METAL CHURCH

From the Vault

Reaper Entertainment

Data pubblicazione: 10 Aprile 2020

 

 

Combattere il fuoco con il fuoco! Senza citare i Four Horsemen, i Metal Church, una delle colonne del power U.S. e del metal mondiale (ingiustamente poco valutati, oggi), lanciano questo grido di battaglia, quantomai necessario in questo periodo, dalle tracce digitali della loro ultima fatica ‘From the Vault’ e le loro chitarre sono letali come un fire-raid di F-22 Raptor.

 

Dall’opener ‘Dead on the Vine’ (primo singolo e video del disco), passando per ‘Conductor’ o la bruciante ‘Above the Madness’ il quintetto di Seattle inanella riff granitici, ricchi di abrasiva melodia e grande classe del metal classico americano, senza copiare sé stessi o facendo della bieca operazione nostalgia; qui ci sono strutture veloci come una Mustang e letali come una Colt, prodotte dalle due asce Vanderhoof e Van Zandt, perfetta colonna sonora per la fuga perenne delle macchine di ‘Mad Max: Fury Road’, spinte dalla batteria calda e piena di talento di Howland che, assieme al basso di Unger, si dimostra parte di una sessione ritmica da urlo, per precisione e fantasia. Ne sono testimoni la parte finale di ‘False Flag’ e lo strumentale ‘Insta Metal’, dove emerge un’altra strepitoso punto di forza di questo disco e dei Metal Church: l’atmosfera.

 

Incastonata perfettamente nella velocità e nell’energia del power americano, i famosi arpeggi estranianti e le atmosfere stranianti da terre desolate vengono sprigionati dai mid-tempo più crudi e ‘sporchi’ (vedasi l’incipit della grandiosa ‘Mind Tief’, cattiva come un blues, epica più dell’epic) e dalla velenosa voce di Mike Howe, non un mero epigone del compianto David Wayne, ma una sorta di discendente, più rabbioso ed acido, ma sempre pieno di espressività e capace di strapparti l’anima.

 

Si prosegue con ‘Tell Lie Vision’ (che ha come unico difetto una brevità forse eccessiva), la bella ‘False Flag’ dal ritornello maligno che s’incista nello spirito per non lasciarlo più e, per concludere, la misterica ed introspettiva chiosa ‘432hz’, dove le chitarre intonano i loro concisi ma tutt’altro che minimali assoli, note che s’incastrano come gemme-bulloni nella corona di ruggine di un mondo che finisce, per salutarne un altro che arriva.

 

Seguono una serie di bonus track di alto valore come le splendide cover di ‘Please don’t Judas Us’ (versione immensa e poderosamente commovente del classico dei Nazareth), ‘Green Eyed Lady’ e dell’iconica ‘Black Betty’ dei Ram Jam, oltre che a una versione nuova di ‘Badlands’ ed altre due bonus track.

 

Un lavoro entusiasmante raccolta di canzoni inedite dell’era Mike Howe, che ha come unico difetto veramente rilevante (esattamente come il brano già citato ‘Tell Lie Vision’) la brevità forse un po’ eccessiva, visto lo stato di grazia della band, la quale avrebbe potuto offrirci qualche brano in più.

 

Godiamo, però, di questi gioielli da combattimento: sono grandi armi per la battaglia che i nostri spiriti stanno vivendo e montiamoli sulle nostre vetture al nitro per lanciarci nel deserto ed affrontare la battaglia al tramonto: dal deserto sorgerà il nuovo mondo, forse anche grazie a questo piccolo gioiello di selvaggia grazia metallica.

 

 

Tracklist:

 

1. Dead on the Vine

2. For No Reason

3. Conductor (redux)

4. Above the Madness

5. Mind Thief

6. Tell Lie Vision

7. False Flag

8. Insta Mental

9. 432hz

COVER SONG

10. Please Don’t Judas Me (Nazareth cover)

11. Green Eyed Lady (Sugarloaf cover)

12. Black Betty (Ram Jam cover)

BONUS

13. Badlands (2015 Version)

14. The Enemy Mind (Bonus Track)

15. The Coward (Bonus Track)

 

 

Line-up:

Mike Howe – Voce
Kurdt Vanderhoof – Chitarra
Stet Howland – Batteria
Steve Unger – Basso
Rick Van Zandt – Chitarra

 

Link:

metalchurchofficial.com

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