Ci sono degli album che scrivono la storia della musica, prendendo spunto da una determinata scena per mettere un timbro indelebile su quello che arriverà dopo. Uno di questi album è senza ombra di dubbio Led Zeppelin I, il disco di esordio dei Led Zeppelin, il quartetto britannico che prendendo spunto dal blues rock ha reinventato in nove canzoni il genere hard rock.

 

L’importanza di questo debutto è tutta lì, nella furia esplosiva dei riff di chitarra e della sezione ritmica, mai così feroce e puntuale.

 

Pubblicato nel  1969, Led Zeppelin I è a tutti gli effetti un ponte tra epoche che vanno a incrociarsi, ma soprattutto è un lavoro che guarda al futuro e indica la via al rock più duro e al metal dei decenni successivi. All’epoca i Led Zeppelin erano dei perfetti sconosciuti, o quasi: non avevano ancora un’etichetta, a malapena avevano un produttore. Per registrare l’album, Page sborsò di tasca sua quasi duemila sterline. Si fece tutto in fretta, nell’arco di trentasei ore di lavoro spalmate nell’arco di poche settimane. Evidentemente i quattro credevano nel loro talento, e avevano ragione: da lì a poco il successo sarebbe stato clamoroso e propagato dai successivi capitoli discografici di quello che viene tuttora considerato uno dei gruppi più importanti della storia del rock tutto.

 

L’opera è costellata di grandissimi pezzi: Good Times, Bad Times, Babe I’m Gonna Leave You, Dazed and Confused (che in sede live assumeva minutaggi mostruosi), Communication Breakdown sono tutti ormai grandi classici della storia del rock, entrati di diritto nell’olimpo di questo genere.

 

Per saperne di più, a cinquanta anni esatti dalla pubblicazione negli Stati Uniti d’America (12 gennaio 1969), ci affidiamo alla consueta infografica realizzata da Stampaprint Srl.

 

Mezzo secolo dopo, quel fuoco brucia ancora. E viene da chiedersi: come sarebbe la nostra vita senza i Led Zeppelin?

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