SOILWORK

Verkligheten

Nuclear Blast

Data pubblicazione: 11 Gennaio 2019

 

 

Ci sono band che ami e vanno amate alla follia, anche se, spesso, ti verrebbe voglia di scaricare loro addosso una Vulcan M-60, a causa dei loro incomprensibili colpi di testa artistici. Tra questi, personalmente, vanno inseriti i Soilwork, talentuosa, imprevedibile e (a volte), incomprensibile band, forerunner della scena swedish-death influenzata dal thrash, di fine 90s, inizi 2000s.

 

Dopo i primi tre dischi-capolavoro, epocali pietre miliari della nuova generazione swedish-death, i 6 scandinavi, infatti, diedero una svolta melodica molto particolare che, se non poté certo essere definita commerciale, contribuì molto a smorzare sia l’impatto, sia l’indole creativa della formazione di Helsingborg. Successivamente, la rinascita con lo stupendo ‘The Ride Majestic’ di 3 anni fa circa ed ora……’Verkligheten’…e ci risiamo.

 

L’opener ‘Arrival’, preceduta dalla intro/title-track, è uno splendido quanto letale trabocchetto: epicità, cambi di tempo, impatto e songwriting di altissima fattura, con tutto il meglio della melodica aggressione che la scena melodic-death svedese ha infuso nella band guidata dal singer Speed Strid (autore, al di là delle scelte compositive ed interpretative) di una performance di altissimo livello. Ma, allora, cosa succede da ‘Bleeder Despoiler’ in poi?

Il punto è proprio questo: non cosa succede, ma cosa non accade. I brani, come ‘Full Moon Shoals’ o ‘Nurturing Glance’, offrono spunti ed idee interessanti ed entusiasmanti, mostrando passaggi di grande impatto (vicini a ‘Steelbath….’ oppure a ‘A Predator’s Portrait’) e con tutto il meglio dello stile Soilwork ma, come è avvenuto per la parte centrale della carriera del six-piece svedese (da Natural Born Chaos, per intenderci), il tutto si unisce e si stempera (o si affievolisce) in passaggi, refrain o attitudini da band metalcore moderna, spesso andando ad avvicinarsi alla band che, attualmente, è solo il fantasma degli In Flames che furono.

 

Chiariamo una cosa, però: il disco è una delusione, non un disastro. L’eccessiva melodia o, meglio, l’eccessiva semplicità di molte melodie, strutture, l’ammorbidimento esagerato nei ritornelli ed un depauperamento del comparto solistico delle chitarre di Coudret ed Andersson, rende dei pezzi come ‘The Wolves Are Back in Town’ oppure ‘Witan’, che ha uno splendido incipit, brani appena sopra la media e che sanno molto di ‘anonimato simpatico per user friendly metal’. ‘The Nurturing Shoals’, se fosse stata sviluppata come il suo inizio o la parte ritmica centrale, avrebbe dato un nerbo incredibile a un buon brano e così per tutto quel che riguarda le track che vanno da ‘The Ageless Whisper’ fino alla conclusiva ‘You Aquiver’: canzoni metal estreme ma non troppo, aggressive ma non troppo, strutturate ma non troppo e violente ma non troppo.

 

Il disco, ovviamente, è prodotto bene e suonato benissimo ed ogni brano ha i suoi momenti catchy, ma è proprio questo il problema: a parte ‘Arrival’ nessun brano si salva completamente, né si può condannare completamente, come tutto l’operato della band, aparte le performance esecutive di Strid e Thusgaard, i migliori in campo, con il povero tastierista Karlsson che appare molto sacrificato a livello creativo.

 

Un disco naufragato che poteva (e doveva, dopo quel capolavoro del predecessore ‘The Ride Majestic’) essere l’ennesima gemma di una band unica e leader di una scena ricca come quella melodic-death svedese. Un vero peccato perché questa ignavia qualitativa rischia di far accontentare una fetta di fan dei Soilwork e la band stessa, che potrebbe ricadere in quella scelta di un metal estremo ma non troppo, con poca identità e dalla produzione un po’ anonima ed usa e getta.

 

Per questo, meglio che vengano messe via le armi da fuoco, perché purtroppo, i Soilwork, hanno messo troppi fiori nei loro cannoni.

 

 

 

Tracklist:

1. Verkligheten

2. Arrival

3. Bleeder Despoiler

4. Full Moon Shoals

5. The Nurturing Glance

6. When the Universe Spoke

7. Stålfågel

8. The Wolves Are Back in Town

9. Witan

10. The Ageless Whisper

11. Needles and Kin

12. You Aquiver

 

Line-up:

Björn “Speed” Strid Vocals

Sven Karlsson Keyboards

Sylvain Coudret Guitars

David Andersson Guitars

Bastian Thusgaard Drums

 

Sessions&Guests:

Taylor Nordberg Bass

Dave Sheldon Guitars (track 12)

Alissa White-Gluz Vocals (track 7)

Tomi Joutsen Vocals (track 11)

 

Link:

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