A 5 mesi di distanza dal suo ultimo concerto in Italia ritorna l’impareggiabile “Voice Of Rock”, Mr. Glenn Hughes. Questo ritorno così ravvicinato poteva trasformarsi in arma a doppio taglio a livello di affluenza, ma l’amore verso il mitico singer/bassista della mark III e IV dei Deep Purple ha spinto i fan italiani a presentarsi in grande numero. La location è quella del palco B dell’Alcatraz di Milano che a livello di suoni e set luci ha poco da invidiare al palco maggiore ed è sicuramente meglio di tanti altri club dove Glenn ha suonato.

 

Il puntare su canzoni stra-conosciute , estratte da monumenti come “Burn”, “Stormbringer” e “Come Taste The Band” è sicuramente un’attrazione che spinge molti estimatori del cantante inglese a presenziare in massa ai suoi concerti. Una domanda però sorge spontanea: come mai negli anni passati – e ci riferiamo alle varie date a Cermenate, Codevilla, al Serraglio di Milano o con i California Breed a Trezzo- quando Hughes promuoveva la sua carriera solista non c’è stata la stessa affluenza di pubblico? La risposta è scontata, ma non è il tempo né il luogo per approfondirla, vi basti sapere che oramai la moda imperante è quella di incensare gli album del passato a scapito delle nuove produzioni. Detto ciò, ci sono modi e modi per rendere omaggio ad album storici e senza ombra di dubbio Mr. Hughes ha scelto la maniera migliore.

 

Fermo restando che la sua voce ad oggi non ha alcun rivale vivente, quello che ha fatto la differenza è l’atteggiamento nell’esecuzione dei pezzi e la grande maestria dei musicisti che l’hanno accompagnato. Se l’ultima volta abbiamo glorificato la tecnica e la perizia di Soren Andersen alla chitarra (anche questa serata da standing ovation e solo un incompetente si rifiuterebbe di riconoscerlo), in questa occasione chi ci ha veramente impressionato sono stati Jesper Bo Hansen alle tastiere e Ash Sheehan alla batteria. Il primo sembrava pervaso dallo spirito del compianto Jon Lord e ha sfoggiato una classe e una versatilità da grande artista. Il secondo ha stupito tutta la sala con la potenza e la precisione del suo personale tocco. Specialmente nel drum solo (inserito in “You Fool No One”), oltre alle grandi capacità tecniche ha sfoggiato una ingegnosità visiva divertentissima. Detto questo non possiamo che elogiare poi l’inaudita verve esibita dal grande Glenn. Perfetto sotto ogni punto di vista. Sia a livello vocale che scenico, il leggendario artista albionico ha condotto la sala attraverso un indimenticabile viaggio attraverso gli anni 70, anche perché gli 80’s (per suo stessa ammissione) non se li ricorda (a tal riguardo consigliamo la lettura della sua biografia). Le varie “Stormbringer”, “You Keep On Moving”, “Gettin’ Tighter” (dedicata al mai dimenticato Tommy Bolin) vengono dilatate e impreziosite da lunghe divagazioni strumentali, proprio come venivano proposte nei 70’s. Si rimane stupiti dalle interazioni tra i vari musicisti sul palco e anche se lo show è comunque studiato a tavolino, la sensazione che tutto sia frutto di una grande jam session viene trasmessa divinamente. Punti salienti sono stati la versione di “Holy Man”, “Mistreated” e “Georgia On My Mind” dove i vocalizzi di Mr. Hughes hanno raggiunto picchi talmente alti da penetrare nel sub-spazio. Tenendo conto che questa è stata l’ultima data del tour non si può che inchinarsi davanti a cotanta bravura. “Burn” ci regala l’ultima incredibile emozione, prima che il sipario cali su questa impareggiabile performance.

 

Glenn e compagni hanno centrato ancora una volta l’obiettivo, regalando ai fan italiani l’ennesima prova di grande spessore dove carisma, cuore, passione e tecnica hanno raggiunto i massimi livelli. Come il buon vino anche l’istrionico Hughes migliora con il passare degli anni. In un periodo dove tante band decidono di intraprendere il loro addio alle scene, teniamoci stretto questo glorioso artista, augurandogli lunga vita e prosperità!

 

Set List:

1. Stormbringer

2. Might Just Take Your Life

3. Sail Away

4. You Fool No One (included High Ball Shooter & Drum Solo)

5. You Keep On Moving

6. Getting’ Tighter

7. Holy Man

8. Mistreated

9. Smoke On The Water

10. Georgia On My Mind

bis

11. Burn

 

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