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Copenaghen è dove tutto è iniziato, prima che la heavy and rock band danese  D-A-D diventasse famosa in tutto il mondo. Hanno pubblicato il 31 maggio 2019 via AFM Records il loro nuovo album “A Prayer For The Loud”. Li stiamo aspettando a Milano mercoledì 4 dicembre al Legend Club e giovedì 5 dicembre al Locomotiv Club di Bologna  per il loro A Tour For The Loud, e loro non vedono l’ora di arrivare in Italia, non solo per il fantastico pubblico, ma anche per il cibo più buono in assoluto.

Una ventosissima WhatsApp call e la possibilità di parlare con Jesper Binzer, frontman e chitarrista dei D-A-D. Come previsto dal mite e caldo clima danese, un ostinato e gelido vento mi ha raggiunta insieme alle sue parole… stavo quasi congelando! Ecco ciò che è emerso durante la chiacchierata.

 

 

Siete pronti a raggiungere l’Italia, a brevissimo? Si! È una delle cose che non vediamo l’ora di fare durante il tour, specialmente perchè non sempre i nostri tour europei includono l’Italia! Siamo molto felici!

 

Jesper, in alcune interviste segnalate che con l’ultimo album siete tornati alle origini, è diverso ora approcciare il vostro genere musicale degli inizi, ma con una lunga esperienza alle spalle? Si, abbiamo avuto un approccio diverso e fatto molti più “compiti a casa”,  molto più di prima, è cambiato tutto per le rock band. Ora c’è molto più live, ci sono molti più tour e meno lavoro in studio, meno presenze in radio e tutta questa parte di lavoro. Molte delle canzoni sono state create a casa da uno di noi e poi abbiamo lavorato insieme sui riff. Questa volta ognuno di noi è arrivato con delle canzoni un po’ più “finite”, già con interpretazioni, cori… quindi è stato un po’ diverso. Penso che ciò di cui ognuno di noi era certo, fosse la necessità di tenere molto alto il livello di energia, doveva esserci molta energia nelle canzoni. Mentre negli ultimi quattro o cinque album il mood era “ok siamo più vecchi, possiamo fare quello che ci pare”, ora ci rendiamo conto che il pubblico può sempre scegliere da una vastissima gamma di proposte… e quindi dovevamo essere più che mai D-A-D.

 

Inserite vero e proprio blues in “The Sky is Made Of Blues”; ascolto spesso questo tipo di musica! Influenza anche i riff delle vostre canzoni più “rock”?

A mio avviso il blues oggi è fuori moda. Ma è anche molto, molto importante, differenzia il pop dal rock! Il blues dà l’opportunità di poter scavare ed andare a fondo riguardo agli argomenti più negativi e oscuri della vita, mentre il pop parla di temi positivi e divertenti. La maggior parte delle parole delle nostre canzoni parla degli aspetti più oscuri dell’esistenza: è questo quello che il blues ci ha permesso ed insegnato, per questo ha ancora molto valore nella nostra vita. Non possiamo proporre un classico blues, ma possiamo suonare un blues un po’ più sporco, chiamiamolo “bastardized blues”. Questo è ok per una band come i D-A-D.

 

Avete iniziato negli anni ’80 a Copenhagen, era un buon momento per emergere con una rock band in Danimarca? Che suggerimenti dareste ad una rock band emergente odierna, per approcciare il mercato in modo vincente? Ottima domanda! Le nostre origini sono il punk rock, abbiamo mantenuto quell’energia che ci ha trasportati fino all’hard rock, e in merito al momento hard rock, è successo tutto con un timing perfetto..ma sai, ogni volta che qualcosa è di moda, prima o poi ovviamente smette di essere di moda. Eravamo proprio nel mezzo, abbiamo mantenuto il nostro mood punk, non siamo andati verso l’hair metal, non siamo andati verso il vero e proprio heavy metal, ed eravamo nel posto più artistico in assoluto per il music business, perciò non si tratta di soldi, non si tratta di fama, ma si tratta di esprimere delle emozioni di fronte a qualche centinaia di persone,  e penso che in noi sia rimasto quel mood anche con il passare degli anni. Perciò, il mio consiglio per le giovani band è quello di essere ovviamente originali, e di esprimere emozioni più che ambizioni, il senso è “non farlo per i soldi o per l’immagine, ma solo per l’emozione”.

 

Il 1982 è il mio anno di nascita! Cosa mi puoi raccontare di quel periodo, di quell’anno? A dicembre avete fatto il primo concerto come “Disneyland After Dark”. Abbiamo deciso di celebrare il nostro compleanno nel 1984, perchè è l’anno in cui mio fratello è entrato nella band come chitarrista. Nel 1982 eravamo ancora un trio: basso, batteria, ed io come cantante e chitarrista, così abbiamo deciso di celebrare il compleanno dei D-A-D quando Jacob si è unito alla band, nel 1984.

