Ciao Larsen, come stai? Ed eccoci qui in questo nuovo anno che segna un bel traguardo per te, dieci anni di RecLab Studios con più di 500 produzioni e tanto altro. Cosa vuol dire oggi tutto questo e che  effetto ti fa?

Ciao carissimi amici di Rock Rebel Magazine, è un piacere ritrovarvi subito con l’inizio di questo 2019! Dai, siamo immersi nei preparativi di un compleanno importante e la cosa mi fa un sacco piacere perché ogni tanto fermarsi qualche istante e guardare quanto tempo è passato da quando sei entrato in quel capannone spoglio e cos’è diventato oggi fa davvero bene! Come dico spesso, sono dieci anni che sono stanco, ma difficilmente non son stato felice, quindi avanti tutta!

 

 

Per questo decimo anniversario so che hai organizzato un party che si terrà domenica 3 febbraio presso il Mr. Fantasy di Milano, cosa hai preparato per questo evento? 

Se in questi dieci anni siamo esponenzialmente cresciuti è solo merito degli artisti quindi farò come al solito una cosa estremamente in controtendenza, e dedicherò questo evento a loro, per gratifarli, coccolarli e dargli un po’ di spazio e visibilità. Mr.Fantasy è un posto curato da persone squisite con un’energia incredibile in cui mi ritrovo molto, dormono poco, son sempre dietro a complicarsi il calendario ma spingono, spingono, spingono per fare di più, fare meglio e fare cose belle! (E poi si mangia da paura!!!)

Di base attrezzeremo lo stage con tutto quel che serve (come quando vieni a Reclab) fino alla punta dei cavi jack. Avremo un susseguirsi di artisti live, e durante i “sali/scendi” mandaremo on-air brani degli artisti raccontandone qualche aneddoto. Ci sarà inoltre un corner dedicato ai dischi, quindi tutti gli artisti porteranno i loro dischi e li affideranno per esposizione o vendita o scambi ad un responsabile. Ci sarà anche un angolo guardaroba per gli strumenti con hostess in modo che chi vuole suonare non debba preoccuparsi degli strumenti ma pensare a divertirsi, e un selfie corner dove immortalarsi nelle peggiori “pose”. Inoltre il nostro main sponsor D’addario Italia (BODE srl) ci ha fornito tantissimi omaggi che saranno distribuiti a tutti a partecipanti (parliamo di 25kg di plettri, chiavette per batteria, set di bacchette, accordatori di tutte le forme e le dimensioni, metronomi digitali…) sarà un secondo Natale per tutti coloro che vorranno passare per un saluto!

Annuncerò al più presto il bill delle esibizioni live che ci saranno ma posso anticiparti, che alla faccia del Festival Bar che era in playback, conto di far suonare 30 band tutte dal vivo ahahahah. Per chi non è mai stato a RecLab, un’occasione per farsi un sontuoso aperitivo e conoscere e ascoltare in una sola occasione tante interessantissime nuove proposte!

 

 

Magnifico, sarà sicuramente una serata estramente ricca di musica e sorprese. Per chi magari non ti conosce ancora, oltre al tuo ruolo di produttore sei un musicista davvero valido sia come  chitarrista che tastierista ed hai militato in diverse band. Perchè hai deciso di dare vita a RecLab Studios? 

Innanzitutto grazie, dalla tenera età di 12 anni in effetti credo di aver suonato in almeno una quarantina di progetti diversi, facendo davvero più meno ogni genere musicale (musicale eh!). Sono sempre stato affascinato dal poter immortalare le cose, il live è una figata ma ti spendi in tempo ore km dedizione per poi realizzare una cosa che in una/dure ore si esarusce e di cui non resta traccia, se non per chi c’era. Il problema è che è sempre meno appetibile a mio avviso andare in giro a suonare, le strutture in cui avere un allestimento tecnico e una situazione acustiche che consenta di fare bene sono sempre poche, e in generale il fatto di cercare nuova musica e andare ad un concerto per ascoltare il concerto vedo che si è sempre più verso via. Non che ne sia felice, ma ad un certo punto – forse anche grazie al fatto di averlo fatto davvero tantissimo in passato – è arrivato il mio momento “Sgt. Pepper” e ho deciso di dedicarmi alla vita in studio, con la differenza che non amo particolarmente scrivere quanto più lavorare a cose scritte da chi invece lo fa con talento e passione. Credo che il produttore sia quello, e un Re senza castello è un produttore senza studio no?

 

 

Esatto. Cosa ti piace di più del tuo ruolo di produttore e cosa del Larsen musicista? 

