RIVAL SONS

Feral Roots

Low Country Sound / Atlantic Records

Release Date: 25 gennaio 2019

 

 

Sono oramai 10 anni che i Rival Sons calcano i palchi in giro per il mondo. La band americana dal loro esordio “Before The Fire” (del 2009) ha avuto una ascesa incredibile, ottenendo un consenso unanime, sia da parte del pubblico che della critica. Certo l’originalità non è mai stata il loro forte, ma la capacità di miscelare il vecchio hard rock old school (Led Zeppelin e Rolling Stones su tutti) con una attitudine live di grande impatto ha decretato il loro successo. “Feral Roots” però si distingue in maniera abbastanza netta rispetto agli album precedenti. Se all’inizio il loro sound era paragonabile a uno shot di Vodka, nel corso degli anni si è evoluto. In album come “Great Western Valkyrie” e “Hollow Bones” si è passati ad assaporare un bel corposo Whiskey, fino ad arrivare a quest’ultimo “Feral Roots” dove si ha l’impressione di gustare un ottimo vino d’annata. Probabilmente questo è il risultato del processo di composizione che in questo caso è stato svolto in un selvaggio bosco del Tennessee e non più nelle pause tra una data e l’altra dei loro tour (come dichiarato da Jay Buchanan e Scott Holiday).

 

Il risultato è un album più ragionato, con più sfaccettature che però non rinuncia alla carica adrenalinica che i Rival Sons hanno sempre posseduto. “Do Your Worst” apre le danze con una ottima “schitarrata”, molto moderna ma con basi tipicamente 70’s, giusto a dimostrare che il loro trademark è sempre lo stesso. Su “Sugar On The Bone” si viene investiti dalle scelte moderniste applicate su chitarra e basso, ma la carica seventies di “Back In The Woods” li riporta subito in carreggiata. Il blues con vene country dell’intro di “Look Away” riporta in mente qualche cosa dei Goo Goo Dolls e colpisce per la tristezza intrinseca che pervade tutto il brano. La title track affonda le sue radici nel blues più sanguigno, reinterpretandone la malinconia. In più quel tocco di U2 (che non guasta assolutamente) rende la canzone ancora più avvolgente.

 

“Too Bad” è un crescendo di emozioni che culmina con un refrain che punta dritto all’anima, mentre il rock & soul di “Stood By Me” dimostra che se i Rolling Stones sono stati dei grandi maestri, i Rival Sons sono i loro degni allievi. Stesso discorso per “Imperial Joy” dove sono il duo Plant/Page a far da riferimento. Bellissima la semi-ballad “All Directions”, delicata, eterea, ma dal finale esplosivo e un po’ dissonante. “End Of Forever” ha un bel riff pesante e ipnotico. In più la voce di Jay colpisce per l’alternanza tra parti atmosferiche e urli graffianti. Chiude in bellezza “Shooting Star”, dove su un soul d’alta scuola spiccano con prepotenza il coro e lo splendido solo in slide.

 

“Feral Roots” è un ottimo compromesso tra parti ragionate e altre più istintive e impetuose. Quello che colpisce maggiormente è la qualità artistica che sprigiona e il sottile filo conduttore che lega tutte le tracce. I Rival Sons riescono ancora una volta a condurci in un incantevole viaggio tra scenari bucolici e selvaggi, senza mai dare l’impressione di perdere la bussola. Piacerà!

 

 

Tracklist

1. Do Your Worst

2. Sugar On The Bone

3. Back In The Woods

4. Look Away

5. Feral Roots

6. Too Bad

7. Stood By Me

8. Imperial Joy

9. All Directions

10. End Of Forever

11. Shooting Stars

 

Line up :

Dave Beste – bass

Jay Buchanan – vocals

Scott Holiday– guitars

Mike Miley – drums

 

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