Marilyn Manson

We Are Chaos

Loma Vista/Caroline International

Release date: 11 settembre 2020

 

Dopo tre anni da “Heaven Upside Down”, Marilyn Manson ritorna con il suo undicesimo album, “We Are Chaos”.

 

“We Are Chaos”, pubblicato l’11 settembre 2020, si presenta nella veste di concept album, nato dalla collaborazione tra il Reverendo e Shooter Jennings. Le lunghe registrazioni, terminate nel gennaio 2020, hanno portato alla luce qualcosa di mai visto e sentito prima nella produzione di Manson. Non sappiamo se si tratta solo della confessione di un artista che sta ancora vivendo una tormentata crisi di identità, oppure se si tratta dell’ultimo atto di un percorso che ha portato il Reverendo ad una crescita personale e/o artistica. Quello che sappiamo è che si tratta di un vero e proprio viaggio nella psiche di Manson, e noi ci teniamo a raccontarvi quello che abbiamo visto.

 

L’album si apre con “Red Black And Blue”. Dopo una lenta e solenne introduzione in cui sentiamo il Reverendo recitare dei versi dal sapore biblico, ecco emergere quel dualismo dell’essere che già ci suggerisce il titolo della canzone. Per rappresentare questo dualismo, Manson ci propone l’immagine di un contrasto che, evidentemente, non è un contrasto solo cromatico (“Red” / ”Black”). Manson sembra voler riprendere e reinterpretare a modo suo quella stessa conflittualità che tormenta Julien Sorel, protagonista de “Il rosso e il nero” di Stendhal. Nonostante il “rogue” e il “noir” dell’opera di Stendhal si prestano a numerose interpretazioni a seconda del lettore, il comune denominatore di ogni interpretazione è l’esistenza di un conflitto interiore in chi si barcamena tra inconciliabili opposti. L’interrogativo che Manson si pone continuamente è “I’am a garbage or God?”, e la risposta è “I’m Blue”. Manson rifiuta di essere “Red” e di essere “Black”, ma non si accorge che quel “Blue” è nato proprio dall’alchimia di quei due colori. Non è un caso se Manson utilizza proprio il colore “blu”. Un colore dal significato ambiguo e terribile. Per un verso il “blu” suggerisce uno stato di serenità e di quiete, come un mare in bonaccia o un cielo terso. Ma solo troppo tardi ci si accorge che dietro quella pace e quella quiete si nasconde un’atroce condanna. Navigatori in un mare fermo e aviatori senza rotta, quella pace e quella quiete ritrovata muta presto in rassegnazione, in tristezza. Il “blu” dunque non è solo un terzo colore diverso e distinto dai due precedenti, non è una terza via, non è una via di fuga. Il “blu” è una sintesi. Manson al termine di questa prima traccia sembra rassegnarsi e riconoscere al tempo stesso di essere “rosso”, di essere “nero” e di essere “blu” (I’am red, black, and i’am blue). Manson in questo modo riconosce di essere un caos.

 

Il secondo brano è “We Are Chaos” ( di cui è disponibile il videoclip), traccia saliente per comprendere lo stato d’animo del Reverendo in questa sua sofferente autoanalisi. Il testo e le sonorità di questo brano le conosciamo già, perché la sua pubblicazione risale al 29 luglio. Eppure, soltanto adesso possiamo comprendere il vero significato. “We are sick, fucked up and complicated”, ripete disperatamente Manson e sa che a questo caos interiore, provocato da quella crisi morale e di identità descritta nella traccia precedente, non c’è una cura.

 

Qual è il germe di questo caos? Come si è arrivati a questo? Seguono “Don’t Chase the Dead” e “Paint You with My Love”, che riprendono temi come la nostalgia e il rimpianto di un passato che è meglio non rievocare. Non è saggio rimestare gli amori e gli errori del passato. Il rischio è riesumare fantasmi e demoni che credevamo essere morti e sepolti per sempre, mentre in realtà erano lì pronti a tenderci un’imboscata.

 

Arrivati al quinto brano, “Half –Way & One Step Forward”, si giunge al finale del primo atto di questo viaggio. Siamo a “metà strada” (half way), siamo al “punto di non ritorno” (the point of no return). Siamo arrivati al momento di veder partorire una stella danzante da questo inarrestabile caos. Arriva il momento di compiere quel “passo avanti” (one step forward), di compiere quel gesto definitivo per ristabilire un nuovo ordine.

