FLESHGOD APOCALYPSE

Veleno

Nuclear Blast Records

Release date: 24 Maggio 2019

 

 

La caduta di un impero, il crepuscolo di una nazione o civiltà (ma anche di un singolo individuo) sono, a volte, uno dei momenti più affascinanti e spettacolari della loro storia. Seguendo questa linea di pensiero, i Fleshgod Apocalypse, tra i combo migliori e più intriganti del metal estremo nazionale attuale, danno vita ad un lavoro drammatico, magniloquente e spettacolarmente sofferente, seguito ideale del loro precedente e bellissimo ‘King’: dove il penultimo lavoro della band umbra trasudava grandezza decadente, come una marcia verso la decomposizione, da parte dei vecchi regni e sistemi, questi nuovi 11 brani parlano, urlano ed esplodono la delirante distruzione, la caduta nell’abisso più repentina e violenta che segue l’ultimo passo della marcia funebre reale oltre l’orlo del baratro.

 

Qui a farla da padrone, oltre alle consuete orchestrazioni, tastiere e (soprattutto) pianoforte del sorprendente Francesco Ferrini, come si può notare in ‘Sugar’, c’è un comparto chitarre ed un’anima death metal tecnica più forte ed accentuata rispetto all’album precedente, la quale torna ad aggredire con riff serrati, contorti ma dalla fluida esecuzione, fin dall’opener ‘Fury’ e che si fondono mirabilmente con i cambi di passo della sessione ritmica Paolo Rossi (basso) e David Folchitto (batteria). Intendiamoci: i ritmi sono sempre, o quasi, serratissimi, ma si nota, rispetto all’imponenza regale di ‘King’ o alla caleidoscopico e frenetico delirio di ‘Labyrinth’, una maggiore eterogeneità di atmosfere, per quello che sembra un vero e proprio viaggio nell’Inferno intimo dell’animo umano.

 

In particolare, le chitarre di Francesco Paoli, specie per quel che concerne i virtuosi ma incredibilmente catchy assoli, riescono a scrivere trame variegate, che passano dalla passione operistica di ‘Monnalisa’ alla più feroce e selvaggia aggressione di ‘Worship and Forget’, senza perdere un grammo dell’anima sinfonico/romantica espressa dal pianoforte di Ferrini, in perfetta fusione con l’anima death della formazione umbra.

 

Altro punto di grande forza di questo spettacolare lavoro (che cattura dopo il secondo ascolto, nonostante il maggiore impatto) è il comparto vocale. Dopo la fuoriuscita del precedente singer/chitarrista Tommaso Riccardi, l’impresa non era certo facile ma Paoli (precedentemente già lead vocalist, nonché membro ‘anziano’ della band, assieme al bassista Rossi) ha dato una prova potente e passionale, dove la brutalità non oscura l’introspezione e l’espressività del dolore, disperazione ed anelito di speranza che si incarnano, soprattutto, nella penultima track (prima della title-track strumentale di chiusura) ‘Embrace the Oblivion’.

 

La convivenza del growl di Paoli, della tagliente, alta e sofferente voce pulita di Rossi e della grandiosità dei cori e delle soavi voci femminili (veri e propri fiori che sopravvivono nella tempesta) del soprano Veronica Bordacchini, sono un vero equilibrio di potenza, armonia, struggente disperazione e luminosa melodia, soprattutto in brani come ‘Pissing on the Score’ o la trascinante ‘Absinthe’, tutti tasselli di un mosaico di titanica decadenza ed eroica disperazione che culmina nella già citata ‘Embrace the Oblivion’, dove fanno capolino le cupe spoken-words scandite da Paoli, tratte dall’ultima strofa de ‘La Ginestra’ di Leopardi, a coronamento di un brano e di un lavoro che è forza nascosta nell’abbandono, grandezza nella debolezza, speranza indomita celata nel lasciarsi andare di fronte al destino inevitabile.

 

Un lavoro incredibile, anche perché non si innesca subito, nonostante la forza esplosiva (e qui, la produzione, anche se bilanciatissima, corposa e pulita, poteva essere un pochino più ‘bellica’) sia uno dei suoi tratti peculiari, ma cresce, contro tutti e tutto, sbocciando in una grandiosa gemma che è questo ‘Veleno’. Letale, terribile e bellissimo.

 

 

Tracklist:

1. Fury

2. Carnivorous Lamb

3. Sugar

4. The Praying Mantis’ Strategy

5. Monnalisa

6. Worship and Forget

7. Absinthe

8. Pissing on the Score

9. The Day We’ll Be Gone

10. Embrace the Oblivion

11. Veleno

 

Line-up:

Paolo Rossi – Bass, Vocals (clean, backing)

Francesco Paoli – Guitars, Vocals (lead)

Francesco Ferrini – Piano, Orchestrations

Veronica Bordacchini – Vocals (soprano)

David Folchitto – Drums

Fabio Bartoletti – Guitars (lead)

 

 

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