Il Larsen musicista (quello con gli occhiali azzurri per capirci) in questo momento è tenuto segregato nelle segrete di RecLab vicino al fossato dei coccodrilli dal Larsen Produttore (quello con gli occhiali faded). Scherzi a parte, credo che in realtà il Larsen produttore stia facendo più il musicista di quanto il musicista non abbia fatto ragionando sempre con la testa produttore nel fare il musicista… non si è capito èh? Insomma, il concetto è che l’essere musicista mi rende un produttore migliore – o forse semplicemente un produttore secondo i miei canoni di giudizio – il musicista che sono e che ero ha sempre ragionato preoccupandosi dei processi produttivi e comunicativi della musica quindi sento che le “due figure” siano una l’evoluzione naturale dell’altra.
Rispetto per la musica, e conseguenziale rispetto per gli artisti in funzione di quanto questi ne hanno per lei: questo è quello che mi piace di entrambi i me.

 

 

Tornando a parlare del tuo RecLab Studios, come scegli le band per eventuali produzioni e  cosa ti deve colpire di un emergente?

Non lo so ahahahahha. Allora sfatiamo un mito innanzitutto: se parliamo di produzioni a RecLab Studios io NON SCELGO, siamo una struttura che offre servizi (e coccole!) percui non facciamo selezione all’ingresso, caso mai cerchiamo di aiutare soprattuto i neofiti o i poco-consapevoli a prender coscienza di cosa vorrebbero fare e qual è la strada per farlo al meglio facendo soprattutto sì che oltre ad avere un prodotto utile vivano una bella esperienza, accrescitiva e gratificante.

Per quel che concerne invece il fatto che da un po’ di anni mi stia spendendo in prima persona per realizzare dei progetti (vedi JARVIS, vedi attualmente MARLON) allora diciamo che quello parte dalla mia necessità di fare anche qualcosa che non sia solo il lavoro che arriva e che quindi “non scelgo” e che spesso deve a prescindere accondiscendere le richieste di chi lo richiede.

E qui torniamo al “non lo so”… senz’altro ci sono una serie di fattori che valuto, in primis l’aspetto umano, se devi lavorare con me (leone ascendente leone in cupisde di anno bisestile…) deve esserci la giusta alchimia, in secondo luogo ciò che si scrive: io sono dannatamente affascinato dalle cose di una semplicità inaudita che pensi “ma com’è possibile che una strada cosi semplice non l’aveva ancora percorsa nessuno?” (mi succede di pensarlo ogni volta che McCartney fa un disco!); e infine la personalità e i mezzi, cerco cose inusuali che siano veicolabili in un contesto di facile fruizione per tutti… Poi insomma, si deve saper suonare, perché su quello sono una Rottermayer esigente da quale punto di vista sapendolo io fare in un certo modo!

 

 

Qual è la marcia in più, in caso ci fosse,  delle nuove proposte della musica emergente oggi rispetto a 10 anni fa?

Ho per le mani un sacco di proposte giovani interessantissime, che sunoano ad un livello altissimo, e non so come aiutarle. Siamo nell’era in cui oggi tutti hanno tutto ed è tutto a portata di mano, eppure questo fa si che nessuno abbia più spazio e la consapevolezza di cercare o scegliere. L’evoluzione stessa dei social media è drammatica per chi fa arte: prima ci hanno detto che non bastava più fare l’artista e dovevi costruirti un percorso, e poi fare della comunicazione la tua spada più affilata, poi sono arrivati i social, hanno permesso ad un sacco di scatole prive di contenuto e capacità di auto-collocarsi sui medesimi scaffali di quelli veri tanto era più importante esserci che essere (vedi band senza pezzi senza capacità senza un concerto che non sembri un grufolo di maiali a cui han gettato le ghiande nel fango). Ora la cosa è in caduta libera: facebook sta collassando, Instagram prendendo piede, un posto dove la comunicazione è completamente AZZERATA… Forse è un bene, devo ancora capirlo, sta di fatto che inizio a vedere, e parlo proprio degli ultimissimi anni, una serie di giovanissimi che hanno delle idee finalmente divergenti, forse il fatto che “essere diverso” non è un più lo strepitoso valore che era una volta e la gioventù cerca di uniformarsi il più possibile senza preoccuparsi del capire a cosa e perché, sta creando quella saturazione necessaria per dar sfogo a delle frecce impazzite di osare di più. Gli artisti nascono così, la cosa che mi spaventa è che non capisco come oggi possano arrivare ai più e lasciare qualcosa di scritto nella storia come una volta erano soliti fare, ma ci sto lavorando, ho grandi piani – senza forma e senza struttura ancora – per quello forse li chiamano sogni, ma presto l’avranno!

 

 

Le piattaforme di streaming – prima YouTube, ora Spotify – hanno sicuramente cambiato il modo di fruire la musica, qual è il tuo pensiero a riguardo? 

