Torna in Italia il folletto rosso, iper tatuato (facile se hai la moglie tatuatrice…), Frank Carter con i suoi The Rattkesnakes. Per la prima data (25 marzo), in supporto al nuovo disco in uscita a maggio, è stata scelta la location del Santeria Social Club in quel di Milano. Abbandonati i Gallows ed il veloce progetto dei Pure Love, Frank ci sta provando con questo nuovo combo, con il quale è arrivato al terzo lavoro in studio più un EP di debutto, stavolta, come da lui dichiarato, i suoni spazieranno anche nell’ Indie, ammorbidendo i toni, come nel singolo “Crowbar” che anticipa il nuovo disco “End Of Suffering”.

 

Suoni più orecchiabili, ma sempre con la stessa carica che li contraddistinguono, e l’immutata grinta nel cantare. In concerto sono sempre esplosivi e coinvolgenti, vediamo se anche stasera si confermerà il piacere di assistervi.

 

Cominciamo con il dire che la risposta del pubblico è stata ottima; il locale si presenta ben riempito già dall’esibizione dei supporter e, per essere un lunedì sera, ci si può ritenere contenti.

 

L’apertura è affidata a un giovane/giovanissimo gruppo londinese di rock alternativo (leggi Indie) con un solo disco alle spalle. I King Nun suonano decisamente bene, sono una vera sorpresa e anche il pubblico apprezza, la loro giovane età non influisce sulla buona musica che producono, sanno suonare e convincono; la storia musicale del loro paese continua ad influenzare le nuove generazioni. Tutto questo a confermare che il movimento musicale inglese è vivo e produce ottimi gruppi da seguire con attenzione.

 

 

Con piena puntualità, sempre gradita, la band dei Rattlesnakes entra sul palco seguita dal nostro super colorato Frank Carter. Il look che sfoggia è degno del miglior Gabber d’oltre cortina di ferro: Pantaloni tuta rossi in acetato, canottiera traforata ed ai piedi sandali con calzini rossi abbinati…fashion blogger levatevi!

 

“Crowbar” è la prima mina ad esplodere, botta che provoca una reazione a catena di esplosioni, un susseguirsi di pezzi dove la band non si risparmia e Carter non resta fermo un secondo, salta, urla, incita, si atteggia, sale sulle casse, di tutto e di più. Immancabile la camminata sulle teste del pubblico con tanto di verticale sostenuto dalla platea, un vero trascinatore. Non mancano i momenti seri, contro la Brexit ed un appello a farsi aiutare per chi sta passando un brutto periodo e pensa che il suicidio sia l’unica soluzione (vedi recenti fatti accaduti nel mondo della musica).

 

Un loro concerto è una certezza di divertimento, il crescente seguito se lo meritano tutto. Chiede un circle pit e lo ottiene: La platea si sposta per far spazio al cerchio. Frank chiede che i presenti sollevino delle ragazze sulle loro teste senza che nessuno allunghi le mani in parti del corpo non necessarie al sostegno: rispetto e gentilezza, le ragazze fluttuano sulle teste e vengono deposte gentilmente come richiesto.

 

Insomma che aggiungere.. Ci hanno regalato una set list con sei pezzi dal disco in uscita, sei da “Modern Ruin” qualcosa da “Blossom” , con i pezzi da 90 sul finale come “Devil Inside Me” e la conclusiva “I Hate You”. Sentire il pubblico cantare a memoria i pezzi è una grande soddisfazione sia per loro, sia per chi li ha seguiti e sostenuto fin dall’inizio (Frank ha ringraziato pubblicamente Matt Cabani della Hellfire Booking per aver creduto in Lui), dai Gallows in poi.

 

Altro che suoni ammorbiditi, forse su vinile, ma non dal vivo. Dean, Tom, e Gareth suonano potente e bene, molto bene. Grande serata, non potevamo perdercela.

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