In questo ponte dell’Immacolata (almeno per chi abita a Milano, vista la concomitanza con la festività di Sant’Ambrogio) molti di voi avranno optato per una gita fuori porta per andare a sciare, a godersi le temperature tutt’altro che invernali in riva al mare o al lago, oppure ad assemblare il consueto albero di Natale. Sbaglio gravissimo. Quelli che invece hanno scelto presenziare a questa prima data italiana del Winterland Tour 2018 dei The Dead Daisies hanno indiscutibilmente azzeccato il 13 in schedina. Infatti la band di David Lowy  ha sfoderato la miglior prestazione tra tutte quelle a cui abbiamo assistito (e con questa siamo a quota 7). La location poi (il Phenomenon) con il suo bel palco, l’ottima acustica e il gran set luci ha fatto il resto, andando a creare con la band uno scenario perfetto.

 

Il tutto ha inizio nel tardo pomeriggio, quando i primi 50 fan (in realtà poi sono stati fatti entrare tutti i presenti) incuranti delle temperature gelide della sera (2 gradi all’apertura) sono stati premiati con l’esibizione dei Daisies in versione acustica. La strumentazione è montata nel mezzo della sala e tutti si dispongono a semicerchio creando un tutt’uno con la band. La situazione crea una sorta di intimità con David, Marco, Doug, John e Deen. E loro da artisti navigati interagiscono con il pubblico in maniera fantastica. Cinque pezzi e mezz’ora di show nel quale si ergono le versioni di “Something I Said”, “Stay With Me” (dei Faces, cantata in maniera divina da Castronovo), “It Don’t Come Easy” (dove abbiamo l’opportunità di gustare la voce di David Lowy) e la cover di “Ramble On” dei Led Zeppelin. Concluso l’acustico è scattato il meet & greet dove inoltre sono stati regalati poster, plettri e adesivi. Che dire? I The Dead Daisies amano i loro fan e il loro marketing risulta vincente (visto l’assalto al merchandising).

 

Finita la parentesi acustica, tocca ai Tesla Shamans il compito di intrattenere il pubblico del Phenomenon. La band piemontese si presenta ai partecipanti con un buon hard rock dai suoni moderni, influenzato parzialmente dal blues e synth. Ottima la voce del cantante/tastierista Steve, che dona quel quid in più al groove della band. Peccato per alcuni problemi tecnici alla chitarra e per aver dovuto ridurre il set a cinque canzoni, perché la loro proposta musicale è stata molto interessante. Speriamo che in futuro possano sfoderare appieno le loro capacità.

 

Nel frattempo il locale si è riempito (l’affluenza non è stata eccezionale) e al loro ingresso sul palco i The Dead Daisies sono accolti da un’ovazione. L’inizio è pirotecnico con la prima parte dello show che ha la forza di un macigno in corsa. Dall’iniziale “Midnight Moses”, passando per le varie “Make Some Noise”, “Resurrected”, fino ad arrivare a “Join Togheter” è tutto un crescendo di emozioni. Marco e Deen sono due macchine da guerra. Il primo, oltre a possedere una presenza scenica debordante, ha dalla sua un magnetismo che ben pochi musicisti possiedono. Il secondo ha una potenza e un groove che rasentano la perfezione. David e Doug sono gli istrioni (più Aldrich per la verità) che con i loro riff e le loro mosse infiammano la passione del pubblico. Infine c’è Corabi, frontman di infinito livello, capace di avere i presenti sempre saldamente nelle sue mani. Voce, atteggiamento e la sua immensa simpatia sono la punta di diamante di un gruppo che al momento ha ben pochi rivali quando sale on stage.

 

La parte centrale con il set acustico è poi la ciliegina sulla torta. Inutile dire che le versioni di “Maggie May” (cantata da Deen) e “Let It Be” (con la band illuminata solo dalle luci dei cellulari del pubblico) sono state di un coinvolgimento talmente alto da provocare la pelle d’oca quasi alla totalità dei presenti. Si è frenato solo un attimo, ma l’acceleratore riparte subito e schiaccia a tavoletta. Il finale riprende da dove si era lasciato e la conseguenza sono versioni atomiche di “Bitch”, “With You And I” e “Long Way To Go”, prima che “Mexico” e “Highway Star” (ancora una volta Corabi da standing ovation, e siamo all’ultima canzone) chiudano, con l’adrenalina che sprizza da ogni parte, questo entusiasmante show.

 

Come detto, questa data dei The Dead Daisies è stata la migliore in assoluto alle quale abbiamo partecipato. La carica che questi 5 grandi musicisti sono riusciti a trasmettere va oltre l’umana comprensione. In più, oltre la loro classe, colpisce la grande umiltà e la grande disponibilità nei confronti dei loro sostenitori. Sempre sorridenti, sempre pronti a scambiare quattro parole. Ringraziamo quindi David Lowy per aver creato tutto questo, Deen per la bellissima intervista che ci ha concesso che presto vedrete, John e Marco per la consueta disponibilità e infine Doug, amico e musicista straordinario (grazie anche per le birre). Non dimentichiamo poi il personale del Phenomenon e la Vertigo Hard Sounds che hanno permesso questa fantastica serata. Alla prossima!

 

 

Set list Acoustic Show

1. Dead And Gone

2. Something I Said

3. Lock ‘N’ Load

4. Stay With Me (Faces)

5. It Don’t Come Easy (Ringo Starr)

6. Ramble On (Led Zeppelin)

 

Set list concerto

1. Midnight Moses

2. Evil

3. Make Some Noise

4. Rise Up

5. Dead And Gone

6. What Goes Around

7. Resurrected

8. Last Time I Saw The Sun

9. Join Togheter (The Who)

10. Set Me Free (acoustic)

11. Maggie May (acoustic, Rod Stewart)

12. Let It Be (acoustic, The Beatles)

13. Burn It Down

14. With You And I

15. Band Intros

16. Leave Me Alone

17. Bitch (The Rolling Stones)

18. Song And A Prayer

19. Long Way To Go

20. Helter Skelter (The Beatles)

bis

21. Mexico

22. Highway Star (Deep Purple)

The Dead Daisies

Tesla Shamans

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