 

Qual è stato l’evento che credi abbia messo davvero in luce che stavate iniziando ad avere un successo internazionale? Oh, è stato fantastico… In realtà penso che la crescita sia stata organica, ma un momento di svolta è stato poco prima di pubblicare “No fuel left for the pilgrims”. Abbiamo suonato al Roskilde Festival; non era stato ancora pubblicato nulla di nuovo, ma stavamo suonando nuovi pezzi. Mi ricordo di aver suonato dei pezzi che non erano ancora stati incisi nel nuovo album, e il pubblico li amava e li aveva eccolti alla grande! Questa cosa, quando suoni una canzone totalmente nuova e riesci a conquistare il pubblico, è un’emozione pazzesca! Succede molto raramente e quella volta ho avuto l’impressione che avessimo smosso qualcosa, che il pubblico allo stesso tempo ci stesse parlando; era una canzone che parlava di noi, delle nostre vite e il pubblico stava rispondendo allo stesso modo… ed è stato facile pensare “hey, le cose iniziano a funzionare”! Eravamo già in una band da 5 o 7 anni all’epoca, ed è stato proprio “hey, sta accadendo davvero!”

 

Cosa ne pensi dell’Italia, pensi che sia un buon posto per il rock e il metal oggi? Assolutamente, ma penso che è una cosa divertente. In Italia avete così tanta storia, avete una storia ed una cultura talmente vasta e, ogni tanto, quando penso all’Italia, sono contento di non essere nato a Roma negli anni ’80 perché sarebbe stato così difficile sbarazzarsi di un così ampio bagaglio culturale! A Roma cammini in mezzo a 2000 anni di storia e di persone molto molto intelligenti: architetti e tutto il resto… tutta l’Italia è stata il centro del modo un paio di migliaia di anni fa. E quindi penso che sia difficile emergere, mentre essere in Danimarca ha aiutato. Lì è più facile divincolarsi dalla storia e costruirsi la propria; per gli italiani è più difficile ritagliarsi il proprio spazio con un background culturale così pensante. Sono felice di aver iniziato quassù e mi spiace molto per le giovani band italiane che si trovano proprio lì ad iniziare da zero.

 

In Italia sembra che i vinili siano tornati di moda, mentre la distribuzione digitale della musica si muove per singoli e compilation. Non sarebbe meglio tornare a dare maggiore attenzione agli album? Penso che un album sia un capolavoro, un’opera d’arte. Un album è un mezzo che mi consente di parlare con la mia generazione. Ma, allo stesso, tempo, il music business ha sempre gravitato intorno ai singoli, in tutte le epoche ci sono state canzoni che sono andate on-air in radio, che hanno fatto affermare una band, tracce che sono state “bruciate” su un album… penso che questo sia molto importante per l’hard rock, ma credo che sia fondamentale anche mantenere in vita l’album, e credo che l’album sia ancora importante.

 

C’è qualcosa di particolare che vuoi sottolineare in merito al novo album? Il nuovo album dista sette anni dal precedente e per noi è stato fondamentale cercare di capire. Far funzionare ed esprimere chi sono i nuovi D-A-D, dove e cosa siamo al momento, quindi per noi è stato un lavoro molto importante. Penso che l’aspetto più particolare da sottolineare sia che nel tempo abbiamo suonato tantissimi live, e abbiamo osato fare passi avanti così abbiamo voluto scommettere e inserire in un album normali canzoni rock, senza sottofondi di cori o di pianoforte, o inserimenti di accordi o che altro. Per la prima volta. Nessun musicista ospite. Tutto può essere riprodotto andando su un palco in live senza alcun problema. Ci siamo affidati maggiormente alla nostra abilità di saper fare rock’n’roll e penso che sia questo che funziona bene in questo album.

 

Dopo molto tempo, c’è sempre la stessa emozione quando suonate di fronte ad una folla che canta le vostre canzoni? O è difficile replicare l’emozione degli inizi?

Ottima domanda! Amiamo quello che facciamo, davvero lo amiamo molto e stiamo migliorando sempre più; c’è molta più sicurezza nel suonare durante i live, non c’è più alcuna agitazione o nervosismo, sappiamo cosa fare! Suoniamo solo le canzoni che davvero ci piacciono e così riusciamo davvero ad essere noi stessi. Nessuna agitazione, solo le migliori canzoni. Questi concerti sono 10 volte meglio di quelli che facevamo 10 anni fa e penso che, anche l’audience sia un po’ invecchiata, perciò tutti ascoltano molto di più le canzoni, oltre a ballare e cantare. Penso che questo stia accadendo un po’ a tutte le rock band, i fan dell’hard rock stanno diventando più vecchi, specialmente quelli che ci seguono dagli inizi ed è fantastico. Voglio che il pubblico ascolti, oltre a gridare ed ubriacarsi e amo quando la gente ascolta.

