Band: DIRTY SHIRLEY

Titolo album: DIRTY SHIRLEY

Etichetta discografica: Frontiers Music

Release date: 24 gennaio 2020

 

 

Prendete il primo vincitore dell’Eurovision Song Contest Junior nel 2003 (classe 1992), uno storico chitarrista metal, un basso ed una batteria estremamente performanti, influenze derivanti da Alice In Chains, Whitesnake, Dio, Alterbridge ecc.: mescolate un po’ il tutto e, come nelle migliori ricette, otterrete qualcosa di inaspettato. Ecco servito il debut album del progetto Dirty Shirley, dal titolo omonimo, che vede protagonisti il giovanissimo cantante croato Dino Jelusick (Animal Drive) e George Lynch (Dokken, Lynch Mob).

 

“Here Comes The King”, la opening track, inquadra bene il genere che va ad affrontare il disco. Un hard rock molto secco ma di qualità, stemperato dalle incredibili doti vocali di Jelusick, che in questa traccia iniziano a dare un saggio di ciò che attende l’ascoltatore proseguendo con i brani successivi. Un’intro massiccia e forse un po’ troppo corposa per aprire le danze, ma assolutamente godibile.

 

Si incontrano poi nella tracklist anche brani fortemente tinteggiati di blues con sfumature soul, quali “Dirty Blues” e “The Voice Of A Soul”, come già lasciano ben intendere i rispettivi titoli. Quest’ultima in particolare racchiude al suo interno un solo di chitarra che vale l’intero album.

 

Cambiando completamente accezione di genere, in “I Disappear” le atmosfere si fanno più cupe e riecheggiano in profondità riff di basso ben marcati, fino a quando la chitarra di George Lynch grida letteralmente tutta l’angoscia che sprigiona il brano.

 

Si respira invece proprio un power rock nella sua quintessenza durante l’ascolto di brani quali “Siren Song” e “Higher”. Lo stesso accade in “Cold”, brano in cui la band sperimenta usi particolari sia della vocalità di Jelusick che della chitarra di Lynch. La commistione delle due rende il tutto surreale e catapulta chi ascolta in un’atmosfera dissociata dalla realtà. Viaggio che viene brutalmente interrotto dal sonoro “Stop!” urlato in chiusura.

 

Con “Last Man Standing” e “Escalator” ci si affaccia timidamente anche sui territori del southern rock e il tutto prende una piega decisamente più rilassata, senza però perdere mordente. Voce e chitarra lottano per raggiungere le combinazioni armoniche più incredibili.

 

Chiude la lista delle tracce l’indefinibile “Grand Master”: un’unica rock ballad che incorpora però al suo interno almeno un centinaio di altri generi e stili, centellinando ogni singola sfumatura di suono.

 

Ecco cosa succede quando la storia dell’heavy incontra un freschissimo, incredibile talento. Un debutto coi fiocchi per questo nuovo e, all’apparenza, improbabile progetto.

 

 

Tracklist:

1. Here Comes The King 06:44

2. Dirty Blues 03:34

3. I Disappear 06:58

4. The Dying 04:00

5. Last Man Standing 04:16

6. Siren Song 04:05

7. The Voice Of A Soul 07:09

8. Cold 05:17

9. Escalator 05:05

10. Higher 05:28

11. Grand Master 03:59

 

 

Line up:

Dino Jelusick – lead vocals

George Lynch – guitars

Will Hunt – drums

Trevor Roxx – bass

 

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