Nel mondo musicale è da molto che non si sente parlare di qualche tecnologia veramente rivoluzionaria che potrebbe cambiarne il sistema tradizionale. Finché, però, non entra in campo la blockchain. Questa tecnologia, infatti, potrebbe aiutare musicisti e produttori a vendere i propri brani musicali senza intermediari e senza dare altissime percentuali alle etichette discografiche, allo stesso tempo tutelando i copyright.

 

Ma partiamo con ordine. 

 

 

Cos’è la blockchain e perché può rivoluzionare il settore musicale?

La blockchain è una parola di cui si sente sempre più spesso parlare anche durante i TG e spesso collegata a Bitcoin, una delle criptovalute più importanti.

La blockchain è una sorta di archivio digitale che può contenere milioni di informazioni che possono essere inserite da chiunque, dovunque e in qualsiasi momento. Essendo un archivio pubblico, è consultabile da tutti ed è anche decentralizzata, proprio perché, essendo libera e fruibile da tutti, non è controllata da nessuno e non è modificabile. Insomma, chi voglia inserire un dato su blockchain può farlo e da allora in poi sarà come inciso su pietra: nessuno potrà mai più cancellare quel dato o modificarlo.

La tecnologia blockchain è quindi un sistema che può essere implementato in quasi tutti i sistemi odierni e per i servizi più diversi, tra cui anche l’industria musicale.

 

 

La blockchain nella musica

Ma adesso veniamo a come la blockchain ed un token, ovvero una moneta virtuale le cui informazioni e transazioni sono registrate su blockchain, possono modificare e potenziare il settore della musica.

 

Come sappiamo, nel mondo della musica abbiamo diverse figure che entrano in ballo per avere un prodotto finale, che si tratti della singola canzone o di tutto l’album, e ogni passaggio ha delle procedure che costano denaro. Da più persone passerà la canzone più gente dovrà essere pagata. Ed è quello di cui spesso ci si lamenta delle etichette discografiche o di piattaforme come Spotify: questi intermediari guadagnano una fee talmente alta da lasciare una piccola fetta all’artista.

Ebbene, grazie alla blockchain è possibile eliminare molti degli intermediari, permettendo all’artista di diffondere in maniera autonoma la propria musica, senza perdere denaro e nello stesso tempo tutelando la propria opera d’arte.

Il copyright, infatti, è presto dato: se un brano si trova sulla blockchain, questo è come se fosse registrato e siglato da un notaio con data, ora e nome del proprietario; e siccome nessuno può modificare i dati della blockchain, il brano sarà riconosciuto come del legittimo proprietario.

 

Una delle aziende che opera in questo settore è K-Tune, piattaforma che permette ai musicisti e ai produttori di caricare i propri lavori, venderli o trovare altri musicisti per completare la propria canzone. Per vendere e comprare, sulla piattaforma si usano i token accennati pocanzi. In particolare, il token nativo è il KTT.

 

Ma come faccio a guadagnare da un token, se le bollette si pagano in euro?

Abbastanza semplice come risposta: tutti i token, tra cui a breve anche KTT, si possono convertire per altri token o per euro e dollaro. Inoltre, la cosa interessante dei token è che questi possono aumentare di valore, in base a determinate circostanze, e quindi se un giorno il valore del token aumenta di qualche centesimo, il mio guadagno potrebbe diventare maggiore.

 

Si tratta, in sostanza, di monete che – in un certo qual modo – per voler semplificare, rappresentano delle “azioni”, quindi più questi token sono voluti più salgono di valore.

 

Quindi, il vantaggio è doppio perché la blockchain e i token permettono sia di monetizzare in modo trasparente, ma anche di poter aumentare i propri profitto tramite la vendita del token quando questo dovesse aumentare di valore.

 

Questo è solo uno degli esempi in cui la musica può trarre beneficio dalla blockchain, per non parlare della pirateria che viene contrastata perché il costo per le tracce ed i brani musicali si riducono drasticamente dato che non si hanno costosi intermediari che richiedono una percentuale sulla vendita del prodotto finale.

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