ALESTORM

Curse Of The Crystal Coconut

Napalm Records

Release Date: 29 maggio 2020

 

 

I pirati del metal Alestorm stanno nuovamente per tornare alla riscossa per la sesta volta, con l’uscita del sesto album in studio con Napalm Records il 29 maggio, “Curse Of The Crystal Coconut”. Ancora una volta, cosa ci possiamo aspettare da questo nuovo album degli Alestorm se non divertimento, il solito metal allegro, delle sane bevute e la tipica scanzonatura marinaresca?

 

Tuttavia, stavolta possiamo anche affermare che le vecchie sonorità folk-power delle origini – e qui si parla di una storia lunga ben 13 anni – si discostano da quello che è il prodotto attuale, caratterizzato da una serie di influenze musicali più disparate, talvolta tendenti al metal sinfonico o persino al metalcore con inserti growl, oltre che dai soliti testi demenziali in tema piratesco con riferimenti alla cultura pop. L’originalità del disco sta nella diversità di composizione oltre che alle ospitate in tutto l’intero album che hanno permesso a questi metallari scozzesi di “True Scottish Pirate Metal” (come hanno voluto chiamare la loro musica) di allargare le proprio vedute sia dal punto di vista musicale che lirico con l’approccio di musicisti diversi; vogliamo citare ad esempio il rapper Captain Yarrface (Rumahoy), Mathias “Vreth” Lillmåns (Finntroll), Patty Gurdy (Patty Gurdy’s Circle) con la sua ghironda, il violino di Ally Storch (Subway to Sally), Fernando Rey (Afterpain) e Kaelhakase e Tatsuguchi (Japanese Folk Metal).

 

 

Il disco va comunque visto su due livelli: il primo quello più superficiale, lascia credere che sia un album diretto, lineare, conciso, dove non si notano cambi dall’inizio alla fine; dall’altro, invece, visto in maniera più sottile e in profondità, affiora invece una certa sfaccettatura e dinamicità che determinano la struttura portante di ogni singola canzone, non solo grazie appunto agli interventi delle guest star, cosa che dà appunto un risultato unico a sé stante, ma anche per le chitarre heavy al punto giusto, col loro tocco old school da un lato e melodico dall’altro, e per la presenza del violino e della ghironda dalla verve folk dei tempi andati.

 

<<We’re only here to have fun, get drunk, and make loads of money!>>: così parte il ritornello del singolo e opener dell’album, “Treasure Chest Party Quest”, dal video divertentissimo, i cui testi riassumono la filosofia di questi scanzonati Alestorm in tutti questi anni da quando li abbiamo conosciuti, mostrando il tono orecchiabile e danzabile della canzone insieme alla successiva “Fannybaws”, di cui è già uscito il video, la tipica storia metal di pirati alla ricerca del rum perduto, che ha delle reminiscenze con la vecchia traccia del 2011 “Back Through Time” che citava già il “mighty terrorsquid” (il potente Calamaro del Terrore). Queste due tracce insieme a “Call of the Waves”, “Pirates Scorn”, “Shit Boat (No Fun)” e “Pirate Metal Drinking Crew” sicuramente saranno quelle che infiammeranno i cuori dei fan della band in sede live, proprio per il carattere goliardico e allegro che viene presentato: sia musicalmente che vocalmente per il timbro tipico ed eccezionale del cantante Chris Bowes sono perfette sotto ogni punto di vista.

 

Particolarissime con un certo non-so-che di alienante ma pur sempre caciarone sono “Zombies Ate My Pirate Ship”, un misto tra un approccio metal sinfonico e metalcore sia musicalmente che vocalmente (qui entra in gioco la voce di Patty Gurdy accompagnata dalla sua ghironda), “Tortuga” dalla musicalità polka con il rap di Captain Yarrface come ospite e la coralità del ritornello, “Chomp Chomp” con Mathias “Vreth” Lillmåns alla voce e la combinazione assolo di chitarra-keytar- ghironda (che richiama certe strofe della colonna sonora di “Games Of Thrones”).

 

La penultima traccia, la più lunga di tutte di poco più di 8 minuti, “Wooden Leg Part 2 (The Woodening)”, inizia con un intro pomposo un po’ alla “Star Wars” e racchiude in sé un bel mélange di generi metal, che ricordano i Dimmu Borgir, i Kamelot e gli Ensiferium, ed è forse la traccia più heavy dell’album nonostante la sezione chiptune da videogame tipica degli anni ’80: aggiungiamoci pure gli inserti narrativi in giapponese da parte di Kaelhakase e Tatsuguchi della band Japanese Folk Metal e in spagnolo da parte di Fernando Rey degli Afterpain. Mentre la scelta di concludere il disco con “Henry Martin” pare un po’ azzardata ma pur sempre interessante perché si tratta della cover di una canzone popolare scozzese, che perde un po’ di mordente visto le “vibe” divertenti e piratesche, che caratterizzano tutto l’album.

 

Tre concetti per riassumere questo nuovo “Curse Of The Chrystal Coconut”: grandi riff metal, coretti goliardici da karaoke e liriche tamarre. Possiamo chiedere di più per tuffarci nella festa dei nostri pirati preferiti Alestorm?

 

 

Tracklist:

1. Treasure Chest Party Quest

2. Fannybaws

3. Chomp Chomp

4. Tortuga

5. Zombies Ate My Pirate Ship

6. Call of the Waves

7. Pirate’s Scorn

8. Shit Boat (No Fans)

9. Pirate Metal Drinking Crew

10. Wooden Leg Pt. 2 (The Woodening)

11. Henry Martin

 

 

Line-up:

Christopher Bowes “Head Chef”: Vocals, keytar

Máté Bodor “Sous Chef”: Guitar

Gareth Murdock “Pastry Chef”: Bass

Elliot Vernon “Maître d’hôtel”: Keyboard

Peter Alcorn “Sommelier”: Drums

Tobias Hain: Trumpet

Jan Philipp Jacobs: Trombone

 

Guests:

Captain Yarrface: Vocals on “Tortuga”

Mathias “Vreth” Lillmåns: Vocals on “Chomp Chomp”

Patty Gurdy: Vocals on “Zombies Ate My Pirate Ship”, Hurdy Gurdy on the whole album

Ally Storch: Violin on the whole album

Fernando Rey: Narration on “Wooden Leg Part 2 (The Woodening)”

Kaelhakase & Tatsuguchi: Narration on “Wooden Leg Part 2 (The Woodening)”

 

 

Link:
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