“The Story of life” – Gli ultimi giorni di Jimi Hendrix”, è il nuovo libro del giornalista e critico musicale Enzo Gentile, scritto insieme a Roberto Crema, collezionista hendrixiano, dedicato all’ultimo mese di vita di Jimi Hendrix (scomparso a Londra il 18 settembre 1970). Ma capiamo meglio di cosa tratta dalle parole di Enzo Gentile che ci ha concesso gentilmente questa esaustiva intervista telefonica.

 

Dal 23 luglio, è disponibile in libreria e in digitale “The Story of Life, gli ultimi giorni di Jimi Hendrix”. Questo è il quarto libro che ha scritto dedicato a Jimi Hendrix. Qual è stata l’idea di partenza che l’ha portata a scrivere nuovamente del leggendario chitarrista?

Innanzitutto io e Roberto Crema, che è coautore, siamo amici ed entrambi siamo degli appassionati storici di Jimi Hendrix e di questo genere musicale. Lui, ben noto collezionista hendrixiano e fondatore dell’associazione “Jimi Hendrix Italia” (ha anche creato un sito italiano Jimihendrixitalia.blogspot.it), si è dedicato ancor più intensamente di me. Abbiamo curato insieme già due anni fa un libro sul tour italiano “Hendrix: ’68”, the Italian experience” e in quell’occasione abbiamo trovato tanto materiale di cui non si conosceva l’esistenza, come foto e testimonianze. Dal momento che non amo tornare su un argomento già battuto dalla stampa e dai giornali, non avevo voglia di fare un’ennesima biografia o un’analisi critica, quindi abbiamo pensato a cosa ci mancasse e abbiamo realizzato che effettivamente mancava un racconto dettagliato degli ultimi giorni di Jimi. Si sono fatte tante speculazioni, si sono raccontate molte bugie piene di inesattezze sulla sua fine – partendo dal fatto che per molti è uno dei tanti morti per overdose/droga – quindi ci sembrava giusto anche riscrivere la verità, tornando cosi sull’argomento con tutti i dati e con la storia appena prima e appena dopo la sua morte. Un racconto per ridare memoria a quel giovane talento che ci ha lasciati all’età di 27 anni.

 

Quanto è stato complicato scrivere di questi dettagli con relative testimonianze e quanto c’è voluto per mettere insieme il tutto? E in che modo ha collaborato con Roberto Crema, che come già detto è un grande appassionato?

Grazie alla raccolta di materiale di Roberto (molti anche inediti) abbiamo costruito il libro. Un libro studiato proprio come un’ inchiesta giornalistica, raccontando fatti che non sono all’ordine del giorno. Di base è stato un lavoro abbastanza complesso, come smistare tutto il materiale come documenti, riviste, giornali dell’epoca, selezionando le interviste più interessanti rilasciate in quei giorni e ascoltando le persone che ne avevano condiviso il palco, le trasferte ma anche il tempo libero e rendere il tutto come fosse appunto un’inchiesta ma con una forma di libro e non di articolo, ecco, forse questo è stato il lavoro più lungo.
Abbiamo pensato che fosse giusto anche non concentrarsi solo sul dato tecnico della morte, ma allargare un po’ lo sguardo su altri dettagli, come un ampio resoconto sulla battaglia legale per l’eredità, cosa è successo dopo la sua morte e soprattutto una sorta di contesto storico; c’è un capitolo in cui si può leggere quale fosse la musica che si ascoltava in quei giorni, chi c’era in testa alle classifiche, quali film programmati nei cinema e altri argomenti.

 

La prefazione è stata scritta da Leon Hendrix, il fratello di Jimi. Lei lo conosceva già?
Sì, anche in questo caso Roberto l’ha conosciuto meglio di me, infatti è lui che me l’ha presentato. Qualche anno fa ho anche curato l’edizione italiana del libro scritto da Leon, “A brother’s story”, e in quell’occasione venne in Italia per fare un po’ di presentazione dove naturalmente eravamo presenti sia io che Roberto Crema. Ci sembrava più che adatto e opportuno dare voce a lui per l’introduzione di questo libro, inoltre di lui si parla anche nel libro stesso.

 

Il libro comprende anche delle testimonianze di alcuni personaggi famosi come Carlo Verdone, che è un vero amante di Hendrix, George Benson, Eric Burdon, Paolo Fresu, Pat Metheny, Franco Mussida, Beppe Severgnini, Fabio Treves.

Esatto! Ho voluto evitare di fare una sfilata di opinioni da parte di mille personaggi o artisti, perché tutti hanno da dire qualcosa a riguardo e l’ho già fatto in passato, sarebbero state cose rifritte.Volevo persone che potessero raccontare, in esclusiva, il loro punto di vista “hendrixiano”. Carlo Verdone, che ha già curato l’introduzione del libro “Hendrix ’68 – The Italian Experience” (unico regista al mondo ad aver avuto i diritti di ben sei brani di Jimi per un suo film, ndr. ), non poteva mancare con un suo contributo. Fabio Treves ha visto il concerto all’Isola di Wight, quindi gli ho chiesto una sua opinione. George Benson l’ho scelto perché, non lo sapevo nemmeno io, racconta come loro si incontrassero spesso nei vari Club dell’America della metà degli anni sessanta, entrambi emergenti, se la “giocavano” sul palcoscenico facendo la gavetta nei locali di Blues, Rhythm and blues, Soul, e questo è una racconto di vita vissuta che mancava. Paolo Fresu ha scritto di suo pugno una sorta di proiezione di quella che sarebbe potuta essere una collaborazione tra Hendrix e Miles Davis che si è spenta sul nascere, si sarebbero dovuti vedere nelle settimane successive a quel 18 settembre.

