Ahhh gli anni novanta che così prepotentemente sono tornati di moda! Anche la musica ne risente ed è un fiorire di serate Indie/Pop e Britpop con colonna sonora quella British Invasion capitanata da Oasis e Blur. In quel periodo così florido, le case discografiche, erano alla continua ricerca di band da mettere sotto contratto, dando la possibilità anche a chi non era un Londoner o di Manchester di farsi notare. Una di queste band sono gli ASH che, a metà anni novanta, uscirono dalla provincia Nord Irlandese per far conoscere al mondo il loro sound veloce e orecchiabile, facile all’ascolto dal retrogusto punk del tre-accordi-tre. Due album hanno segnato la loro carriera iniziale “1977” e “Nu-Clear Sounds” del 1998. Poi bisogna arrivare al 2001 per ritrovare un album ed un singolo che si faccia ricordare, parliamo del disco “Free All Angels” e del singolo “Burn Baby Burn”. Diciamo che in Gran Bretagna hanno sempre avuto un buon seguito, vedi le buone posizioni dei loro album nella classifica UK.  Purtroppo nel 2006 Charlotte Hatherley lascia la band, peccato, era una caratteristica che li distingueva avere nella formazione una ragazza. Si potrebbero associare al movimento Britpop ma, visto le origini della band, non gradiscono molto che lo si dica, per cui, non lo diremo, anche se, il sound assomiglia.

 

Il quartetto e Trio poi, dalla partenza in grande stile non hanno mai smesso di girare e fare musica, fino a sfornare un ultimo lavoro giusto nel 2018 intitolato “Islands” che ha portato la band in Tour fino ad approdare nell’unica data italiana in quel di Milano al Legend Club.

 

Come Supporter una giovane band Inglese (Kent) gli Indoor Pets, formatasi solo nel 2014 e con due EP all’attivo. Non un pienone ma quasi, il Legend si riempie piano piano. Rinnovato il palco per dare più spazio ai musicisti ed una vista migliore al pubblico, i suoni sono ok. Puntuali partono gli Indoor Pets, il loro è un rock alternativo, piacevole, la voce quasi adolescenziale del cantante si ben abbina al sound, vicino a quel Indie/rock che ha un buon riscontro in UK. Ascoltati su disco non avevamo fatto una grande impressione, dal vivo rendono decisamente di più anche perché le chitarre sono più distorte ed una base punk esce dalla casse. Probabilmente non diventeranno della star internazionali ma sicuramente il seguito nella natia patria li porterà a continuare la carriera, bravi e simpatici. Grazie per i complimenti al Duomo di Milano, visitato in giornata dalla band. Prima volta in Italia.

 

Tempo di headliner: Ash.

Il trio  (ormai consolidato dopo l’uscita di Charlotte) nord irlandese arriva sul palco verso le ventidue, bene per essere lunedì sera. Si parte con due pezzi al limite del punk della loro produzione; la nuova “True Story” e la storica “Kung Fu” (primo singolo dopo aver deciso di abbandonare la scuola per la carriera musicale ), si torna alla recente produzione con “Annabel”“Confessions In The Pool”. I pezzi che li hanno portati alla notorietà si alternano alle meno note canzoni post millennio fino ad arrivare ad un finale tutto dedicato ai singoli con il maggior numero di copie vendute. Si comincia con “Jesus Says” e “Numbskull” poi il nuovo singolo “Buzzkill” che vede un urlo iniziale da parte di tutti i tre componenti. Da segnalare il basso di Mark Hamilton a sole tre corde, volutamente a tre corde, perché metterne quattro se ne usiamo solo una o due? Il suono del suo strumento è stato ben presente, un martello continuo che riempiva prepotentemente il sound delle casse, roba da far impallidire molte Punk Band. Le sue pose alla “Dee Dee Ramone” hanno colpito e catturato gli sguardi e le fotocamere delle fan in prima fila che hanno riempito le loro memory card di video e foto.

 

Ultimo spazio prima del bis con “Girl From Mars”“Burn Baby Burn”, un gran bel finale aspettato da tutti. Bis di due canzoni “Did Your Love Burn Out?” e la punkettona, datata 1996, “Lose Control” che apriva il loro “1977” album. La sigla di Dirty Dancing accompagna i saluti della band al pubblico, contento e soddisfatto. Niente da dire, contenti di aver partecipato ad una bella serata di buona musica.

 

In tre hanno costruito un muro di suoni che nulla ha da invidiare a band con un numero superiore di componenti.

 

 

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