HEATHEN

Empire of the Blind

Nuclear Blast Records

Release date: 18 Settembre 2020

 

 

Una band per pochi, gli Heathen, anche per via della loro esigua discografia, almeno dal punto di vista della quantità. Diverso se guardiamo alla qualità di una particolarissima band, perfettamente a cavallo tra il thrash Bay-Area ed il power/speed americano, caratteristica che ha donato loro una personalità unica ma una diffusione da culto (e questo, non sempre è un aspetto negativo).

 

4 album tra il 1987 ed il 2020 e questo ultimo lavoro ‘Empire of the Blind’ ci consegna ancora una volta una band che sceglie l’unicità della sua proposta, la fedele attinenza alla sua personalità ibrida, generata dal chitarrismo aggressivo, contorto, veloce, di Lee Altus, al quale si devono gli albori dei Meshuggah di ‘Contradditions Collapse’ (ascoltate i passaggi dello strumentale ‘Fine Red Mist’ per rendervene conto) ed alla voce graffiante, possente di David White, pronta a prodursi in passaggi melodici, a tratti epici, come nella title-track ‘Empire of The Blind’ o l’evocativa ‘Blood to Be Let’.

 

Il chitarrismo di Altus e del suo collega Lum (supportati da vari guest come Holt, Hunolt o l’ex Piercy) è uno dei centri di questo lavoro dove la ricerca e la strutturazione si innestano su una trama aggressiva ed estrema, dove il lato thrash della formazione californiana la fa da padrone, vedasi ‘The Blight’, ‘Dead and Gone’ o la conclusiva ‘The Gods Divide’ (escludendo lo strumentale finale ‘Monument to Ruin’). Un brano, questo, esemplificativo della natura di un album che come il predecessore ‘The Evolution of Chaos’, spinge sulla cupezza di ritmiche pesantissime ed una produzione ultra-satura di toni bassi, ma che aggiunge un piglio epico, un’esplosione di dinamica e reattività che segnano in maniera particolare questo full-length.

 

Sì, perché se si ascolta l’incipit di ‘Sun in My Hand’, quasi una chiamata alle armi, una marcia di rivincita segnata da un guitar-work possente ma anche complesso e pregno di splendidi e ricercati assoli, oltre che a lead melodici trascinanti, si ha la misura di un lavoro ancora più ricco di idee e creatività anche di ‘Evolution….’, in confronto al quale, però, ‘Empire of the Blind’, mostra il suo unico punto debole: una produzione suoni a volte troppo carica di bassi, come detto in precedenza.

 

La fluidità melodica, gli assalti di riff ultra-stoppati nei tempi medi ed aggressivi, intricati e brucianti, come nel brano ‘In Black’, gestiti e sequenziati molto bene dalla dinamica della lavoro di batteria vivace del nuovo arrivato Jim DeMaria (affiancato da un grande lavoro del bassista Mirza, ma che vede anche lui leggermente messo in ombra dai suoni), che dimostra anche di saper essere lineare quando serve, oltre che ricco di spunti nei momenti dei cambi di tempo, viene un po’ appesantita da questo tipo di produzione che, in alcuni momenti, appare rendere leggermente avulso il cantato del sempre duttile ed ispirato White che, ogni tanto sembra come arrivare da un altro disco suonato contemporaneamente. Un ulteriore difetto (stiamo facendo le pulci al lavoro in questo momento, sia chiaro) è la resa dei cori, un po’ appiattiti da missaggio e produzione, sbilanciati nel sottolineare i momenti più possenti ed aggressivi, come nella ferocissima ‘Shrine of Apathy’, ma che penalizzano i momenti dove la melodia crea un’introspezione iperdinamica che sarebbe da applausi, non fosse per questo scivolone in fase di produzione; un vero peccato, perché specialmente gli assoli, autentici gioielli, della coppia Altus e Lum o dei passaggi meditativi e melodici di White, questo brano è un altro capolavoro degli Heathen, per un disco entusiasmante e ricco di idee e creatività, penalizzato solo da una scelta di suoni che, in alcuni frangenti, oltre ad apparire non proprio centrata, può anche annoiare un po’ l’ascoltatore.

 

Rimane il fatto che, di album così e di formazioni dalla personalità così spiccata, capaci di rendere in musica gli sconvolgenti scenari di questo mondo, il metal e la musica in generale, ne ha sempre più bisogno. Andate oltre ed imbracciate quest’arma meditativa di alta scuola thrash/speed.

 

 

Tracklist:
1. This Rotting Sphere (strumentale)
2. The Blight
3. Empire Of The Blind
4. Dead And Gone
5. Sun In My Hand
6. Blood To Be Let
7. In Black
8. Shrine Of Apathy
9. Devour
10. A Fine Red Mist (strumentale)
11. The Gods Divide
12. Monument To Ruin (strumentale)

 

 

Line up:
David White | Voce
Lee Altus | Chitarra
Kragen Lum | Chitarra
Jason Mirza | Basso
Jim DeMaria | Batteria

Special guests:

Gary Holt (Exodus/Slayer) Guitars

Rick Hunolt (Ex-Exodus) Guitars

Doug Piercy (Ex-Heathen) Guitars

 

Link:
www.facebook.com/heathen.official
heathentrash.bigcartel.com

instagram.com/heathenthrash

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