 

Con il sesto brano, “Infinite Darkness” si apre il secondo atto. “Infinite Darkeness” è anche il titolo dell’acquerello dipinto da Marilyn Manson e utilizzato per la copertina di questo album. L’acquerello rappresenta un volto (il volto di Manson) che emerge dalle tenebre. Manson si libera di quell’infinita oscurità. Manson esce dal caotico oblio della sua psiche irrequieta e tormentata, esce da quella buia caverna dove vita e morte si confondono, dove ogni percezione di sé e del mondo è corrotta.

 

Con “Perfume”, “Keep My Head Together” e “Solve Coagula” Manson è libero perché ha finalmente accettato i suoi limiti, i suoi confitti irrisolti, le sue ferite. Tutto ciò che prima lo indeboliva ora lo ha reso più forte, più sicuro, più ambizioso. È libero sì, ma ha la testa ben attaccata al corpo, sa che deve essere prudente e non affatto idealista. Sente di nuovo il profumo del mondo, ma al tempo stesso riesce a sentire il tanfo dei pericoli che si celano in esso. Ma è stato realmente fatto quel passo che aveva chiuso il primo atto?

 

L’ultimo brano, “Broken Needle”, ci lascia di fronte ad un finale tragico. Forse quel coraggio ritrovato era solo un sogno. Una dolce illusione. La realtà ben diversa, poiché l’eroe di questo racconto è ancora fermo, naufraga ancora in quell’infinita oscurità, intrappolato nel suo personale caos. L’ago che avrebbe potuto levargli quella fitta cataratta che lo costringeva a vivere in un mondo senza sole, adesso si è rotto.

 

È arrivato il momento di tirare le somme. Siamo sicuramente davanti ad un prodotto interessante, sia dal punto di vista musicale che in termini di tematiche trattate. Probabilmente l’opera più complessa e potente del Reverendo. Ogni sonorità è curata nel dettaglio, mai banale, e si innalza fino al tragico epilogo. Ogni brano innesca l’altro come tessere di un domino e procedono lungo una linea curva, fino a comporre un cerchio. Infatti, l’ultimo brano si ricollega e riparte esattamente con il primo. Possiamo distinguere i due atti che compongono questo uroboro narrativo: nel primo, l’eroe si scontra con i suoi tormenti; nel secondo l’eroe si innalza finché non precipita come un provetto Icaro.

 

Con “We Are Chaos” non siamo davanti al solito Manson. Tuttavia lo riconosciamo. Nonostante i toni country/southern di Shooter Jennings e le influenze della musica anni ’80 che connotano questa sua ultima opera, possiamo ancora riconoscere quell’energia e quella grinta che hanno reso il Reverendo un’icona dell’industrial metal. Riconosciamo ancora quella la sua voce, così cruda e distorta, che si trascina malinconica e non manca di esplodere all’improvviso come un ruggito che si fa eco di quell’urlo primordiale dell’universo. Un’eco che arriva fino a noi e fa tremare i demoni che ci portiamo dentro.

 

All’inizio ci siamo chiesti se questo “We Are Chaos” fosse una personale testimonianza del vissuto di Marilyn Manson, ma la verità è che già nel titolo possiamo comprendere che i protagonisti di questa storia siamo noi. Perché ciascuno di noi porta ancora dentro un piccolo misero frammento di questo infinito universo che, prima che diventasse “kosmos” (ordine), in principio non era altro che caos. Perché tutti noi non siamo altro che caos.

 

 

Tracklist

· Red Black And Blue

· We Are Chaos

· Don’t Chase the Dead

· Paint You with My Love

· Half –Way & One Step Forward

· Infinite Darkness

· Perfume

· Keep My Head Together

· Solve Coagula

· Broken Needle

 

 

Line up:

Marilyn Manson – testi, voce, strumentazione, produzione e grafica 

Shooter Jennings – testi, strumentazione e produzione 

Juan Alderete – basso

Jamie Douglass – batteria

Ted Russell Kamp – basso

Brandon Pertzborn – batteria 

Aubrey Richmond – violino

John Schreffler – chitarre, pedal steel guitar

Paul Wiley – chitarre

 

Tecnici

· Tony Ciulla – management

· Christopher Leckie – layout design

· Steve Olmon – assistente di sessione

· Mark Rains – ingegneria audio

· David Spreng – ingegneria audio, strumentazione addizionale, “second layer additional mix”

 

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