DUKES OF THE ORIENT

Freakshow

Frontiers Music

Release date. 7 agosto 2020

 

 

I Dukes of the Orient, la band progressive rock formatasi nel 2017 per il volere del cantante John Payne (ex-Asia, GPS) e il tastierista Erik Norlander (Last In Line, Lana Lane, Rocket Scientists), rilascia un nuovo disco dal titolo “Freakshow”. L’album che segue l’omonimo album pubblicato nel 2018, nasce a seguito dell’esperienza fortificatrice maturata attraverso le prestigiose collaborazioni con una serie di musicisti noti alla scena rock e metal internazionale come Jay Schellen, Bruce Bouillet, Guthrie Govan, Jeff Kollman e Moni Scaria, i quali aderirono all’incisione dell’album di debutto dei Dukes of the Orient.

 

Il nuovo prodotto discografico della band anglo-statunitense vede tra i fondamentali punti chiave la voce potente e decisa di John Payne; il suo timbro è il vero marchio di fabbrica del primo brano “The Dukes Return”, dall’introduzione che ricorda non a caso le sonorità del noto album dei Genesis “Dukes” e del più celebre “Abacab”, entrambi ingredienti della miscela ritmico-melodica che segnala il “ritorno” in pompa magna dei The Dukes of Orient. “The Ice is Thin”, con un titolo che funge da forte richiamo a “Thin Ice” dei Pink Floyd, è un brano costruito su un accompagnamento preponderante di pianoforte e coadiuvato da un buon mix di melodie intercambiabili tra chitarra e tastiere, che comunicano per la creazione di base che ricorda il celebre brano dei Supertramp “Breakfast in America”.

 

“Freakshow”, la title track, ha bel riff iniziale potenziato dalla presenza dei synth che detta le regole sia della struttura melodica che della fase ritmica. In “The Monitors” sono ancora i synth a dirigere i lavori d’impalcatura di un brano tipicamente sullo stile prog rock anni Ottanta, ma con meno scambi ritmici e molta più melodia. “Man of Machine” ha un incipit in sordina, per poi facilitare l’ingresso deciso del resto della band che dà vita ad un brano dalla predisposizione strutturale in continuo divenire; sul finale c’è ampio spazio per i virtuosismi di tutto l’organico. “The Last Time Traveller” è una ballad ricca di sentimento che racconta l’inesorabile scorrere del tempo; il brano presenta una sezione strumentale che funge da intermezzo, e che accende gli animi temporaneamente acquietati della band.

 

“A Quest for Knowledge” è un brano che richiama le migliori prestazioni dei Toto, con un’introduzione a cappella, e un uso eccezionale della sezione ritmico-melodica che certificano un’impeccabile padronanza della materia sonora. “The Great Brass Steam Engine”, dall’intro inquietante e dal riff “elettronico”, è un brano strumentale psichedelico ricco di sfumature introspettive, che segna l’ennesima conferma della versatilità sonora di questa band. “When Ravens Cry” è un vero e proprio racconto epico, un disegno immaginario che catapulta l’ascoltatore in una foresta incantata piena di corvi, i quali sembrano sussurrare i versi finali della poesia omonima di Edgar Allan Poe: “stretto all’ombra di quel circolo maliardo (il corvo) non potrà surger mai più!”. “Until Then” è il brano di chiusura che regala una riflessione a chi ha saputo cogliere la delicatezza e la particolare creatività dei Dukes of Orient durante questo percorso ricco di emozioni e di originalità.

 

“Freakshow” è un disco che sintetizza le pratiche del miglior prog degli anni Ottanta, ma che aggiunge alla “ottima ricetta” un sapore particolarmente elegante e sobrio, il segno indelebile del bagaglio artistico che la band britannica può vantare in tutto il mondo.

 

 

Tracklist:

The Dukes Return

The Ice Is Thin

Freakshow

The Monitors

Man Of Machine

The Last Time Traveller

A Quest For Knowledge

The Great Brass Steam Engine

When Ravens Cry

Until Then

 

 

Line up:

John Payne – Vocals, Bass, Guitars

Erik Norlander – Keyboards

Frank Klepacki – Drums

Alex Garcia – Guitars

Eric Tewalt – Saxophone

 

Link utili:

dukesoftheorient.net
facebook.com/Dukes.of.the.Orient

 

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