Trittico di metal estremo melodico e variegato, tra tradizione e tendenze attuali, al Bloom di Mezzago, per una serata di ottima musica e performance live calde, grazie anche all’intimità ed alla buona musica del locale brianzolo.

 

Rottura degli indugi per i finnici Stam1na, una formazione salita agli onori della critica grazie al lavoro del 2014 SLK, per poi confermare l’alta qualità del loro melodic-death progressivo con i successivi Elokuutio e Taival. Forti di un background estremamente variegato, imprevedibile e che si fonde in perfetta armonia nelle loro composizioni, la band di Lemi mostra il suo punto di forze negli intrecci delle chitarre di Olkkonen e del frontman Hyyrynen, supportati dalle sempre originali e pertinenti tastiere di Emil Lähteenmäki, per un sound unico e, nonostante la complessità, di immediata presa su una audience estremamente reattiva e calorosa. Peccato per i suoni un po’ secchi delle sei-corde. Da vedere, almeno una volta nella vita.

 

Dal Baltico alla 8 Mile, con i Black Dahlia Murder. Il five-piece di Detroit, tra i maggiori esponenti del melodic-death metal di scuola americana, non sembrano voler andare per i sottile o perdere tempo: caricano, puntano e fanno fuoco sul pubblico scaricando, in sequenza, Widowmaker, Jars e Contagion, per un’esplosione di slam-dancing e mosh-pit che farebbero invidia al Wacken. La lacerante voce di Trevor Strnad tormenta gli spiriti e innesca il fuoco sacro dei pogatori professionisti, mentre le chitarre di Eschbach ed Ellis macinano, senza pietà, riff granitici come quelli di Nightbringers e On Stirring Seas of Salted Blood, lanciati a velocità siderali dalla batteria da battaglia delle Ardenne manovrata dall’artigliere Alan Cassidy. Devastanti: questo è il vocabolo che si stampa in testa e nelle carni dei presenti, per una prova di forza e visceralità incredibili che superano anche il piccolo limite che in alcuni pezzi dei BDM emerge, quello di una certa ripetitività in favore di una deflagrante presenza live. Una band da palco, comunque, in tutto e per tutto.

 

Si arriva all’headliner della serata e, mai come in questo caso, la sintesi, l’armonia e l’atmosfera sembrano essere le peculiarità fondamentali della scena metal finlandese: tocca agli Insomnium fare da ago della bilancia dei due volti del metal estremo visto stasera. Con l’ultima lavoro, fresco di stampa, ‘Heart like a Grave’, l’ex-quintetto (orfano della terza chitarra Ville Friman) di Joensuu ha raggiunto un apice compositivo davvero notevole, fondendo ottimamente la scuola death svedese di Goteborg con le progressioni melodiche ed atmosferiche sviluppate dai loro conterranei Amorphis. Fin da ‘Valediction’ ed ‘Into the Woods’, la coppia clean/harsh del chitarrista Liimatainen e del basso Sevänen, firmano l’amalgama di velocità, atmosfera e melodia (grazie anche agli assoli dell’altra chitarra, Vanhala) che caratterizza le composizioni del combo finnico. ‘Change of Heart’ e ‘Mute is my Sorrow’ riescono nell’impresa di far passare i presenti dagli assalti in mosh-pit a momenti meditativi ed eterei che non possono non riportare alla mente gli autori di ‘Tales from the Thousand Lakes’, per una fusione perfetta fra l’impeto classico del death sinfonico e la progressione folk e visionaria di un metal più ricercato.

 

Ottimi i suoni, che esaltano i riff, gli assoli e l’impasto tra la voce aggressiva ed i clean più sognanti, mentre la batteria di Hirvonen, precisa e diligente, scandisce i cambi con grande pulizia. A volte, come in ‘Pale Morning Star’ o ‘While We Sleep’, i tempi dilatati di alcuni passaggi sembrano smorzare un po’ troppo l’energia creata dalla band (con Sevänen che apostrofa e ringrazia i presenti con un continuo ed italico ‘molto pericoloso’ che lascia un tutti un po’ dubbiosi ma divertiti), ma l’armonia tra gli estremi è sempre molto catchy, specie con l’acustico ‘One for Sorrow/Revelation’ che precede la conclusiva ‘Heart Like a Grave’, title-track dell’ultimo lavoro, realizzata dalla coppia chitarristica (con tanto di cappello da cowboy) Liimatainen/Vanhala.

 

Ancora qualcosa da limare in sede live, ma gli Isnomnium si dimostrano (come i connazionali Stam1na) una band estremamente interessante e particolare ed i Black Dahlia Murder, uno schiacciasassi che non fa prigionieri, per uno show di alta qualità.

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