I Nazareth sono senza ombra di dubbio da annoverare tra le band storiche provenienti dal Regno Unito. Questa data (sabato 7 dicembre) al Legend Club di Milano segna il ritorno della band di Dunfermline (Scozia) nella nostra penisola, e già questo dovrebbe essere motivo di interesse per parteciparvi. Se poi aggiungiamo che giusto l’anno scorso è stato dato alle stampe il loro ultimo lavoro “Tattooed On My Brain” (tramite Frontiers Music) e che la nuova line-up vede dietro il microfono un cantante fenomenale come Carl Sentance (Persian Risk e Don Airey Band) i motivi per presenziare ci sono davvero tutti. Ad aggiungere ulteriore carne al fuoco la presenza dei nostri Sandness, grandissima band in sede live e non solo. Tutto questo si è riflesso in un’ottima affluenza di pubblico e in una settimana densa di avvenimenti rappresenta certamente un valore in più.

 

Come detto sono i prodigiosi Sandness ad aprire le danze con il loro hard rock a tinte sleaze. Quest’anno il power trio di Rovereto ha dato alle stampe il loro ultimo lavoro intitolato “Untamed”. Questo ha ricevuto unanimi consensi dalla critica e se aggiungiamo che le loro esibizioni hanno sempre convinto, i presupposti di un grande live ci sono tutti. Ed è proprio così che è andata. Un pochino intimoriti all’inizio, i Sandness hanno imbastito un grande live, dove la loro grande carica è riuscita a far breccia in un pubblico “difficile”. Gli ottimi intrecci vocali di Mark e Robby, uniti al drumming selvaggio di Metyou, hanno fatto sì che le varie “Tyger Bite”, “Radio Show” e “Never Givin’ Up”, insieme ai singoloni “London” e “Tell Me Tell Me” riuscissero piano a piano a convincere una sala non proprio avvezza alle loro sonorità. Il loro atteggiamento, unito a melodie catchy e a tonnellate di adrenalina, hanno loro fruttato frotte di applausi. L’apoteosi è nella finale “Artificial Lover” con i presenti a tributare il successo della band. Non era facile, ma i Sandness hanno superato la prova con la consueta bravura e simpatia. Bravissimi.

 

 

Con un po’ di ritardo salgono sul palco i grandissimi Nazareth. Sembra che qualche problemino alla dogana tra Svizzera e Italia abbia leggermente ostacolato il loro viaggio. Ma loro, da perfetti professionisti, sono stati protagonisti di uno show spettacolare che ha celebrato in maniera encomiabile i loro 50° anniversario. Inutile dire che l’esperienza di questi 4 Signori ha rasentato la perfezione. Pete Agnew (al basso e unico membro fondatore della band presente) e suo figlio Lee alla batteria sono due metronomi che sfiorano l’eccellenza. Carl Sentance possiede un’estensione vocale mirabolante (ricorda a tratti Bruce Dickinson). Ma quello che ci ha impressionato di più è stato Jimmy Murrison alla chitarra (dal 1994 nella band). La sua tecnica senza plettro ci ha lasciato a bocca aperta. Che suonasse la Les Paul o che imbracciasse la Stratocaster, il suo suono è stato di una potenza stupefacente, riuscendo a riempire in ogni dove il sound della band. L’apice viene raggiunto nel solo durante “Changin’ Times” che ci ha lasciato tutti a bocca aperta. Il resto rimarrà nella storia con tutte le hits della band (“Turn On Your Deciver”, “Razamanaz”, Hair Of The Dog”, “Love Hurts” e “Go Down Fighting” giusto per citarne alcune), inframezzate dai 3 pezzi estratti dall’ultimo “Tattooed On My Brain”. Menzione particolare poi per Carl Sentance che ci ha deliziato con una prova sontuosa dando il meglio di sé in “Dream On”, “Love Hurts” e nell’hard & blues di “Change”. I tre bis, posti in chiusura, sono la perfetta conclusione di un concerto epico dove i presenti hanno potuto assaporare la storia della musica condensato in poco più di un’ora e mezza.

 

Come al solito il detto che recita: invecchiando il vino migliora, si può tranquillamente applicare a questi 4 grandi musicisti. In più oltre ad essere monumentali sul palco si sono dimostrati eccezionali persone sotto, restando a disposizione per foto e autografi finché l’ultimo di noi non ha preso la via di casa.

 

Concerti come questo rimangono nel cuore perché dopo aver assistito alla storia sul palco abbiamo potuto incontrarla e complimentarci con essa nel post show. Ringraziamo quindi il Legend Club (tutto ottimo come di consueto), la Good Music e la ERocks Production per aver creduto e realizzato questa splendida serata. Particolare ringraziamento ai Sandness (sempre disponibili e cordiali), i Nazareth (abbiamo già detto tutto) e i ragazzi che stoicamente sono rimasti con noi fino all’ultimo. Finché ci saranno band e fan di questa caratura il rock non morirà mai!

 

 

Set List:

1. Turn On Your Deciver

2. Never Dance With The Devil

3. Razamanaz

4. This Flight Tonight

5. Dream On

6. Love Leads To Madness

7. My White Bicycle

8. Change

9. Beggars Day

10. Changin’ Times

11. Hair Of The Dog

12. Tattooed On My Brain

13. Love Hurts

14. Morning Dew

15. Miss Misery

16. Where Are You Now

 

Sandness

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