MOONLIGHT HAZE

Lunaris

Label Scarlet Records

Release date: 12 Giugno 2020

 

 

Seconda produzione degli emergenti Moonlight Haze, band nata da una costola importante dei Temperance, ossia Chiara Tricarico, Lead Singer e Giulio Capone, batterista. Lo stile non si discosta molto da quello delle origini, un potente Symphonic Power Metal di ispirazione nordica che si rifà a Masterpiece come Nightwish, Within Temptation, Delain ed Epica; la chiave di volta è ancora messa nelle mani di Simone Mularoni, il Master del mixing del Domination Studio che, come in altre produzioni italiane, appone il proprio sigillo di fabbrica, simbolo di “certificato di qualita’” della musica prodotta dagli artisti, riuscendo ad esaltare notevolmente la resa finale dei brani.

 

 

La partenza in questo ‘Lunaris’ viene data da “Till the End” ove emergono nette le note caratteristiche di Chiara Tricarico che sa alternare note vellutate e leggiadre ad espressioni di devastante potenza, passando dal cantato etereo a timbri lirici. Il background sonoro vede un corposo motore ritmico affiancato alle chitarre che, solerti, si pongono in primo piano nel momento topico dell’assolo. Segue il primo singolo estratto dall’LP, “The Rabbit of the Moon”, la proiezione sonora di una favola che vede la componente delle tastiere fare un importante ambientazione nel panorama del brano, a tratti spunta un flauto alla Jetro Tull che rende tutto piu’ fiabesco. Ispirazione Folk per la Title Track “Lunaris”, caratterizzata da un asciutta linea di basso dettata da Alessandro Jacobi, si contrappone all’alternanza di falsetti vocali alla Tarja e voce “piena” ed importante. Pregevole la conclusione con le due chitarre di Alberto Melinato e Marco Falanga che alternano classica ad elettrica in un’ottima amalgama.

 

 

Segue “Under you Spell” che, in primis appare una famosissima hit degli 883 poi evolve in chiave Metal offrendo una bella Hard Ballad tutta voce, culminante nuovamente in un bell’assolo di chitarra, per nulla scontato e decisamente di ispirazione Mularoni. Interessante sfida è quella offerta dal brano “Enigma” interamente cantato in italiano e che trae chiaro spunto dalle creazioni dei Dream Theater; struttura del brano assolutamente votato al Prog ad eccezione della seconda metàche vede emergere la vena lirica di Chiara che introduce un altro bell’assolo di chitarra e tastiere. In chiusura di album c’è anche la versione in inglese che melodicamente è notevolmente più convincente: sicuramente una bella sfida ma la metrica inglese rende tutto più semplice e armonico!

 

Con “Wish Upon a Scar” si rientra sul filo conduttore della band arrivando finalmente al villaggio degli elfi in festa e gioiosi. Un impronta solare e spensierata, fresca e tardo primaverile, con un pizzico di Folk ma ottimamente plasmato in un brano dove Giulio Capone ha dato sfogo alla sua cassa, alternando doppio pedale a triplettate non indifferenti. Dato che i giovanotti non hanno paura di fare assoli, eccone un altro anche in questo brano e di tutto rispetto!

 

Fino ad ora i brani sono stati tutti entro i 4 minuti e mezzo ma con “The Dangerous Art of Overthinking” c’è la necessità di infrangere la barriera dei 6 minuti e mezzo (seppur l’intro sia quasi 2 minuti), probabilmente brano che sarà da opening act quando si portà rivedere i concerti live. La natura del brano si discosta un po’ da quanto sino ad ora ascoltato in quanto appare una seconda voce Growl e la connotazione appare piu’ simile ad un brano Epic: qualitativamente di buona fattura ma con riserva sul gusto di inserire un brano così eterogeneo.

 

Tutt’altra miscela quella esplosiva di “Without You”, nettamente di altro spessore e con una velocità devastante, nuovamente focalizzata sulla parte vocale ma con un contorno strumentale che fa impallidire i padiglioni auricolari. Cambio totale di scenario, approdando ad un villaggio di vichinghi in festa, tra boccali di birra e belle e prosperose donne dalle fluenti trecce rosse; una goliardica Ballad Folk dagli accenti celtici, piacevole per distendere i momenti di Hi-Rate-Ratio dei bpm.

 

Altro brano più strutturato nei tempi è “Nameless City”, teoricamente ultimo brano considerando la citata “Enigma” che segue in versione inglese, che alterna voce patinata ed angelica a poderose strofe liriche, supportate da una struttura musicale corposa. Per fare un’analogia potrebbe essere un’eccellente OST di una rivisitazione di Biancaneve in chiave Metal: melodie leggiadre e fiabesche con chitarroni, basso e batteria devastanti. Un’eclettica ma sensata atmosfera armonico-melodica innovativa e di buon gusto.

 

Con questo secondo album si ha la conferma che il progetto Moonlight Haze funziona e produce musica che ha un certo valore, ancor di più in quanto è un progetto totalmente italiano. Chiara Tricarico riveste il posto di frontwoman all’interno della band facendo risaltare ulteriormente le proprie caratteristiche canore, fattore che nei Temperance non era così chiaro e netto in quanto la posizione di leader bisognava spartirsela con altri “galletti presenti nel pollaio”. Sicuramente un progetto di grande capacita’ tecnica e che potra’ offrire forti emozioni musicali.

 

 

Tracklist:

Till the End

The Rabbit of the Moon

Lunaris

Under your Spell

Enigma

Wish Upon a Scar

The Dangerous Art of Overthinking

Without You

Of birth and death

Nameless city

Enigma (english version)

 

 

Line-up:

Chiara Tricarico – voce

Marco Falanga – chitarra

Alberto Melinato – chitarra

Alessandro Jacobi – basso

Giulio Capone – tastiere e batteria

 

 

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