WORK OF ART

Exhibits

Frontiers Music Srl

Release date: 8 novembre 2019

 

 

Quando le band riescono a miscelare talento e passione in un unico e costante filo conduttore, viene lecito accostarle al detto ‘la classe non è acqua’; sacrosante parole alle quali si aggiungono di diritto i creativi e romantici Work Of Art che, col presente e quarto lavoro “Exhibits”, mostrano una più marcata qualità e una lodevole crescita esponenziale.

 

Dopo le suggestive sonorità alla Toto di “Artwork”, le anthemiche armonie di “Work In Progress” e le sognanti melodie di “Framework”, nel sopra citato “Exhibits” il trio di Stoccolma propone uno stile più ricco, moderno ed elegante, con l’aggiunta di parti progressive, e dove le tastiere creano un feeling speciale con icone quali Seventh Key, Kansas e Dream Theater, e dove le qualità a sei corde di Robert Sall (protagonista anche col progetto W.E.T.) e quelle vocali di Lars Safsund (in spicco altresì con i Lionville) non si pongono limiti; il tutto per il piacere di chi ama la musica nei più piccoli particolari.

 

Le undici tracce dell’album si aprono con la spumeggiante dinamicità dell’opener “Misguided Love”, seguita dalla fresca armonia di “Be The Believer” e dalla sentita atmosfera di “Another Night”: la prima abbinata all’official audio, mentre le due restanti si avvalgono di video fedeli anch’essi agli anni ’80; ottimo tris di singoli che ha preceduto nel migliore dei modi l’uscita dell’album, che continua a omaggiare perle dall’aoreggiante sapore eighties quali l’ariosa leggerezza di “Gotta Get Out”, l’amabile freschezza di “What You Want From Me” e l’avvincente e briosa “This Isn’t Love”, nella quale sia sonorità che refrain riecheggiano i sempre graditi Toto, e dove spicca la presenza di Vince Dicola in veste di very special guest.

 

Per la gioia dei più affezionati al tradizionale lato romantico del genere, i Work Of Art continuano a portare avanti l’eterno rock a vivaci tinte aor, e tale beltà che tanto giova al cuore la si può udire anche nella squillante e coinvolgente “If I Could Fly”, nella cristallina e a tratti ruffiana “Destined To Survive”, e nell’accattivante quanto avvincente “Scars To Prove It”; completano il disco i sagaci tocchi vintage della persuasiva “Let Me Dream”, a cavallo tra i fine ’70 e inizi ’80, e la variegata e calzante “Come Home”, dove la melodia aoreggiante e progressiva è fastosamente avvolta da un’atmosfera rockeggiante e corposa.

 

Ci troviamo al cospetto di un album sorprendente, e che a ogni ascolto si rinnova con piacevole complicità uditiva; segno inconfutabile che la band non solo ha saputo mantenere gli ottimi livelli raggiunti con i precedenti lavori, è bensì degna e meritevole del nome che porta, perché se è riuscita a realizzare un disco dove la regale tradizione del rock aoreggiante, si lega a un’evolutiva idea prog, è doverosa l’apertura di un apposito museo per accogliere presenti e future opere d’arte firmate Lars Safsund, Herman Furin e Robert Sall.

 

 

Tracklist

1. Misguided Love

2. Be The Believer

3. Another Night

4. This Isn’t Love (feat. Vince Dicola)

5. Gotta Get Out

6. Come Home

7. If I Could Fly

8. Destined To Survive

9. Scars To Prove It

10. What You Want From Me

11. Let Me Dream

 

 

Line up

Lars Safsund – Vocals

Robert Sall – Guitars, keyboards, backing vocals

Herman Furin – Drums

 

 

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