L’impeto guerriero dei celti insubri del metal-folk italiano, scendono in campo per la battaglia di Retorbido, al Dagda Live Club, mettendo sul piatto tutte le loro migliori qualità già mostrate con l’ultimo e bellissimo ‘Dusk of the Ages’ ma, prima ancora, quelle che rendono grande una formazione metal: il live. Pertanto, preparate spade, scudi e lance, perchè stiamo per vivere l’estasi bellico-mistica del live dei Furor Gallico.

 

A far da battistrada e mandati in avanscoperta contro le truppe imperiali, ci sono i monzesi Black Rage, un five-piece molto energico, dedito ad un melodic-death metal molto legato alla scena di Götheborg. Le influenze In Flames, Luciferion e, passando ai territori americani, Path of Possession (escludendo la voce di Davide Morelli) risultano ben amalgamati ed il songwriting è molto convincente, nonostante i suoni un po’ troppo secchi ed impastati, la prestazione del combo lombardo coinvolge i poco numerosi (davvero un peccato) ma molto reattivi spettatori del club oltrepadano. I brani di ‘Silent Scream’, unico loro lavoro, fino ad oggi, sono aggressivi, incisivi ed abbastanza personali, anche se il drumming fin troppo ligio e lineare (ma veloce e distruttivo), e con qualche sbavatura, di Federico Leone e la voce abrasiva ma un po’ priva di bassi e corposità, ad opera del già citato Davide Morelli, risultino gli unici punti (un po’) deboli. Buona prova, comunque ed ottima azione di disturbo e ricognizione contro le truppe imperiali.

 

Le nebbie mattutine si diradano e, come se fossero stati partoriti dalla bruma stessa, gli 8 guerrieri celti dei Furor Gallico salgono sul palco per combattere le legioni degli invasori, con la loro nuova, devastante arma: ‘Dusk of the Ages’.

 

Si parte esattamente dal loro terzo ed ultimo lavoro, che risulta essere l’apice (fino ad oggi) della loro produzione artistica, per poi svariare, durante tutta la loro infuocata e magica esibizione, verso le altre due release, ‘Songs from The Earth’ e l’omonimo debutto. Il risultato, comunque, è sempre una prestazione artistica da incorniciare, sia per qualità tecnico-musicale, sia per capacità interpretativa e pathos teatrale, incarnato dalle multi-vocal di Davide, vero condottiero musicale in questa guerra di note.

 

Brani come ‘La Notte dei Cento Fuochi’, ‘Waterstrings’, ‘Le Nebbie della mia Terra’, fondono magia atmosferica folk, furia d’impatto del metal death/black melodico ed energia trascinante del classic-metal, grazie alla spinta della sezione ritmica Ballabio/Fustinoni, alle chitarre di Gabriele Papagni e Gabriel consiglio, con il secondo leader delle 6-corde per assoli che riproducono anche molti passaggi di violino presenti nelle versioni da studio, e alla magia dell’arpa celtica di Becky.

 

‘Canto d’Inverno’ commuove e fa sognare, proprio come un inno nel cuore della battaglia, mentre la spinta di ‘The Phoenix’ e ‘The Gates of’Annwn’, ci mostrano tutta la grandiosa teatralità, eclettismo e forza delle ‘voci’ di Davide, unite all’eterea ma, al contempo, esplosiva voce lirica di Valentina Pucci, bravissima nel duettare ed armonizzarsi, in maniera praticamente perfetta, con il suo collega lead-singer, il tutto per l’entusiasmo di un pubblico contenuto nel numero ma inarrestabile nel mostrare il suo calore a colpi di mosh-pit e, quando richiesto da Davide per sferrare l’attacco alle legioni, wall of death deflagranti.

 

Poco da dire, se non che i Furor Gallico si confermano non soltanto una delle migliori realtà metal emergenti nazionali, ma anche uno dei live-act più incendiari ed affascinanti sul territorio italiano.

 

Gli invasori sono stati respinti e gli spiriti possono tornare a cantare nelle nebbie, fino alla prossima battaglia..

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