 

Se dovesse fare una sorta di spot pubblicitario per incentivare il pubblico ad acquistare questo libro cosa direbbe a chi è già fan Jimi Hendrix e a chi non conosce il mondo di Hendrix?

Direi che si potrà scoprire un lato che anche per me era in parte inedito, quello di un ragazzo che a 27 anni è in cima al mondo ma vive anche un’esistenza un po’ sofferta, un po’ in solitudine, un po’ sfortunata come lo fu nell’infanzia e nell’adolescenza. In questo libro mettiamo in luce e portiamo a galla aspetti molto personali, aspetti personali che affiorano nelle interviste rilasciate al tempo, emerge tutta la sua fragilità e anche un certo candore, non sembra né un personaggio prepotente o arrogante e quell’ esuberanza che aveva sul palco, nel privato si contraddistingue per la sua disponibilità nel rilasciare anche interviste lunghissime, qualche volta anche con delle domande abbastanza sciocche. Ci sono quindi diversi dettagli che ne fanno un ritratto abbastanza imprevisto.
Come immagine di copertina abbiamo usato una foto scattata il pomeriggio prima della sua morte, ed è quella di un ragazzo che abbraccia la sua chitarra, una tazza di tè davanti, nel giardino di casa e sembra porsi in maniera molto delicata a chi gli sta di fronte.
Abbiamo pubblicato l’ultima cosa che scrisse, poche ore prima di morire; lui lasciò un testo che poteva essere destinato a una canzone o a una poesia, lo abbiamo pubblicato in modo che si rifletta su cosa ha fatto e che cosa ha pensato in quei giorni. Ecco, tutto questo ce lo riporta a una condizione molto umana che non ha niente a che fare con il demone della droga, con la rockstar uccisa per overdose. Questo non è un libro che porta una tesi, è un libro che ricostruisce i fatti, pubblichiamo anche l’autopsia. Quindi non è un nostro parere, non è un nostro pensiero è un modo oggettivo per rappresentare la verità.

 

Diciamo che qui si potrà scoprire veramente il lato umano di questo giovane con tanto talento che ci ha lasciato. Forse non sapremo mai cosa sia successo. Cosa ci dobbiamo aspettare da Enzo Gentile ? Un nuovo libro in futuro ancora dedicato a Jimi Hendrix o con questo si chiude un capitolo?

Credo di aver chiuso il cerchio, ci sono tantissimi libri su Hendrix, non ho la presunzione di poter dire qualcosa di nuovo, ma lasciamo anche aperta la “porta” del destino. Avendone fatti 4 in una ventina d’anni e avendo curato anche il libro del fratello, direi che ho dato. Per passione continuerò a seguire i documentari, i suoi dischi, ma questo è un discorso più che altro dell’appassionato e del fan.

 

La ringrazio per la disponibilità per questa interessante conversazione, ma soprattutto per questo meraviglioso libro.

 

 

 

“THE STORY OF LIFE”  (edito da Baldini+Castoldi/La nave di Teseo, pp. 336, euro 20.00 cartaceo, euro 9.99 in digitale).

 

Enzo Gentile, milanese, giornalista professionista, hendrixiano da sempre, si occupa di musica e musiche da più fronti. Ha collaborato a un centinaio di testate, quotidiani e di ogni periodicità, pubblicato una ventina di libri, organizzato mostre e convegni, curato la direzione artistica di vari festival, operato per radio e televisioni; è docente all’Università Cattolica (Master in comunicazione). Dopo Jimi Hendrix (1990), Jimi santo subito! (2010), Hendrix ’68 –The Italian Experience (2018, con Roberto Crema), questo è il quarto volume dedicato all’artista che più ama.

 

Roberto Crema, collezionista hendrixiano dal 1970, è curatore dal 2008 del blog Jimihendrixitalia.blogspot.it e presidente dell’omonima associazione che promuove vari eventi (concerti, festival, mostre) dedicati al genio mancino di Seattle. Ha collaborato con radio e televisioni a programmi musicali dedicati a Jimi Hendrix. Nel 2014 ha prodotto il documentario Jimi Hendrix, Bologna 26 maggio 1968, presentato al Biografilm Festival. Nel corso degli anni ha collaborato alla stesura di testi dedicati a Jimi sia in Europa che negli Stati Uniti. Tra i suoi libri Jimi Hendrix in Italia 1968 (2010, con Caesar Glebbeek) e Hendrix ’68 – The Italian Experience (2018, con Enzo Gentile).

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