La tanto attesa prima data del Bologna Sonic Park nella storica Arena Parco Nord è finalmente arrivata! In questa rovente giornata (27 giugno) sono moltissime le persone presenti già dalla notte prima per guadagnarsi i primi posti nell’area del PIT per godere dello spettacolo dalle migliori postazioni. L’area del festival è ben organizzata e molto ampia, attrezzata con vari food-truck per ogni gusto e vaporizzatori per rinfrescarsi dal sole rovente. La particolarità di questa manifestazione è la scelta di aver messo “al bando” la plastica monouso dando però la possibilità ai presenti di avere un bicchiere riutilizzabile per le consumazioni e svariate postazioni dove poter avere acqua fresca e potabile in modo completamente gratuito.

 

Il pubblico è già numeroso quando arrivano sul palco i Black Peaks, band inglese dalle sonorità aggressive e coinvolgenti. Il cantante Will Gardner passa in modo magistrale da un clean passionale ad uno scream pieno di rabbia caricando tutti i presenti. La performance è molto coinvolgente e i nostri riescono ad aprire in modo eccellente questa giornata che si prospetta ricca di sorprese e di epicità.

 

Al loro arrivo, gli svizzeri Eluveitie dimostrano di avere un grande seguito visti i molteplici fan che indossano merch della band. I nostri danno il via al loro show con “Ategnatos”, ma nonostante i suoni non sembrino bene equalizzati il pubblico è estremamente coinvolto. Il frontman Chrigel calca il palco con estrema destrezza incitando il pubblico e destreggiandosi con maestria tra voce e strumenti, una vera carica. La dolce voce della frontwoman Fabienne Erni lascia senza fiato il pubblico con una versione della famosa “The Call Of The Mountains” (“Il Richiamo Dei Monti”) cantata per l’occasione in italiano. In conclusione il cavallo di battaglia “Inis Mona” fa cantare a gran voce anche il pubblico in visibilio, dimostrando che anche con una scaletta breve si può dare il meglio.

 

Gli “sludge metallers” americani Corrosion Of Conformity arrivano sul palco portando tutta la loro maestria e dimostrando quanto sia fondamentale l’esperienza ai fini di una buona performance. I suoni forse un po’ bassi non hanno reso meno carica l’atmosfera, i nostri calcano il palco con estrema naturalezza e riescono ad attirare l’attenzione del pubblico sempre più numeroso. In conclusione il brano “Clean My Wounds” con le sue cavalcate di chitarra lascia spazio alla presentazione della band che accoglie numerosi consensi ed applausi da parte degli astanti che sicuramente hanno apprezzato la performance.

 

All’apice del calore pomeridiano ecco che salgono sul palco gli italiani Lacuna Coil con gli attire e face paint che li caratterizzano. Il folto pubblico, accalcato sia nel PIT che nel prato alle spalle, li acclama ed accoglie a gran voce e loro non fanno che aumentare i livelli di adrenalina. La gioia di suonare “a casa” è palpabile e i nostri reggono il calore in maniera impeccabile incitando, coinvolgendo e interagendo con tutti i presenti aiutati anche da una buona equalizzazione dei suoni. Cristina Scabbia improvvisa una “Highway To Hell” a cappella ed il pubblico la segue a ruota con la voce, per poi passare a brani come “Heaven’s A Lie”, la più conosciuta cover di “Enjoy The Silence” e la complessa “Blood, Tears, Dust”. I cinque sono padroni del palco e si muovono con facilità nonostante le alte temperature, un live stellare!

