Un turbine infuocato, una tempesta armonica, letale ed estatica: con poche, incendiarie e semplici parole si può sintetizzare la data all’Alcatraz di Milano degli statunitensi Symphony X, ancora in tour sulla scia di ‘Underworld’, il loro ultimo lavoro. L’ennesima gemma, l’ulteriore prova di quanto incredibile ed unica sia questa formazione dedita al più multiforme, sinfonico e passionale progressive metal che si possa ascoltare attualmente sulla scena.

 

Come antipasto, alla portata principale della serata, gli inglesi Savage Messiah, five-piece che si produce, dal 2007, in uno U.S. power-metal con venature thrash, ricco di spunti melodici e dall’animo eterogeneo. Lo testimoniano, oltre a ‘Demons’, il loro album numero 5, la grande coesione, il groove e le qualità artistiche di una formazione che vede nel chitarrista e cantante Dave Silver (che vanta anche una buona conoscenza dell’italiano), uno dei punti forti del combo albionico, un mix molto particolare di Vicious Rumors, Rage e melodie vicine all’hard-rock, per una prestazione di gran caratura. Una band che merita di essere scoperta ed apprezzata.

 

 

A poco servono i preamboli e le presentazioni, quando si parla dei Symphony X, vista la quantità di album, concerti e, soprattutto, l’altissimo livello artistico e la personalità della band: unica, virtuosa, passionale ed incendiaria, proprio come il suo front-man, lo straordinario Russell Allen.

 

In puro stato di grazia, come il resto della formazione del New Jersey, il singer americano ed i suoi compagni, danno vita ad una scaletta misurata nel numero di brani (otto), ma corposa dal punto di vista del minutaggio ed assolutamente esplosiva sotto il profilo musicale. ‘Iconoclast’ ed ‘Evolution (The Grand Design)’ sono l’uno-due iniziale che mostra la coesione incredibile del five-piece americano: ogni strumento s’incastra alla perfezione in un disegno generale, pur emergendo con la propria personalità. Una reazione chimica perfetta, un incantevole, bruciante ed aggraziato uragano melodico che si abbatte su un pubblico discretamente numeroso (anche se sarebbe stato lecito aspettarsi qualche presenza in più), colpendolo da diversi punti e con diverse opzioni: la virtuosa, mobile, tonante batteria di Rullo, le imperiose tastiere di Pinnella, le frequenze basse di Lepold ed il primo violino dell’orchestra, l’esplosiva e visionaria chitarra di Michael Romeo.

 

Tutti in perfetto equilibrio, con suoni che esaltano individualità e coralità, tanto che si può passare dal martellante e sinistro groove di ‘Seprent’s Kiss’ alle ariose e magniloquenti atmosfere di ‘Without You’, per poi tornare alla bruciante velocità sinfonica ed alla potenza teatrale di ‘Domination’. In cima questo vortice di anime musicali, come un capitano di una nave nella tempesta, la voce di Allen, calda, potente, modulabile, morbida e rocciosa allo stesso tempo. Tanto impeccabile nell’esecuzione di brani come la splendida ed energica ‘Run with the Devil’, quando caldo, passionale e sanguigno nel trasmettere al pubblico questo caleidoscopio emotivo, il singer statunitense allaccia subito un fortissimo legame con il pubblico (forse anche grazie alla t-shirt degli Eldritch indossata!), specialmente con le prime file ed una coppia di kid che Allen ribattezza subito ‘Jesus and Judas’.

 

Si arriva verso le battute finali ed è qui che i Symphony X svuotano i caricatori: ‘Sea of Lies’ genera il terremoto fra i presenti, essendo l’anthem per eccellenza del combo nordamericano, il quale spinge sempre di più sull’acceleratore (e Rullo qui assurge a livelli epici) con ‘Set the World on Fire’ da ‘Paradise Lost’, brano che incorona l’altro migliore in campo della serata, un Michael Romeo da applausi a scena aperta: esaltante nelle sue fughe classicheggianti e nei suoi ultra-stoppati, il chitarrista mostra quanto eclettica sia la sua creatività ed il suo talento, proprio grazie all’incredibile naturalezza ed energia che mette in ogni passaggio.

 

Ultimo atto e l’epica ha il dovere di chiudere la performance dei 5 americani: ‘The Odissey’, suite/title-track dell’omonimo lavoro, rapisce da subito i presenti con il suo incipit epico ad opera di Pinnella, che sarà protagonista per tutto il brano, per poi snodarsi attraverso i mille umori, atmosfere, melodie ed accelerazioni di questi oltre 24 minuti di narrazione del viaggio di Ulisse verso Itaca.

 

Così si congedano i 5 menestrelli di Middletown, tra il calore di un pubblico che restituisce ciò che gli è stato donato e con ancora nelle orecchie chiosa/refrain di ‘The Odissey’, per uno dei concerti migliori di quest’anno, tenuto da una delle band migliori di sempre.

Still the Orchestra plays!

 

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