Angel Olsen arriva finalmente in Italia per due date estive per presentare il suo terzo lavoro ‘My Woman’, uscito a settembre per Jagjaguwar Records (Goodfellas) a due anni di distanza da quella perla folk rock di ‘Burn Your Fire for No Witness’ che l’aveva lanciata in tutto il mondo, e già unanimemente considerato come una delle uscite migliori dell’anno. La Folksinger americana che orchestra i sentimenti, obliqua, magica e anacronistica, tremendamente sospesa è una universale eroina riconosciuta tra le artiste più importanti in circolazione.

 

Quello della discesa nelle tenebre è un tema ricorrente e sempiterno, che ritroviamo costante nel tempo, attraverso la storia, la letteratura e il cinema: il protagonista si tuffa, e sprofonda sempre di più, sopra di lui l’abisso. E poi c’è una scala bianca che sale verso l’ignoto, ogni gradino, ogni curva, richiede più audacia e più sicurezza rispetto a quello precedente. È questo il viaggio di Angel Olsen.

 

Pubblicato lo scorso 4 ottobre sull’etichetta Jagjaguwar, “All Mirrors”, è il quarto album della songwriter americana che, dopo quasi dieci anni di brillante carriera, non ha di certo bisogno di presentazioni. Il suo ultimo album è stato semplicemente considerato all’unanimità da pubblico e critica come uno dei dischi più belli del 2019, ricevendo recensioni positive dalle più importanti testate musicali e piazzandosi in cima alle classifiche di genere e non. È un lavoro immenso, complesso, orchestrale, definizione quest’ultima che insieme alla parola “sontuoso” sembrerebbe essere quella più gettonata nelle recensioni, per (provare a) tracciare delle linee, dei contorni, a questo lavoro la cui bellezza non potrà mai essere descritta in modo esaustivo.

 

Quello della Olsen è un volo sia verso l’alto che verso l’interno, in una dimensione introspettiva. Nel processo di creazione di questo album, ha trovato un nuovo suono e una nuova voce, un’esplosione di rabbia mescolata ad un’auto-accettazione duramente conquistata: “Sembra come se parte della mia scrittura fosse tornata da qualche punto nel passato, mentre un’altra parte di essa fosse ancora in attesa di esistere” dice.

 

C’è sempre quel particolare vibrato, sempre così vicino – le frasi solo apparentemente semplici e fluide, che a un certo punto si espandono diventando pensieri enormi sull’incapacità di amare e sulla solitudine universale. Ed ecco che qui, all’improvviso, si levano questi imponenti arrangiamenti di synth e corde come un’apocalittica onda anomala. “Questo disco, da qualsiasi punto di vista in cui lo si guardi” dice la Olsen “dalla realizzazione, ai testi, a come ho affrontato personalmente la sua stesura, riguarda la presa di coscienza del proprio lato più oscuro.”

È stato concepito come un disco solista back-to-basics, registrato con il produttore Michael Harris ad Anacortes, Washington. Appena completato però, nella sua mente iniziò ad aleggiare una versione più ambiziosa di quella appena scritta. Evoluzione che si deve al lavoro del produttore John Congleton, l’arrangiatore Jherek Bischoff, il musicista / arrangiatore Ben Babbitt e un’orchestra di 14 strumenti.

Vederla dal vivo sarà un’esperienza totalizzante e rigenerante, tra l’angoscia e la beatitudine, lasciandoci ammaliare e condurre da Angel Olsen nelle profondità del suo abisso.

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ANGEL OLSEN

27 agosto 2020 — Romano D’Ezzellino (VI) — AMA Music Festival

Info e Tickets: www.amamusicfestival.com

 

28 agosto 2020 — Torino — sPAZIO211 / TOdays Festival

Info e Tickets: www.todaysfestival.com

 

 

Maggiori info su www.dnaconcerti.com 

 

 

Angel Olsen nasce il 22 gennaio 1987 in quell’antico baluardo sudista sulle rive del Mississippi, nel profondo Sud degli States. A tre anni viene adottata da una famiglia affidataria che si era presa cura di lei da poco dopo la sua nascita.

 

Ai tempi del liceo, si appassiona ai concerti di gruppi punk e noise e comincia a scrivere la propria musica con pianoforte e chitarra. Due anni dopo essersi diplomata alla Tower Grove Christian High School, Olsen si trasferisce a Chicago e nella windy town cerca di farsi largo tra le nutrite schiere della scena indie. È però un incontro a far svoltare l’intera carriera della Olsen: quello con Will Oldham, ovvero sua maestà Bonnie “Prince” Billy, guru del cantautorato indie-folk americano, che intuisce subito le potenzialità di quell’affascinante e sfrontata fanciulla dalla frangetta scomposta alla Françoise Hardy.

 

Il suo nome comincia a circolare con insistenza, tanto che è la rinomata Jagjaguwar a pubblicare il suo secondo album: Burn Your Fire For No Witness (2014) che segna un’ulteriore tappa nel processo di affrancamento della Olsen dalle scarne ballate folk degli esordi.
Prodotto da John Congleton (Bill Callahan, St Vincent) e composto dalla cantautrice e chitarrista di St. Louis per la prima volta in versione full-band, l’album nasce da una sessione piuttosto vivida e istintiva: dieci giorni di fuoco nella chiesa sconsacrata di Echo Mountain ad Asheville, in North Carolina, insieme al batterista Josh Jaeger e al bassista Stewart Bronaugh.
Due anni dopo è la volta di My Woman (2016), terzo album a nome Angel Olsen, che si muove verso uno stile decisamente più classico, in un delicato equilibrio con la proposta idiosincratica dell’americana. Ambizioso anche l’obiettivo delle liriche che, uscendo definitivamente dall’asfittica dimensione autobiografica degli esordi, si aprono a un vero e proprio “commentario” sull’essere donna oggi, con un taglio personale e anticonvenzionalmente femminista, nel quale convivono dolore e speranza, furore e lucidità.

 

Nel 2017 a un anno di distanza esce Phases che segna un momento di riflessione, di quiete e di intimismo dopo l’anno frenetico dell’uscita di My Woman, unanimemente considerato come una delle uscite migliori dell’anno. Contiene una selezione di b-side, demo e brani inediti, e include alcune canzoni provenienti dal lontano passato della cantautrice, inclusa l’inedita Special, registrata nel corso delle session per il precedente My Woman.

 

Nella raccolta sono presenti, inoltre, il brano Fly On Your Wall composto per la compilation anti- Trump Our First 100 Days, e alcune versioni alternative dei brani contenuti in Burn Your Fire For No Witness (2014). Angel Olsen, da molti definita come la Regina dell’indie folk americano, è diventata uno dei nomi di punti della scena indipendente USA, un’artista con uno stile influenzato tanto dal folk rock, quanto dall’indie e dall’alternative rock degli anni ’90.

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