Se c’è una band che può essere a pieno diritto annoverata tra quelle più amate dai fan italiani sono sicuramente gli Avantasia. Un amore cresciuto piano piano, quasi in sordina. Sì, perché se all’inizio erano gli Edguy a farci prendere in simpatia un giovanissimo Tobias Sammet, è con i due “The Metal Opera” che l’istrionico e geniale cantante di Fulda ha cominciato a porre le basi per il suo successo.

 

Un successo ad oggi di portata globale, che rende pieno merito alle capacità artistiche di Toby. La diretta conseguenza è lo show svoltosi in un Alcatraz, gremito in ogni ordine di posto, dove tutti i partecipanti conoscono a menadito ogni singola strofa di ognuno dei pezzi eseguiti. In più il calore e il trasporto dimostrato nei confronti della band è stato qualcosa di unico e certamente non succede così spesso. Oltre ad aver dato vita ad uno show unico nel suo genere, Tobias sfoggia inarrivabili doti di frontman. Il magnetismo e la assoluta padronanza dei mezzi che possiede il singer tedesco di fatto ha trascinato ogni singolo componente del pubblico dentro l’universo Avantasia, in un viaggio che ha quasi toccato le tre ore e mezza.

 

Naturalmente Sammet è il leader indiscusso della band, ma nulla potrebbe senza gli straordinari musicisti che lo accompagnano. Al di là dei vari Geoff Tate, Jorn Lande, Bob Catley, Eric Martin e Ronnie Atkins (che già da soli hanno fatto la storia della nostra musica e non hanno certo bisogno di essere ulteriormente elogiati), è la band che opera dietro le spalle di Toby a tessere le trame e a sostenere gran parte del peso dello show. Sascha Paeth e Oliver Hartmann (strepitoso cantante) alla chitarre, Felix Bohnke alla batteria, Andre Neygenfind al basso, Miro Rodenberg alle tastiere e Herbie Langhans, Adrienne Cowan e Ina Morgan ai cori, sono parte integrante e indissolubile dello show. La scenografia poi completa il tutto, prendendo spunto dalla copertina dell’ultimo album “Moonglow”. Le immagini che accompagnano ogni canzone sono poi la ciliegina sulla torta di uno spettacolo curato in ogni minimo dettaglio.

 

Poi c’è la musica e che musica! Tutte le canzoni vengono eseguite alla perfezione, ma con una semplicità e naturalezza tali da rendere l’esecuzione fluida e spontanea. Naturalmente tutte le mosse sono state studiate a tavolino, ma il grande pregio di tutti gli interpreti è di lasciar trasparire il loro divertimento nell’eseguirle. La scaletta (come detto di quasi 3 ore e mezza) nella prima parte punta principalmente sull’ultimo studio album, che viene quasi eseguito per intero (rimangono fuori solo “The Piper Of The Gates Of Dawn” e “Requiem For A Dream”, oltre che alla bonus track). In questa sede i cantanti si alternano cantando due brani a testa (sempre in coppia con Toby). Spettacolari le versioni di “Ghost In The Moon”, “Raven Child, “Lavender” e “Book Of Shallows”.

 

Soprattutto in quest’ultima colpisce la prova di Arienne Cowan che, nella parte cantata su disco da Mille Petrozza (Kreator), ci pettina in maniera imprevista con un’aggressività di tutto rispetto. Sugli scudi anche Jorn, Tate e Atkins, che oltre a cantare in maniera divina interagiscono con simpatia con la sala. Eric Martin poi è emozionante su “Dying For An Angel” e perfetto sulla cover di “Maniac”.

 

Quello che ci lascia sbalorditi è l’enfasi con la quale sono eseguiti i brani del nuovo repertorio. Se sul disco si sono sentiti pareri a volte non positivi, lo show ha fugato qualsiasi dubbio sulla bontà del materiale di “Moonglow”. Nella seconda parte (da “The Scarecrow” in poi, tra l’altro fantastica) si punta sui vari duetti con l’avvicendarsi di un cantante dietro l’altro. Sono senza ombra di dubbio da celebrare “The Story Ain’t Over” (Bob Catley immenso), “Twisted Mind” (con Martin e Tate strepitosi), l’emozionante “Shelter From The Rain” (dove si alternano Hartmann, Ina Morgan e nel finale Bob Catley) e i due singoloni (“Mistery Of A Blood Red Rose” e “Lost In Space”). Sembra un battito di ciglia, ma sono passate più di tre ore e quando la mitica “Farewell” e il medley “Sign Of The Cross/The Seven Angels” (con tutti gli artisti in scena) mettono la parola fine, il boato che saluta gli Avantasia è deflagrante.

 

La felicità è dipinta sul viso di ogni singolo partecipante, i sorrisi si sprecano e la soddisfazione di aver assistito ad un così grande spettacolo siamo certi che accompagnerà i nostri cuori per lungo tempo. Gli Avantasia hanno regalato ai fan italiani l’ennesima grande prova. Grazie Tobias e grazie Avantasia, ogni volta che tornerete a calcare i palchi italiani noi saremo là sotto a cantare con voi!

 

Set List:

1. Ghost In The Moon

2. Starlight

3. Book Of Shallows

4. The Raven Child

5. Lucifer

6. Alchemy

7. Invincible

8. Reach Out For The Light

9. Moonglow

10. Maniac

11. Dying For An Angel

12. Lavender

13. The Story Ain’t Over

14. The Scarecrow

15. Promised Land

16. Twisted Mind

17. Avantasia

18. Let The Storm Descend Upon You

19. Master Of The Pendulum

20. Shelter From The Rain

21. Mystery Of A Blood Red Rose

22. Lost In Space

Bis

23. Farewell

24. Sign Of The Cross / The Seven Angels

 

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