Un’altra pietra miliare del death metal raggiunge, proprio quest’anno, il 25ennale della sua pubblicazione, vale a dire ‘Consuming Impulse’ della band olandese Pestilence (anche se è rimasto il solo leader Patrick Mameli ad essere proveniente dai Paesi Bassi), una delle prime formazioni, assieme alla scena americana della Florida, ad unire il death metal più visionario e lovecraftiano a strutture complesse, tecniche e contaminate con prog, fusion e jazz. Ma in questa serata (17 Marzo 20199, signore e signori, dato che il tutto si svolge allo Slaughter Club di Paderno Dugnano (ottima acustica e locale creato su misura per i concerti, nonostante non sia proprio facile da raggiungere), ci troviamo a celebrare uno dei pilastri del death metal, sì suonato con capacità, varietà, tecnica ed atmosfera, ma, principalmente dedito alla brutale violenza e rappresentazione delle paure ed incubi più morbosi dell’essere umano….quindi, si alzi il sudario!

 

Mancati completamente i romani Hellretic, anche a causa di deviazioni per lavori in corso, arriviamo in tempo per l’esibizione del five-piece di Sofia, i Grimaze. Potenti, quadrati e monolitici, i 5 bulgari sfoggiano un sound death metal essenziale, basato su tempi medi che ricorda molto i Pro-Pain, i Sepultura di ‘Choas A.D.’ e qualcosa dei Machine Head di ‘The More Things change’ che, pur avendo impatto devastante e grandissima precisione, manca molto di varietà e sviluppo della componente songwriting. Di certo, un locale ancora poco affollato non aiuta e la quasi assenza di assoli rende la visione dello show della formazione dell’Est Europa non certo esaltante: unici punti di forza il dirompente talento del batterista Nedislav Miladinov e la rocciosa ugola di Georgi Ivanov. Per il resto, assolutamente nulla di epocale.

 

 

Con un’inaspettata immagine black metal guerriera, un po’ Marduk-style, un po’ Kratos di ‘God of War’ (e non lo diciamo per fare sarcasmo: il corpse-painting della band è davvero ben fatto!), il six-piece dei Bleeding Gods, connazionali dei Pestilence e compagni per la maggior parte del ‘Reduced to Ashes Tour’. La formazione di Utrecht dimostra subito di avere grande dimestichezza con il palco ed una presenza scenica che coinvolge subito i presenti (leggermente aumentati, ma sempre in inferiorità rispetto alla caratura dell’headliner del concerto), oltre che una coesione musicale che riesce a far suonare i brani del loro secondo lavoro, ‘Dodecathlòn’, addirittura migliori di quanto siano su disco, mostrando tutto il feroce e guerriero lato black di una formazione dedita ad un particolare death metal sinfonico estremamente violento ed aspro. Peccato per i suoni, migliorati solo verso il finale, che non hanno permesso di godere al massimo degli assoli di Rutger Van Noordenburg e l’operato importantissimo, ma leggermente ‘soffocato’ dal settaggio sonoro dei primi brani, del tastierista David Gutierrez Rojas. Una bella prova per una band da tenere d’occhio, in virtù della sua particolare amalgama di death metal, tastiere atmosferiche e flavor black epico.

 

Non ci sarebbe nemmeno da spendere troppe parole sui Pestilence e Patrick Mameli, olandese di origini italiane (ed unico componente originale rimasto nella band), che è uno dei musicisti simbolo di quella scena death metal dei primi ’90, che, soprattutto in Florida, spinse il genere verso una complessità, uno sviluppo tecnico ed un’ibridazione con il progressive, la fusion ed il jazz, che contribuì alla proliferazione del genere ed a crearne molteplici diramazioni e sfaccettature.

 

Mameli e l’ala romena della band (tutti e tre gli altri componenti dei Pestilence provengono da questo paese), partono immediatamente con il primo brano di ‘Consuming Impulse’, che verrà eseguito nella sua interezza, ‘Dehydrated’, seguito da ‘The Process of Suffocation’. Suoni possenti, massicci ed, all’inizio, leggermente impastati, ma che troveranno un assetto nettamente migliore dopo qualche brano, ci offrono una band che appare, esattamente come il suo leader Mameli (look da culturista e con tanto di monotreccia), integra nell’energia e nel mood visionario-orrorifico dei loro primi due lavori, grazie anche ad una potenza e velocità d’esecuzione delle ritmiche serrate e ramificate delle tracce come ‘Out of the Body’ e ‘Defy Thy Master’. Vere e proprie granate sono i riff di Mameli e Paraschiv, come taglienti, carichi di virtuosa sofferenza e soffocanti sono gli assoli dei due ax-man (anche leggermente sacrificati da suoni leggermente troppo crunchy), veri e propri pugnali ornati da decorazioni arrugginite che infettano la carne martoriata, come nella conclusiva song di ‘Consuming….’ e della prima parte dello spettacolo, ‘Reduced to Ashes’.

 

Si passa così agli encore, che vedono altri classici, specialmente estratti dal monumentale ‘Testimony of the Ancients’, venire scagliati sui presenti che, seppur non in numero esorbitante, si fanno sentire e vedere con mini mosh-pit di tutto rispetto. ‘The Secrecies of the Horror’, ‘Twisted Truth’, ‘Horror Detox’ (l’unica presa da ‘Resurrection Macabre’) e la maligna e malinconicamente lovecraftiana ‘Land of Tears’, dove la batteria di Hărşan ed il basso del rookie Negrea, danno la velocità siderale, mentre l’inconfondibile e strozzato growl di Mameli suggella un concerto dove l’intensità di una band che non mostra assolutamente i suoi anni, se non nell’esperienza, ci regala tutta la potenza, la brutalità e la creatività visionaria del death metal orrorifico di uno dei suoi periodi aurei e che, dopo la prestazione di questa sera, sancisce la sua inintaccabile attualità. From the Ancients, for the Future.

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