 

Vi stiamo aspettando tra pochissimo in Italia! Sarete il 4 dicembre al Legend a Milano e il 5 a Bologna al Locomotiv. Cosa ne pensate del pubblico italiano? Potete anticiparci qualcosa sul vostro show?

Prima di tutto, amiamo ogni volta arrivare in Italia, perciò potete prima di tutto aspettarvi di trovarci felici! Non abbiamo un approccio differente quando suoniamo in Italia o in qualsiasi altro posto, ma sicuramente in Italia abbiamo suonato meno di frequente che in Germania o in altri posti quindi, probabilmente, inseriremo più pezzi vecchi, durante lo show; di solito accade quando siamo in un paese dove non abbiamo fatto molti tour, ma non si sa mai, se la setlist funziona, manterremo la setlist ma prima di tutto, siamo felicissimi di suonare in Italia, e è lo stesso ogni volta!

 

Come va la preparazione del tour?

Al momento stiamo facendo le prove e stanno andando molto bene. Inizieremo con la Finlandia e la Svezia, perciò saremo sicuramente più che riscaldati quando arriveremo in Italia,  arriveremo a Dicembre, il tour sarà già rodato e il cibo è ottimo! Il cibo è dieci volte meglio che in Germania, perciò non vediamo l’ora di essere lì!

 

Vi aspettiamo!

ENGLISH VERSION

A Danish-windy call with Jesper Binzer

 

I’ve just had the opportunity to have a very windy WhatsApp call with Jesper Binzer, D-A-D frontman and guitar player. As required by the wonderful and warm Danish weather, a lot of wind reached me through the phone together with his words… I was almost freezing! Copenaghen is where everything started, before this Danish heavy and rock band became famous all over the World. We’re waiting for them in Milan (4th December, Legend Club) and Bologna (5th December, Locomotiv) and they’re looking forward to reach Italy, not only because of the wonderful audience, but also for the best food!

Here some of the ideas we shared during the talk!

 

Are you ready to come to Italy, so soon? Yes! It’s one of the things we’re mostly looking forward to, cause not in all our European tours we go to Italy… so it’s good!

 

Jesper, with this album you say in some interviews you’re back to your origins… is it different to approach the same kind of music of the beginnings, but with a different experience behind you all? It has been a different approach, yes… in the sense that we did a little more home-works each one of us than we’ve done before because things have changed in rock bands… there’s a lot more touring and a lot less album and radio and all that stuff. So, a lot of these songs were maybe be initially made at home by one of us and then we worked together over the riffs. This time, people of the band came up with not really finished songs but a little more… maybe a version, a chorus… so it has been slightly different… but I think that what we all knew, while making these songs, was that we had to keep the energy up… there has to be a sort kind of energy in the songs, whereas in the last four or five albums we had the feeling that we were allowed to do anything… like “now we’re so old so we do whatever we want”. But now we can see that the audience can choose from all sides and all the time, so we needed to be more D-A-D than ever… and that’s what this album is about… being more D-A-D than ever.

 

You add some real blues in “The Sky is Made Of Blues”… I love this kind of music…  is it influencing a lot of your songs/riffs, even the more “rock” ones? To me blues it’s out of fashion in our world. But to me blues it’s also a very very important part of it cause the difference between pop and rock it’s actually maybe the blues, where in the lyrics you can discuss and try to find out about or dwell in the more negative sides of life, whereas pop touches the positive ones. I think that maybe all D-A-D lyrics are dealing with the darker sides of living and I think that’s what blues has taught us and brought us and it’s ok to discuss about feelings that are maybe too dark… that’s where blues has still value in our life. We can’t, you know, deliver a total normal blues, but we can do some bastardized blue, bastard blues… that’s ok for a band like D-A-D.

 

You started in the early 1980s in Copenhagen. Was it a good moment to break through with a rock band in Denmark? How you think the music panorama has changed now? Which are the differences in Music industry and which are the suggestions you can give to a new emerging band, approaching the market now? That’s a good question. I think that… we were born out of the punk rock, so we kept that energy that flowed towards the hard rock… about the hard rock part, it was perfect a timing for us… but also, whenever things are in vogue or fashionable, then, of course, they go out of fashion again. We were locked in the center, we kept our punk ethic … we were not brought into hair metal… we were not brought into heavy metal… and we were in the more artistic place in the music business… so it’s not about money, it’s not about fame but just about expressing your feelings in front of a couple of hundred people and I think that we kept that mood all through the years. So, my advice for younger bands right now is of course to be original and to express feelings more than ambitions… in the sense “you do this for the emotion, you don’t do it for money, you don’t do it for image, you do it for the emotion”.

