NEODEA

Libero Arbitrio

Autoprodotto

Release date: 30 novembre 2018

 

I Neodea con “Libero Arbitrio” preparano una deliziosa ricetta alternative all’insegna di una poetica esistenzialista ricca di elementi musicali rilevanti che, durante i quindici anni di attività della band milanese, ha permesso la propagazione di un indistinto sound d’ispirazione statunitense noto non solo in Italia, ma anche oltreoceano. Dopo “Teorema del delirio”, disco d’esordio del 2009, i Neodea emigrano a Seattle per intraprendere un progetto all’interno delle famose stanze fondate da Rick Parashar e Raj Parasharcon della London Bridge Studios, fucina di talenti nella storica città del grunge, in cui sono state partorite pietre miliari come Ten dei Pearl Jam e l’unico album dei Temple of Dog entrambi nel 1991, oltre a tanti altri successi discografici. In seguito rientrati in Italia incontrano Pietro Foresti, anch’egli rinvigorito dalle esperienze professionali esperite in California, e insieme decidono di intraprendere un nuovo percorso fatto di forme musicali più aggressive e di testi ancora più diretti e incisivi, dando vita infine a questo album dal risultato vigoroso, in cui non mancano dettagli ritmici ed armonici che rendono l’esperienza d’ascolto decisamente viva e gradevole che lascia comunque un momento utile per una riflessione sull’individualità e sulla problematicità dell’essere.

 

“Hofmann” è brano d’atmosfera dark dal testo introspettivo e letterario tipico della narrativa “sofferente”. L’inclinazione onirica è incentrata sulla condizione di una crisi dell’identità, quella duplicità dell’essere tra mondo interiore e mondo esteriore, che esplicita gli attori della società odierna a doversi impelagare in costruzioni preconfezionate su una doppia personalità.

 

“A piedi nudi” ha un intro arabico basato su ritmiche dal sapore orientale. A partire dal ritornello però, si fa spazio all’estro delle chitarre elettriche e ad un accompagnamento alternative che fornisce gli strumenti giusti alla voce, qui non più in “sordina” come in precedenza. Il contatto con la terra, con la propria interiorità e spiritualità permette di rasentare il termine richiesto per spingersi oltre i limiti umani.

 

“Polvere” dalla carica alternative/metal con tratti epici, è un segno di mancata resa e di una volontà di difesa nei confronti di un attacco reciproco. Si percepisce il fattore distruttivo e regressivo della “polvere” prodotta dalla nostra anima, una sorta di allontanamento dalle maldicenze a favore di un’autoprotezione.

 

“Menate” ha movimento agogico differente che rivendica una situazione distruttiva e guastante, erosa nel tempo da una relazione che ha lasciato una macchia indelebile. Rapporto ossessivo, patologico e preoccupante, ma oramai distante e lanciato verso un futuro prossimo.

 

“Solitudini Urbane” è il primo singolo e video estratto dal disco ed è caratterizzato da un dolce intro arpeggiato che da vita ad storia di un disturbo e ad una conseguente di ricerca di stimoli. L’allontanamento dalla città perturbante non è strettamente fisico, si cerca un riparo altrove e lo si trova specificatamente nel ritornello, molto melodico, che narra la difficoltà della solitudine urbana e la necessità continua di una “soluzione” alla routine quotidiana.

 

“Libero Arbitrio” è un continuum della traccia precedente. Il riff graffiante e spinto sin dall’inizio è un segno della crisi innescata dalla libertà di scelta che Dio dona agli uomini, l’ipotetica verità e libertà che l’uomo ha in dotazione sin dalla sua nascita. Sta a noi essere umani decidere il nostro cammino e saper affrontare le conseguenze delle nostre continue scelte.

 

“Gabbia” sputa fuori un senso di intorpidimento e ostacolo sociale. È un invocazione disperata d’amore, che nel ritornello, su uno stile vocale simile al “growl”, potenzia tutta la rabbia grunge dei Neodea. In qualche modo una sorta di analogia con “Rusty Cage” dei migliori Soundgarden con Chris Cornell.

 

“Ratti” ha arrangiamento pungente con una strofa costruita su un riff ritmicamente sincopato che apre ad un ritornello melodico pieno di distorsioni. Questo è un attacco dal gusto “dantesco” agli inetti della società che assumono le caratteristiche morfologiche dei ratti, e che non prendono mai una posizione, oppure attaccano inutilmente tutto il mondo che li circonda senza dare una soluzione utile alla loro stessa vita.

 

In “Houdini” c’è un’atmosfera maideniana, soprattutto nell’intro di basso. Come per Houdini l’illusionista, nella realtà la vita ci mette difronte alle mille illusioni che dobbiamo affrontare e smascherare in qualsiasi modo. Il testo esplicita ad una sollecitazione: “Legami” così come Houdini provò in catene a fuggire dal palcoscenico della vita e della paura.

 

“Tramonto” chiude l’album sulla calma di armonici della chitarra elettrica e su una base pop. È la storia di vita relazionale che segna la fine di una condizione precedentemente positiva. Le distorsioni finali stringono il brano nel senso dell’indecisione sonora e stridente e lasciano un dubbio: esiste davvero il “Libero Arbitrio”?

 

 

 

Tracklist:

1 Hofmann

2 A piedi nudi

3 Polvere

4 Menate

5 Solitudini urbane

6 Libero arbitrio

7 Gabbia

8 Ratti

9 Houdini

10 Tramonto

 

Line up:

Vocals: Lu”

Guitars: Federico Valisi

Bass: Igor Mihalji

Drums and percussions: Francesco Romeo

 

Link utili:

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