Sbarca in quel di Milano il Tour di supporto al nuovo album “Rewind, Replay, Rebound” dei danesi VOLBEAT. In meno di dieci anni si sono creati, a ragione, una schiera di fan che li segue fedelmente spostandosi anche di data in data. La loro musica abbraccia più categorie di amanti del rock: dal metallaro al punk, da chi predilige le sonorità rockabilly a chi ama la musica potente e veloce. Anche in questo caso il supporto non è mancato portando al riempimento quasi totale del Fabrique, locale di ampie dimensioni e ben strutturato.

 

L’inizio dei supporter in un ora che normalmente si passa a tavola per la cena ha fatto si che il primo gruppo avesse solo una parte di parterre coperto, ma DANK JONES non se ne è preoccupato e ha sfornato il solito spettacolo fatto di buon rock’n’roll, intermezzi di dialogo con il pubblico ed una breve ma significativa selezione dei suoi brani migliori. Sempre un piacere incontrare sul palco il Rocker Canadese, non delude mai.

 

 

Americani, precisamente dalla Georgia, arrivano i BARONESS seconda band di spalla per questa data, quartetto che professa un amore per il metal con un passato Punk ( vedi la maglietta dei Black Flag del Leader John Bailey ). Il loro è un sound che fonde diversi tipi di musica sempre suonata in modo potente, il metal, comunque, prevale su tutto. Il recente “acquisto” alle sei corde, ovvero la giovane Gina Gleason ha portato nuova linfa nella band; la musicista suona con una tale naturalezza la chitarra che potrebbe suonare qualsiasi genere, tanto lo suonerebbe bene, molto bene. Notevoli a livello tecnico, il loro sound è per palati fini che non si fermano al solo genere musicale ma ne apprezzano il modo in cui viene eseguito.

 

Dopo un attesa un po’ lunghina, parte la musica di introduzione agli headliner:“Red Right Hand” di Nick Cave (nonché sigla della serie Tv “Peaky Blinders”) porta i VOLBEAT sul palco accompagnati dal solito boato del pubblico.

 

“The Everlasting” accoglie la platea e l’impazienza per il ritardo sull’orario d’inizio scompare, segue “Pelvis on Fire”, doverosi ringraziamenti da parte di Michael Poulsen ai presenti e via con il loro rock, misto di Metal, Rockabilly, Hard Rock e molto altro. Nella scaletta, giustamente, danno spazio al nuovo album senza lasciare indietro i loro grandi successi come “Sad Man’s Tounge” introdotta omaggiando Johnny Cash con un intro di “Ring Of Fire”. Il pubblico canta in coro i ritornelli, le loro song si prestano ai sing along e la platea non si tira indietro. Per “Black Rose” chiamano a cantare con loro Danko Jones che non sfigura affatto nel duetto vocale con Poulsen. Fine prima parte con la nuova “Last Day Under The Sun”.

 

Bis lungo formato da cinque pezzi che porta il totale a venti song. Si chiude con “Still Counting” davanti ad un pubblico entusiasta formato da varie generazioni di “seguaci”, un infinità di T-shirt con il logo della band (molte comprate sul posto), il popolo del rock non delude mai e le “vecchie” generazioni riescono, fortunatamente, a trasmette questa passione alle successive, ne è la prova il bambino chiamato sul palco, per l’ultima canzone in scaletta, protetto da un paio di grosse cuffie si è fatto “abbracciare” dalla chitarra del Leader che gli ha concesso anche di strimpellarla un attimo. Sentire un Papà chiedere al figlio (10/11 anni ): “ti è piaciuto?” e sentirsi rispondere “ sì tantissimo, poi lui ha una bella voce” , è sempre un bel sentire.

 

 

Scaletta:

Born to Raise Hell ( intro Motörhead song)
Red Right Hand ( intro Nick Cave & the Bad Seeds song)
The Everlasting
Pelvis on Fire
Doc Holliday
Cloud 9 (suonata per la prima volta dal vivo)
For Evigt
Lola Montez
Sad Man’s Tongue (with Ring of Fire intro)
Black Rose (con  Danko Jones)
When We Were Kids
Slaytan
Dead but Rising
Fallen
Die to Live
Seal the Deal
Last Day Under the Sun

Bis:
The Devil’s Bleeding Crown
Leviathan
Let It Burn
Pool of Booze, Booze, Booza
Still Counting

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