 

1982 is my year of birth! What can you say about that time, apart from the first concert named as “Disneyland After Dark”, in December? We decided that we celebrate our birthday in 1984 because that year my brother joined the group playin guitar. In 1982 we still were a trio: there was only bass guitar, drums and me playin guitar and singing… so we have decided to celebrate the birthday when Jacob joined the band, in 1984.

 

Which is the event you think outlined at all that you were starting to have international success? Oh, that has been great. I think we’ve been growing organically, but I think it was just before we made “No fuel left for the pilgrims”. We played at Roskilde Festival, it was released nothing new, but we were playing. I remember playin those songs that weren’t even on the album yet, and the audience totally liked it and got it right! This thing, when you have a totally new song that can move an audience, is a great feeling… it’s very seldom that it happens… but I had the feeling that we hit something, that in the same instance they were talking to us as human beings… that was a song about us.. our lives… and we could see that the audience had more or less the same experience so… it was pretty good to say “oh the things are moving”. We’ve been a band for 5 or 7 years at that point, so it was like “wow things are happening”!

 

What about Italy, do you think it’s a good place for rock & metal nowadays? Definitely…I think that… it’s a funny thing… because in Italy you have so much history, you have so much cultural history… and sometimes, when I think about Italy, I think that I’m happy that I wasn’t born in Rome in the 80s because it would have been so hard to get rid of that large cultural baggage. Because you’re walking around between at least 2000 years of very intelligent people… architecture… all kind of… the whole Italy has been the center of the world a couple of thousand years ago. I think it’s hard to break out whereas being from Danmark… it’s a lot easier to break free and to start history for yourself… for Italians it’s hard to cut out their own space when the cultural heritage around you is so heavy… so I’m happy that I started out up here and I feel sorry for young Italians tryin to start it all from year zero.

 

In Italy it seems that vinyl records are turning again cool and collectable…while digital music distribution is pushing for single tracks and mixed playlists… would turning back to the albums be better? My view on that is that the album is a piece of art. An album is the way to communicate from me and my generation. But, on the other hand, the music business has always been single-driven and all the time there has always been one song that got to the Airwaves, there has always been a song that affirming a band, there is always a single song that has to be burned out of an album and I think that for hard rock is very important to keep also the album alive and I’m pretty sure that it has been kept alive.

 

Is there anything special you want to remark, regarding the new album? For us it has been 7 years since the last album. For us it was a big thing to find and get out to work and try to say what the new D-A-D were and what we are at the moment… so that was a big thing for us. I think that the most important thing for us with this album is that we’ve been playing so much more live through the years and we dared to step forward… we dared to just put a normal rock song into an album an not having piano or background vocals or strings or whatever. I think this is the first time that we haven’t had any… you know, there’s no guest musicians. I think this is something that can be reproduced live without any problem. So I think we’ve been more confident in our ability just to play rock’n’roll and I think that this works on this album.

 

After a long time, is it always the same emotion when you are in front of a crowd singing your songs? Or the emotion of the beginnings is difficult to get? Good question! I think that we love what we do, we really love what we do… so we’re becoming better and better in what we do… now there’s confidence in playin live, no more nervousness… it’s just the songs that bring out the emotions… we know how to… we only play the songs that we really like… so it’s like it really fits ourselves. No nervousness and only the best songs. These concerts are 10 times better than 10 years ago and I think also of course the audience has become a little older… so they are enjoying and they’re listening more than dancing and shouting… and that’s what happened to a lot of rock bands… that hard rock fans are becoming older … specially the fans that are following up through the years… and this is great.. I want people to listen as well as be wild or drunk or shout… and I really enjoy when the audience is listening.

 

We’re waiting for you so soon in Italy! You’ll be on 4th December at Legend Club in Milan and on 5th December at Locomotiv Club in Bologna. What about Italian fans and audience? Can you anticipate us something cool about the show? First of all, we really enjoy every time we come to Italy so, first of all, you can expect us to be happy. There’s no different approach for us playin in Italy than in any other place but we have more consciousness about that we haven’t been doing Italy as much as maybe Germany. So, maybe, we’re throwing a little more of the old stuff in… that is what sometimes happens when we haven’t been touring a country so many times… but I mean, you never know what happens … if the setlist is great, we’re gonna keep the setlist… but, first of all, we’re so happy to be in Italy and that happens every time.

 

What about the beginning of this tour? At the moment we’re rehearsing for the tour and everything is good. We’re gonna start in Finland and Sweden so we’ll be definitely well rehearsed when we’ll hit Italy… we’re coming in December, we’ll be warmer and… the food is better… the food is 10 times better than in Germany… so we’re looking forward to go there!

 

So, we’re waiting for you here! 

 

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