Il racconto del tempo sospeso prende forma nelle immagini distanziate della fotografa milanese, che coglie con il bianco e nero la non-realtà che stiamo vivendo.

 

A causa di questa quarantena, come tanti noi costretta a casa dal 25 febbraio, Gaia Menchicchi, trova il modo di dare vita a un nuovo progetto per allegerire le giornate che le hanno permesso di non pensarci (troppo).

 

Gaia Menchicchi, milanese, è fotografa e grafica. Dopo anni di studi e viaggi per il mondo, inizia la sua carriera fotografica nel 2008 specializzandosi in eventi e spettacoli. L’interesse per la cucina e per il lavoro dietro le quinte degli chef l’hanno portata a scegliere la fotografia di food e still life. Scatta per Grande Cucina, La Cucina Italiana, Linkiesta Gastronomika e lavora al fianco di numerosi ristoranti e blogger per rendere le loro ricette sempre più accattivanti. Ha pubblicato a marzo 2020 il libro “Cucina di resistenza nel tempo sospeso”, APProjects edizioni. Le sue foto illustrano il libro di Marco Bianchi e il ricettario Granoro. Gaia è anche fotografa di Rock Rebel Magazine.

 

 

Il progetto fotografico Distantanee

«Quando ho scattato la prima foto di questo progetto, 60 giorni fa al Vigentino, non sapevo ancora che sarebbe diventata la mia nuova avventura fotografica: un racconto per immagini, libero e indipendente, che raccoglie gli scatti realizzati da allora a oggi, una narrazione continua della realtà contemporanea. 

 

Uno scatto al giorno, per ripercorrere i nostri stati d’animo e capire come siamo cambiati, come ci stiamo evolvendo e come si sta modificando la realtà intorno a noi.»

 

Racconta così Gaia Menchicchi la sua avventura, iniziata quasi per caso al Vigentino e proseguita per tanti quartieri milanesi colti nella loro sospensione, rigorosamente con un iPhone e senza macchina fotografica.  «La macchina al collo dà troppo nell’occhio, e in questi giorni avrebbe stonato. Volevo solo scatti rubati che fissano istanti sospesi e situazioni irreali a pensarci solo fino a qualche mese fa.»

 

Nasce così DISTANTANEE, il nuovo racconto che narra con iper-realismo il tempo sospeso del Covid 19. Per raccontare questi giorni, la nostra vita che cambia nei suoi gesti quotidiani e ci trasfigura, trasformandoci in chi non siamo mai stati. Non solo lo spazio che narra con i suoi vuoti la nostra realtà, ma uomini, donne, giovani e anziani, con le loro file ai supermercati e le loro mascherine.

 

Distantanee perché nate dalla distanza, ma colte nell’attimo del tempo dilatato. Foto tutte in bianco e nero che forzano la sensazione di sospensione in cui tutti siamo costretti a vivere, foto di persone sole in mezzo a piazze assurdamente piene del loro senso di assenza e mancanza. Cancelli chiusi e con lucchetti, per luoghi nati per essere aperti e sociali. L’inquietudine di gesti, visi e corpi fermati da uno scatto in un istante che pare dilatarsi all’infinito, come questo assurdo periodo di forzato isolamento che stiamo (non) vivendo.

 

 

Di seguito alcune foto del progetto Distantanee, ne trovate molte altre a su distantanee.it

 

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