PARADISE LOST

Obsidian

Nuclear Blast Records

Data pubblicazione: 15 Maggio 2020

 

 

Le gotiche tempeste d’Albione tuonano il pianto del mondo. Dopo il sublime ‘The Ghost of Orion’ degli imperiosi My Dying Bride, un’altra delle entità eoniche del doom/death britannico, i vittoriani Paradise Lost, scuote la greve aria di questi mesi con una perla di metal romantico, possente come un menhir ed aggraziato come una lacrima nel vento: ‘Obsidian’ è, in tutto e per tutto, un capolavoro del doom/death da una band che ne è stata fondatrice e l’apice di una rinascita iniziata con ‘Faith divides…..’ e proseguita fino al precedente, splendido ‘Medusa’.

 

La nuova fatica di Holmes e compagni è una maestosa sintesi delle durezze death metal in mid-tempo degli esordi (Lost Paradise, Gothic), dell’oscura e rocciosa melodia di ‘Icon’ eDraconian Times’, salvando e purificando quando ci sia stato di buono della decadente fase dark/sinth partita con ‘One Second’. Il risultato viene incarnato dalle prime due track ‘Darker Thoughts’ e ‘Fall from Grace’ (primo singolo e video), dove il passo da leviatano della batteria di Väyrynen, accelerando fulmineamente, guida le chitarre di Aedy e dell’oscuro menestrello Mackintosh nella tessitura di trame complesse, tumultuose e mutanti come una ventosa notte autunnale.

 

Un disco, questo ‘Obsidian’, che oltre a fondere tutte le sfaccettature del doom/death dei PL, gioca, grazie anche ad una produzione eccezionale, con suoni possenti, rocciosi ma splendidamente definiti, su un equilibrio perfetto fra la sofferta brutalità di riff oscuri, ora cadenzati come ‘Serenity’, ricca anche di riferimenti epici quasi al limite del viking metal, ora folgoranti e veloci come ‘Ghosts’ (secondo brano divenuto singolo e  lyric video ufficiale), dove riemerge tutta la melodia ancestrale di ‘Icon’.

 

Riff massicci ma melodie introspettive, solfeggi di dolore sussurrato, come gli incipit ‘The Devil Embraced’, o i cori femminili che ci ricordano ‘Shades of God’, i quali aprono l’arcana ‘Forsaken’, sono il mix incredibilmente vario, ma anche straordinariamente armonizzato, che caratterizza questo lavoro, dove emergono, al di là di un lavoro corale splendido dei 5 britannici, il lavoro di bilanciamento svolto dal basso di Edmondson (un perno dei Paradise Lost) e, soprattutto, la prova della chitarra solista e mastermind Mackintosh e del vocalist Holmes. Il primo intesse melodie che sembrano perdersi tra rovine di città un tempo testimoni di drammi tra creature celesti, vedasi la conclusiva e straordinaria ‘Ravenghast’, forse il brano-simbolo dell’intero album. Il secondo, mostrando tutta la varietà tecnica ed espressiva di una voce che ha ampliato il suo bagaglio timbrico, senza dimenticarsi di essere la voce di una delle più grandi band metal della scuola doom/death; il growl di Holmes ferisce e sbrana lo spirito quanto il suo pulito recitativo, assieme ai melanconici clean di stampo dark, perfettamente incastonati in strutture vocali che forgiano parole dal magma nero ed incandescente di strutture musicali che sono dei veri e propri gargoyle: eterni ed inamovibili come pietre, ma pronti a spiccare il volo nei cieli notturni in tempesta, per un’eterna lotta con il vento del dolore più solenne e nobile.

 

Un disco eccezionale per una band che è tra gli emblemi stessi del concetto di ‘vero romanticismo metal’. Have no Fear: embrace the brightening Darkness!

 

 

Tracklist:

1. Darker Thoughts

2. Fall from Grace

3. Ghosts

4. The Devil Embraced

5. Forsaken

6. Serenity

7. Ending Days

8. Hope Dies Young

9. Ravenghast

 

 

Line-up:

Nick Holmes Vocals

Waltteri Väyrynen Drums

Stephen Edmondson Bass

Gregor Mackintosh Guitars (lead), Keyboards

Aaron Aedy Guitars (rhythm)

 

Link Utili:

paradiselost.co.uk
facebook.com/paradiselostofficial
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youtube.com/user/paradiselostuk

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