Che sono sanissime – e che i discografici sono dei coglioni. Seguimi: fino agli anni ’90 se volevi la musica comperavi la musica, questo ha reso forti e spavaldi tutti quei detentori del potere che si erigeva nei confronti del “mercato discografico”. Poi l’uomo si è evoluto, si è scoperto come accendere il fuoco, il gran sacerdote del faraone ha perso il suo privilegio gli dei son scomparsi e le piramidi abbandonate… è arrivato il CD e con lui i masterizzatori (Scilla), e non si è fatto in tempo ad iniziare questa crociata che i poveri discografici son stati colpiti da un nemico ben più grande da affrontare ovvero “internet” (Cariddi). Insomma un po’ come Thor quando gli anno appena annientato tutti gli Asgardiani e disintegrato il suo pianeta, spaccato il martello… e arriva Thanos…
Ecco io credo che il problema per gli allevatori e mercanti di cavalli non capire che quando l’uomo inventò la ruota ci si potevano costruire le carrozze e vendere i cavalli con le carrozze anzichè fare una guerra contro i costruttori di ruote. Il risultato è che oggi le ruote non le costruiscono loro e le devono comperare per le loro carrozzine poichè se no i cavalli senza un mezzo attaccato non li vuole nessuno.

In tempi decisamente non sospetti, ero appena diciottenne, mi confrontai con un paio di dirigenti ai massimi livelli di due major nazionali, e gli suggerii  che avrebbero potuto mettere gratuitamente scaricabili i dischi sui siti ufficiali degli artisti piuttosto che su quelli delle label in quanto per il pubblico sarebbe stato infinitamente più appetibile che passare le notti con i pc accesi ad aspettare che si trovassero i peer-to-peer disponibili per scaricarsi illegalmente gli album (tempi di modem a 56kb pre-napster) inserendo delle pubblicità pre-download. Queste pubblicità potevano essere vendute con target molto diretti e localizzati e secondo molti parametri: che ne sò, oggi esce il nuovo disco della Pausini, so che i suoi fan mediamente hanno questo sesso, questa età ecc ecc, vendo degli spazi mirati: la CocaCola paga per far vedere la ColaLight per 20 secondi, l’etichetta incassa, il brano è pagato, l’utente finale ha il brano in modo veloce pagato dallo sponsor e addio pirateria, hai creato un sistema legalizzato… tanto chi avrebbe voluto – come succede oggi – l’oggetto fisico – se lo sarebbe comperato ugualmente… mi han detto del pazzo.
Risultato: sono arrivati altri enti che di musica e discografia non centravano nulla – poichè non producono musica e non investono su di essa – e han creato delle piattaforme di cui oggi i discografici son succubi, e dalle quali grattuggiano pochi cents non essendone proprietari e diretti amministratori. Lo streaming è la diretta evoluzione ma è stato gestito in modo arrogante e disastroso da chi aveva la responsabilità di tenere in mano l’amministrazione del bene più prezioso – la musica – e questa evoluzione ha creato stili di comportamento negli utenti che han portato il valore della musica per la collettività pari al nulla, ed è una responsabilità che imputo totalmente a loro, che oggi ne pagano le conseguenze continuando a peggiorare la situazione per restare a galla, vedi i talent show e compagnia bella. Ma siamo vicinissimi alla resa dei conti, un nuovo rinascimento è inevitabile e sento già il vento che spazza via la puzza di questa situazione che ha accompagnato più o meno tutta la mia esistenza fino ad oggi.

 

 

Cosa dobbiamo aspettarci per questo 2019 da Larsen Premoli ?

È il mio decimo anniversario, passerò tutto l’anno spaparanzato su una spiaggia di un’isola tropicale a bere latte di cocco! Scherzi a parte, non ho nel cassetto super progetti strampalati, ma come dicevo voglio concentrarmi sul dar vita ad un qualcosa che super gli schemi di comunicazione, di mercato, di etichetta discografica e di produttore in senso commerciale, con i giovani che sto incontrando e che ritengo più meritevoli da un punto di vista artistico e di visione delle cose. Non so cosa sarà o come si chiamerà, per ora inizierò a fissare degli incontri in cui parlare tanto confrontarci e fargli incontrare fra loro, accendiamo delle micce e vediamo cosa esplode! Nel frattempo, si continua a rimpinguare di giocattoli il Lab e produrre centinaia di media, video, dischi, brani e buona arte.

 

 

Grazie per tutte le spiegazione e il tempo concesso, vuoi lasciare un messaggio particolare ai lettori di Rock Rebel Magazine?

Grazie a voi per lo spazio e la curiosità! Siate curiosi, siate fieri e orgogliosi di ciò che vi piace specilmente se gli altri non lo capiscono, e siate fieri che vi faccia schifo qualcosa che invece sembra piacere a tutti, e di ciò che vi piace cercate di capirne il perchè approfondendo, non dico “studiando” ma appossionandovici, sarete in prima linea nell’inevitabile rinascimento artistico che dopo quest’era di oscurantismo non può che palesarsi nei prossimi tempi!

 

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