivamente ricusante. I testi e gli arrangiamenti scelti per il loro primo album si proiettano verso una dimensione propriamente introspettiva, un lavoro certosino sulla propria esperienza e soggettività, e sul rapporto disinibito con un presente malconcio e un futuro dannatamente incerto. Il disappunto anarchico dei TIRO germina da una vigorosa idrofobia ancestrale, e si basa su un’entità sonora schietta e risoluta, accreditata dalla relazione tra armonie e disarmonie di concezione raw distintamente post-punk. Non è facile a tutt’oggi ritrovarsi faccia a faccia con tematiche legate all’esistenzialismo, soprattutto perché musicare certe idee necessita di una certa dimestichezza artistica. Perciò senza capitolare alle difficoltà attuali del mondo discografico, dopo l’uscita di un EP nel Gennaio del 2017, la band di Troia (FG) ha portato avanti insistentemente il proprio progetto conquistando passo passo, tra le linee intricate dalla sala prove e dei live sui palcoscenici, il meritato primo traguardo, dando vita ad un album che risalta tutta la loro effervescenza.

 

“Fiori di Silva”, ha tutte le caratteristiche dei riff spinosi degli Audioslave, band ispiratrice per i TIRO. La strofa parte in sottotono per gli standard alternative, ma successivamente su un escalation di accattivanti power chords, prende vita un ritornello dalle distorsioni stridenti che fa balzare l’asticella dei decibel.

 

“Vuoto” è un brano vicino alle sonorità degli Negrita per il riff che denota l’introduzione, ed è tratteggiato da uno stile vocale, avvalorato da un arrangiamento in agitazione, che ricorda invece i miglior anni dei Timoria. Infine lo stacco strumentale da vita ad un solo di chitarra sulle corde del già similmente citato Tom Morello.

 

“11” ha un’intro graffiante, su cui si sviluppa una storia d’amore tormentata raccontata eccezionalmente da una figura femminile che procede fino ad arrivare al raggiungimento di un amplesso su un ritornello “spinto”. Nel finale, fintamente calmo, l’ultimo refrain scatena tutta la rabbia che riprende il riff iniziale. L’outro è affidato agli accordi di una chitarra in solitaria.

 

“Recettore Beta 1” è un brano che dà risalto ad un elemento biologico di tipo eccitatorio, la cui stimolazione genera un effetto positivo per il nostro sistema, così come il brano provoca fermento per i nostri sensi. I TIRO si destreggiano qui in un bel solo di chitarra basato su cambi di tempo repentini e imprevedibili.

 

“Seguimi” si apre con un’atmosfera pacata, a cui segue un ritornello denotato da una cavalcata in crescendo, un invito a seguire un luogo misterioso che non ha una definizione conosciuta. Il tema è imperniato su un legame onirico di anime che sentono la necessita di cercarsi oltre la dimensione del quotidiano.

 

“Il Futuro non serve”, ideato per mistificare l’idea di futuro e sottolineato da accompagnamento di batteria su sincopi, ragiona su quanto peso possa avere il domani. L’ultimo ritornello più aggressivo, sembra quasi pronto a non riconoscere la gravità di un avvenire frivolo.

 

“Aprile” ha una strofa e un ritornello in acustico, e solo successivamente si da spazio a tutti gli altri strumenti. È sempre un gioco sulla delicata diatriba amorosa di un rapporto al limite. La tensione si attenua sull’incipit dell’ultima strofa, ma l’amarezza dell’ultimo accordo di chitarra rivela una ferita ancora aperta…

 

“Essere umani” introduce un tema “dannato” ed omaggia un’altra band che ha stimolato la creatività del trio pugliese, i Muse, con un accostamento rivelato anche dal sussurro in sottotraccia che fa da eco alla voce. L’alternanza di tempi, che gioca sulla sovrapposizione di dinamiche pari e dispari, fa da prologo ad un chorus dall’intonazione metal. La chiusura leitmotivica, ancora una volta, è affidata al solo marcato dal full toe wah morelliano.

 

Con “Il Nostro Tempo”, dalle “interferenze” d’attacco, si da vita ad una strofa sulla tematica analitica già annunciata in precedenza. La morale, o per meglio dire l’augurio dei TIRO, è particolarmente avverso al solito lieto fine. Il bridge invita a “lavarsi le mani nel petrolio”, chiara accusa alla strafottenza dei politicanti; il furore si placa sull’accompagnamento finale al pianoforte.

 

“Liquida” chiude l’album su un riff vispo e molto grunge. Lo spirito dark della band, fuoriesce completamente sul gioco uniforme dell’arrangiamento, a cui sul finale si aggiungono immancabilmente cambi di tempo e accenti spostati sullo stile di un grande album degli anni 90, “Superunknown” dei Soundgarden.

 

 

Track list:

1. Fiori di Silva

2. Vuoto

3. 11

4. Recettore Beta 1

5. Seguimi

6. Il Futuro non serve

7. Aprile

8. Essere umani

9. Il Nostro Tempo

10. Liquida

 

Line up:

Luigi D’Attoli (voce e chitarra)

Celestino Rutigliano (basso)

Francesco Savino (batteria)

 

Link utili:

tiroband.wixsite.com/tiro

www.facebook.com/lapaginadeiTiro

www.instagram.com/tiro_official
open.spotify.com/artist
soundcloud.com/user-850529073
www.youtube.com/channel

Facebook Comments