 

Per i Testament il pubblico è nuovamente in aumento, una band che ha alle spalle svariati anni di carriera ma che nonostante l’età sa il fatto suo. Chuck Billy ha un’imponente presenza scenica, coinvolgente e divertente non sembra minimamente sentire la stanchezza e per l’intero live regge il palco cantando e “suonando” l’asta del suo microfono come fosse nato per quello. Il pubblico è incontenibile ed inizia un pogo tanto violento da far alzare una nuvola di polvere, a dimostrazione di quanto si stia godendo la performance. La scaletta prevede poche pause tra un brano e l’altro in un susseguirsi di scariche di adrenalina che non danno modo di fermarsi nemmeno per un secondo e “Into The Pit” è l’apice del live che manda letteralmente in visibilio i presenti. “The Formation Of Damnation” è la conclusione della scaletta che lascia ancora una volta poco spazio alla tranquillità, il pubblico è impazzito e la band lascia tutti senza fiato. Un live che dimostra quanto, nonostante l’età, “non si è mai troppo vecchi per rockeggiare”!

 

Un telo copre l’intero palco mentre il pubblico aspetta in trepidante attesa l’arrivo degli Amon Amarth, la scritta “Berserker” già preannuncia che ne vedremo delle belle! Non appena il telo cade veniamo inondati dall’adrenalina, la scenografia è epica come ci si aspetta da una band del genere. La batteria è collocata sopra un gigantesco elmo vichingo ai fianchi del quale sono poste due scalinate che sembrano quasi fatte di pietre. Gli effetti scenici sono spettacolari: fumo, spettacoli pirotecnici che vanno al ritmo delle canzoni, battaglie tra due comparse che badate da guerrieri vichinghi con tanto di scudo ed asce combattono sul palco rendendo l’atmosfera ancora più realistica, come essere stati catapultati su un campo di guerra. Il carismatico frontman Johan Hegg ha una voce così profonda da smuovere le interiora e il suo growl non cala mai il tiro nonostante la lunga scaletta ed il calore. La conclusione non può che essere la famosissima “Twilight Of The Thunder God” durante la quale i nostri non si risparmiano con gli effetti speciali, Johan Hegg regge addirittura un Mjollnir con cui colpisce il terreno provocando una pioggia di scintille. Che dire, EPICO!

 

L’arena è ormai gremita di gente, il tanto atteso momento è arrivato ed ancora una volta un telo nero copre il palco. La scritta Slipknot aleggia sulla folla che al suono della ben nota intro “(515)” si scatena in un boato che fa passare stanchezza e calore. Non appena il telo scompare e senza alcun preambolo i nostri, bardati di tutto punto come siamo soliti vederli da sempre, ci sorprendono con la potenza di “People=S**t” che non fa che caricare ancora di più l’intera arena. I nove sono i perfetti padroni del palco, allestito con un’ambientazione quasi industriale che dà modo a tutti i membri della band di spostarsi in tutte le direzioni dello stage. Ogni componente non ha mai un attimo di tregua, i nostri si muovono in ogni momento interagendo sia con il pubblico che tra loro in un susseguirsi di emozioni, non si sa più dove guardare perché sul palco succede di tutto! Corey Taiyor è l’incarnazione del perfetto frontman: carismatico, coinvolgente e divertente interagisce con il pubblico e non cala mai il tiro rimanendo sempre nel suo ruolo di “psicopatico”. I classici come “Before I Forget”, “Psychosocial” e “Vermillion” vengono accolti dal pubblico in un boato che fa esplodere l’arena; l’adrenalina è palpabile in ogni singolo momento del live, non ci sono mai tregue. Con “Spit It Out” Corey chiede al pubblico di accovacciarsi ed aspettare il suo segnale, al grido di “jump the f**k up!” il pubblico impazzisce letteralmente ed inizia a saltare non curante del calore e dell’affaticamento. Un intermezzo in cui il frontman Taylor ringrazia i presenti e si compiace del fatto che il pubblico italiano sia uno tra i più pazzi del mondo per poi far capire agli astanti che quella che vede davanti a sé è una grande famiglia non legata dal sangue con cui siamo nati, ma quello che scegliamo di seguire. Gli Slipknot sul palco si dimostrano una vera macchina da guerra, SPETTACOLARI!

 

Una giornata che ha provato fisicamente tutti i presenti, circa ventimila persone, ma che ha unito tutto il pubblico grazie alla musica. Location davvero bella per la prima data di questo festival che si è dimostrata ricca di emozioni ed adrenalina. Una bomba!

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