BLUE ÖYSTER CULT

The Symbol Remains

Frontiers Music Srl

Release date: 9 ottobre 2020

 

 

A distanza di ben 19 (diciannove!) anni dall’ultima release, Blue Öyster Cult ritornano sulle scene con questo imponente “The Symbol Remains”.

Spesso in queste occasioni ci si chiede se ci possa essere una motivazione artistica dietro questi ritorni, ed onestamente si sa che spesso (sempre?) la risposta è negativa.

Prosaicamente, più che di urgenza espressiva si tratta infatti di monetizzare soprattutto il passato, intraprendendo un nuovo tour con la scusa di avere un disco da lanciare, anche se fondamentalmente il tutto serve a pagare le bollette.

Tuttavia questo non impedisce, in alcuni casi fortunati, di trovarsi tra le mani comunque dei lavori degni, che risvegliano la gloria passata e la perpetuano con qualità.

Ça va sans dire, è il caso di questo album dei Blue Öyster Cult, storica band americana di ampio successo oltre oceano ed oggetto di culto (nomen omen) nelle nostre lande, che con questo nuovo platter ci (di)mostra che non è solo il simbolo ad essere rimasto.

La presenza in formazione di due dei membri fondatori quali Buck Dharma ed Eric Bloom, fondamentali nello sviluppo del linguaggio dei BOC fin dalle origini, rappresenta poi una eventuale ulteriore garanzia.

 

Fin dall’opener “That Was Me”, grintoso brano di apertura con tanto di break reggae, si capisce che c’è sostanza in arrivo: brani quali “Tainted Blood”, “Edge Of The World”, “The Return Of Santa Cecilia”, “There’s A Crime” e “The Machine” non sono altro che ulteriori – numerosi, come si vede – punti di forza, mentre song quali “Box In My Head”, “Florida Man”, il boogie di “Train True (Lennie’s Song)” e la quasi-jam “Secret Road” servono ad alleggerire l’atmosfera durante l’ascolto integrale, senza scadimenti.

 

Qui e là l’eco del passato rieccheggia glorioso lungo il programma, che su 14 brani presenta qualche calo, ma pochi cedimenti, e mai gravi. Si tratta di trovare l’ago nel pagliaio: “Nightmare Epiphany”, con i suoi accenni rockabilly sembra più che altro fuori fuoco, e “Stand and Fight”, bella grintosa, sembra in tutto e per tutto uno scarto dei Metallica del Black Album – e di queste copie i nostri proprio non hanno bisogno.

 

Infine, menzioni particolari per “The Alchemist”, probabilmente la canzone migliore del lotto, che rieccheggia lo storico sound dei Blue Öyster Cult, e per la conclusiva “Fight”, più pacata rispetto ad altre ed enigmatica nella sua conclusione (“It wasn’t that much of a fight/last word: turn out the light”), che sembra indicare una possibile/probabile chiusura finale della carriera dei nostri, che visti gli esiti di questo lavoro, sinceramente non ci auguriamo proprio.

 

Piccola nota a lato: vista la loro importanza durante tutta la carriera della band, nota per le ambientazioni sci-fi talvolta metaforiche di realtà molto più reali, la mancanza dei testi penalizza la fruizione dell’album, e la possibilità di esprimerne una valutazione veramente completa. Un vero peccato, che ad ogni modo non ci impedisce di dare un giudizio molto positivo di quanto abbiamo ascoltato: “The Symbol Remains” è senza dubbio un ascolto indispensabile per i fan di vecchia data, ma anche un album che sarà anche utile a tutti gli altri per scoprire una fetta importante e spesso ingiustamente sottovalutata della storia del rock mondiale.

 

Track List:

1. That Was Me

2. Box in My head

3. Tainted blood

4. Nightmare Epiphany

5. Edge Of The World

6. The Machine

7. Train True (Lennie’s Song)

8. The Return Of Santa Cecilia

9. Stand And Fight

10.Florida Man

11.Alchemist

12.Secret Road

13.There’s A Crime

14.Fight

 

Line-up:

Eric Bloom

Donald “Buck Dharma” Roeser

Richie Castellano

Danny Miranda

Jules Radino

 

Contatti:
facebook.com/blueoystercult
blueoystercult.com
twitter.com/theamazingBOC

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