CrΩhm

Failure in the System

Autoprodotto

Release date:10 Febbraio 2020

 

 

 

Con l’approssimarsi del nuovo decennio vediamo nuovi lavori prendere luce e vecchie band tornare a nuova vita. É il caso dei valdostani CrΩhm che diedero il loro apporto allo sviluppo del Heavy Metal in Italia già dal 1985 per poi prendersi un riflessivo periodo di pausa; tornati dopo 26 anni sfoderano due Lp rispettivamente nel 2015 e nel 2017. Genere essenziale, secco dritto come un fuso, formazione standard, niente effetti particolari niente sorprese: Heavy Metal nudo e crudo. Diciamo che possiamo inquadrare il loro stile in un crossover che si culla tra gli Heroes del Silencio per musicalità e sound mentre il cantato spesso si spinge a note più Dark un po’ alla Sister of Mercy, giusto per dare un’idea.

 

I quattro baldi giovanotti esordiscono con la Title Track dell’album “Failure in the System” che offre già una chiara idea dell’impronta impostata a livello sonoro. Giova precisare che le registrazioni delle tracce sono state effettuate all’interno del Teatro Auditorium di Morgex (Aosta) e, verosimilmente con una disposizione degli elementi tipica sul palco; questo porta ad avere l’effetto voce in primissimo piano con chitarra che affianca, basso a “riempire” e batteria, in secondo piano, a differenza dell’attuale trend che vede la cassa protagonista delle dinamiche sonore. Scelte.

 

Strutture sonore votate al classico con una buona texture strumentale anche in “Restart”, dominato da un prepotente riff di basso a fare da conduttore nel brano. Segue “Castle in The Sand” connotata da un sound Cruch di chitarra ma pur sempre con il focus sulla parte vocale, sostanzialmente atonica ed abbastanza standard, spesso abbinata a cori degli altri elementi della band. Come i beivecchi tempi che furono riappaiono gli assoli di chitarra nelle strutture musicali seppur, in alcuni casi, meriterebbero una revisione a livello di arrangiamento.

 

Partenza ai limiti del thrash grazie a “What Is Behind” dal tiro devastante, degno dei migliori Annihilator dell’epoca così come nello stile di “My Brothers” c’è un chiaro richiamo ai Metallica pre – Black Album. Un deciso rallentamento con “Deep Blue” molto Dark, forse un po’ troppo in relazione al tenore delle altre tracce.

 

Segue una buona cover di una delle più famose hit dei Beatles, “Eleanor Rigby”, ben riadattata e dai bei risvolti Metal. É poi il momento di “Until You Disappear” che ha una partenza un po’ stentata ma evolve molto bene in un brano che ricorda molto lo stile Heroes del Silencio, veramente interessante. Nuovamente un’apertura lasciata al basso di Riccardo Taraglio, spesso trascinatore ritmico nei brani, per una mid-tempo “a due tempi” con una gradevole movimentazione ritmica. Si torna a velocità più sostenute e sicuramente maggiormente adeguate alla band che sfodera “Ride the Storm”, brano spedito ed ottima colonna sonora per un eventuale remake de I guerrieri della Notte.

 

Intro spaccagengive con “Fire and Ice”, brano eccellente per un Headbanging da distrazione cervicale assicurata!! Ottimo tiro ed energia. Nuovo avvio di Riccardo Taraglio per l’ultimo brano dell’LP “The Wash-Sin Machine” che propone un ottima track molto “Metallosa”.

 

Seguono due Bonus track estratte dal precedente album “Legend and Prophecy” del 2015, l’omonima “Legend and Prophecy”, di chiara isperazione Epic, e “Mountains – Heavy Folk Version”, qui riproposta in chiave Folk.

 

Un primissimo ascolto porta la memoria a ‘Garage Days’ dei Metallica, non tanto per i contenuti offerti, ma per la qualità. Sembra di avere a che fare con un importante diamante ma da sgrezzare ed affinare. Emerge dall’ascolto la genuinità nostrana dell’assemblaggio musicale, così come sarebbe importante, l’intervento mirato a degli arrangiamenti tali da omogeneizzare le varie parti, in maniera da esaltare ulteriormente le già spiccate qualità tecniche ed armoniche dei 4 elementi. Sarebbe opportuno valutare anche un adeguamento della durata dei brani che spesso possono apparire ripetitivi al padiglione auricolare facendo cadere l’attenzione musicale sul brano. Si intravedono fortissime potenzialità che meritano di emergere!!

 

 

Tracklist

01 – Failure In The System

02 – Restart

03 – Castles Of Sand

04 – What Is Behind?

05 – My Brother

06 – Deep Blue

07 – Eleanor Rigby (Cover)

08 – Until You Disappear

09 – The Man Without Voice

10 – Ride The Storm

11 – Fire And Ice

12 – The Wash-Sin Machine

Bonus Tracks:

13 – Legend And Prophecy (2019) *

14 – Mountains – Heavy Folk Version (2019)

 

Line up:

Claudio Zanchetta ‘Zac’ – Chitarra e Voci

Fabio Cannatà – Batteria

Sergio Fiorani – Voce

Riccardo Taraglio ‘Rick’ – Basso

 

 

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