PUDDLE OF MUDD

Welcome To Galvania

Pavenment Entertainment

Release  date: 13 settembre 2019

 

 

Ve la ricordate “la cumpa” del parchetto? Quando da adolescenti si passavano ore ed ore ai giardinetti sotto casa, seduti sulle panchine con gli amici, a parlare di tutto e di niente, del nostro presente, allora spensierato, e di come sarebbe stato forse il futuro?

E vi ricordate di quel tizio, vostro amico ma non troppo, con gli occhialoni, un po’ goffo, che cercava di attirare l’attenzione degli altri raccontando le barzellette?

E di come quelle storielle fossero sempre “vecchie”, trite e ritrite, già ascoltate mille volte? Divertenti al primo giro, mesi o anni prima, ma ormai, quando uscivano dalla sua bocca, ormai sgonfie, da strappare a mala pena un sorrisino, per non farlo rimanere troppo male…

 

Ecco, oggi i Puddle of Mudd stanno alla scena musicale attuale come quel tizio lì stava alla nostra compagnia di adolescenti.

 

“Return to Galvania” è il primo album della band degli ultimi dieci anni. Sotto la regia del leader e front man Wes Scantlin, l’intenzione della band è proporre musica che scavando sotto la pelle degli ascoltatori, li aiuti a vivere al meglio la propria vita.

 

Detto delle migliori buone intenzioni della band, abbiamo tra le mani un platter che parte da dove i precedenti si erano fermati, con la riproposizione di quel grunge codificato – e fuori tempo massimo – che in tanti avevano prodotto verso la fine dei ’90 – primi 2000, quando ormai la spinta propulsiva del movimento si era esaurita e quello che ne rimaneva, nella proposta dei late comers come i Puddle of Mudd, era un guscio vuoto.

 

Il disco parte piuttosto male: l’opener “You Don’t Know” è un esibizione sterilmente muscolare dei più triti clichè del genere, e la successiva “Uh Oh”, scelta anche come singolo, è uno scimmiottamento di quanto altre band come Offspring e Limp Bizkit (non propriamente grunge, è vero) proponevano proprio vent’anni fa.

 

È dal terzo brano che i destini dell’album iniziano a risollevarsi: “Go To Hell” è ben costruita e grintosa, ed è sostenuta da un ritornello catchy quanto basta. Sulla stessa falsariga si assesta la successiva “Diseased Almost”; poi la tesione si allenta in “My Kind Of Crazy”, una ballad senza infamia e senza lode, e nella successiva “Time Of Our Lives”, un buon brano senza picchi particolari che prepara la volata finale dell’album, aperta da “Sunshine”, una delle canzoni più a fuoco – se non la migliore – di tutto il lotto.

 

Da qui in poi, pur senza essere originali in alcun modo, i brani crescono di qualità, e restano di più nella memoria di chi le ascolta,: anche “Kiss It Goodbye” e “Slide Away” posseggono una loro dignità, e contribuiscono a dare un senso all’esistenza dell’opera.

 

Lo stesso fa la più che buona “Just Tell Me”, in cui curiosamente la voce di Scantlin ricalca il cantilenare tipico di quel Liam Gallagher che con i suoi Oasis caratterizzò pesantemente i ’90.

 

Il suono dei Puddle Of Mudd di “Return To Galvania” conferma la sua aderenza acritica a quel periodo in tutte le sue componenti, rifuggendo scientemente qualsisasi iniezione di modernità: in particolare i rimandi agli Stone Temple Pilots sono evidenti, forse favoriti dal cantato di Scantlin, che richiama quello del compianto Scott Weiland in più di un passaggio.

 

In definitiva ci sentiamo di consigliare un giro dalle parti di “Return To Galvania” ai nostalgici del grunge e più in generale i fan del rock di Seattle e dintorni, che vogliono ancora canzoni con quei suoni. Per tutti gli altri è un passaggio non essenziale o addirittura – se siete allergici al mainstream – da evitare assolutamente.

 

 

Tracklist

01. You Don’t Know

02. Uh Oh

03. Go to Hell

04. Diseased Almost

05. My Kind Of Crazy

06. Time Of Our Lives

07. Sunshine

08. Just Tell Me

09. Kiss It All Goodbye

10. Slide Away

11. Uh Oh (Come Clean Version)

 

 

Line up:

Wes Scantlin: voce,

Christian Stone: chitarra

Adam Latiff: chitarra

Doug Ardito: basso

Shannon Boone: batteria

 

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