CREEPER

Sex, Death & the Infinite Void

Roadrunner Records

Release date: 31 luglio 2020

 

 

I Creeper cantano l’Amore. Quello più drammatico, tormentato, letterario, che ha fatto scrivere pagine su pagine ai poeti di ogni epoca. Un po’ figli di Baudelaire, un po’ dal gusto vintage che strizza l’occhio al mood anni 50 e 60 per certi giri di chitarra, ma con una furbizia quasi pop che si incarna ottimamente nella voce di Will Gould.

 

L’intro temporalesco ci spinge subito sotto le note di “Be my end” e qui, fatalmente, ci immaginiamo tutti quanti al tavolo, sedotti dall’alcol, a contemplare le movenze di quell’Angelo travestito da Diavolo (o viceversa), a cui chiediamo invano di salvare la nostra anima (ma speriamo fortemente che non lo faccia).

 

Mantiene alto il livello di attenzione il successivo “Born Cold”: il dialogo fra chitarra e sezione ritmica ricorda i migliori The Clash, il refrain enfatizza quella sofferenza espressa nelle linee vocali che, a tratti, ricordano Brian Molko dei Placebo. Si passa a “Cyanide” e qui sembra quasi di avventurarsi nel brit pop, ma sempre iniettato di veleno, quello di cui la band inglese sembra non poter fare a meno. “She’s my cianyde, I drink her very night…”.

 

“Annabelle” è di una bellezza talmente semplice che ti rapisce dal primo secondo e non ti molla più: provate a non canticchiare il giro di chitarra che sorregge la strofa, oppure a non battere il piede incoraggiati da un basso così “rotondo”. “Paradise” ci porta subito dentro le atmosfere della celebre “Goodnight Moon” di Shivaree, con quel suo fare così intimo che poi si trasforma nella colonna sonora perfetta per una pellicola di Tarantino. “Poisoned Heart” è romanticismo all’ennesima potenza: la voce di Gould, mai così teatrale, vibra, ammalia, conquista con la sua delicatezza.

 

“Thorns of Love” è una serenata, con tanto di angeli a intonare il coro su un letto di spine, mentre i bagliori sprigionati dal ritornello si fondono con la luce misteriosa e rassicurante della luna. A introdurre la poesia di “Four Years Ago” è una melodia di violini, che poi lascia spazio ancora una volta al frontman Will Gould mentre duetta con una controparte femminile: le voci si parlano, si cercano, si prendono e si lasciano.

 

In “Napalm Girls” i nostri cercano di alzare un po’ i toni e aumentare la velocità, toccando vagamente le coordinate punk. Con “Black Moon” il singer britannico conferma la sua capacità di cambiare registro, tanto che il cantato “trascinato” ricorda a volte Robert Smith dei The Cure. Chiude l’album “All My Friends”, una ballad piano e voce che suona tanto come una confessione, di debolezze e di virtù.

 

Questo Sex, Death & the Infinite Void” è per tutti. Per i romantici incalliti che ancora scoppiano in lacrime e singhiozzi quando guardano Ghost. Per i metallari duri e puri e che, smessi i panni del guerriero della notte, fanno i conti con i tormenti del proprio cuore. Parafrasando il testo biblico si può dire: “Prendete e mangiatene tutti. Questo è il vostro corpo, offerto in sacrificio per voi”.

 

Tracklist:

1. Hallelujah!

2. Be My End

3. Born Cold

4. Cyanide

5. Celestial Violence

6. Annabelle

7. Paradise

8. Poisoned Heart

9. Thorns of Love

10. Four Years Ago

11. Holy War

12. Napalm Girls

13. The Crown of Life

14. Black Moon

15. All My Friends

 

Line-up:

Vocals: Will Gould

Guitars, keyboards: Ian Miles

Guitars: Oliver Burdett

Bass: Sean Scott

Drums: Dan Bratton

Piano, violin, backing and co-lead vocals: Hannah Greenwood

 

 

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