BRUCE SPRINGSTEEN & E Street Band

Letter To You

Columbia Records/Sony Music

Release date: 23 ottobre 2020

 

 

Ci eravamo lasciati nel parcheggio del “Moonlight Motel”, a bere whisky, ascoltando le ultime note nostalgiche che chiudono “Western Stars”. Un anno dopo, quell’eco nostalgica ritorna per introdurre il nuovo e attesissimo capolavoro firmato Bruce Springsteen & E Street Band.

 

Quella stessa “nostalgia” che aveva chiuso “Western Stars” dunque ritorna e si eleva a leitmotiv nei 12 brani che compongono “Letter To You”. Nostalgia che emerge anche attraverso la riproposizione di tre brani che i fan del Boss già conoscono, ossia “Janey Needs A Shooter”, “If I Was The Priest” e “Song Of Orphans”; si tratta di tre brani, scritti tra il 1970 e il 1972, che per l’occasione ritornano con un nuovo sound.

Non possiamo descrivervi la musica, ma possiamo raccontarvi le sensazioni che abbiamo provato.

 

L’album si apre con “One Minute You’re Here”. Immediatamente ci viene mostrata una chiara allegoria del tempo che, per l’occasione, assume le sembianze di un grosso treno nero (“big black train”) che corre e fischia lungo i binari; in questo modo Bruce ci dà la possibilità di “uscire dal tempo” e vederlo scorrere inesorabile.

 

Questo incipit dal sapore onirico, che ci permette di oscillare dolcemente tra la fantasia e la realtà, insieme ai tre brani “Letter To You” , “Burnin’ Tain” e “Last Man Standing”, ci descrive il rapporto di Bruce con il Tempo; un rapporto che si snoda su due dimensioni della realtà: quella fisica, dove il Tempo è unità di misura con cui poter calcolare il trascorrere degli eventi (“One minute you’re here, next minute you’re gone” – One Minute You’re Here); quella metafisica, dove il Tempo è qualcosa di cui tutti, senza affidarci ai nostri sensi, abbiamo esperienza. Il paradosso sta nella impossibilità di poter dominare il Tempo nella dimensione fisica e, al contrario, nella possibilità di poter dominare il Tempo nella dimensione metafisica; infatti, mentre nella realtà fisica siamo succubi del Tempo che scorre, consuma e divora con la stessa ferocia del titano Crono (Bruce descrive appieno la tirannia del Tempo in Burnin’ Train: “Time is my hunter. I wanted you to heal me but you set me on fire”); al contrario, nella realtà metafisica siamo noi a dominare il Tempo, ricorrendo alla memoria.

 

La memoria dunque ci consente di dominare il Tempo, attraverso la rievocazione di tutto ciò che si è direttamente visto, conosciuto e vissuto. Come se si sfogliasse un vecchio album di foto ricordo (“Faded pictures in an old scrapbook. Faded pictures that somebody took” – Last Man Standing). Questa dominazione sul Tempo tuttavia non è sempre lineare, coerente e benevola. In realtà si tratta di un processo interiore che nasconde non pochi rischi; infatti, se non si è pienamente capaci di dominare i propri ricordi, può accadere di essere sopraffatti da quella nostalgia malinconica che si cela dietro ogni ricordo; ulteriore rischio è quello di perdere se stessi in quella moltitudine di ricordi che si affollano e si confondono nella mente (“I thought I knew just who I was and what I’d do but i was wrong – One Minute You’re Here).

 

Bruce allora escogita un modo per riordinare i suoi ricordi e soprattutto per impedire che questi possano perire o alterarsi a tal punto da corrompere la sua identità. Bruce decide di ricorrere alla scrittura, o meglio, alla scrittura di una lettera. Una lettera dove riportare tutto ciò che di più autentico, bello o brutto che sia, ha vissuto (“In my letter to you, I took all my fears and doubts … All the hard things I found out … All that I’ve found true … I took all the sunshine and rain, All my happiness and all my pain, The dark evening stars, And the morning sky of blue” – Letter To You).Vi chiederete, “A chi è indirizzata quella lettera?” Probabilmente si tratta di una lettera che Bruce destina a se stesso. “Perché?” Lo risposta è nei brani “The Power Of Prayer”, “House Of A Thousand Guitars”, “Rainmaker”.

 

Bruce, avviando questa corrispondenza epistolare con se stesso, dà una forma tangibile a quel dialogo interiore utile per ritornare a domare il Tempo. Un dialogo interiore che, al pari di una preghiera, vuole esorcizzare quella nostalgia che intensifica ogni dolore ed ogni paura (“Baby that’s the power of prayer” – The Power Of Prayer). Mettere ordine nei propri ricordi, accettare la scomparsa di chi non c’è più e l’impossibilità di rivivere concretamente ciò che è stato, permette di ritrovare quell’equilibrio interiore e quel vigore necessario per affrontare le difficoltà del presente (“Parched crops dying ‘neath a dead sun – Rainmaker / “The criminal clown has stolen the throne – House Of A Thousand Guitars).

 

Gi ultimi due brani, “Ghosts” (“I’m alive, I can feel the blod shiver in my bones. I’m alive and I’m out here on my own. I’m alive and I’m comin’ home. Yeah, I’m comin’ home”) e “I’ll See You In My Dreams” (“For death is not the end, and I’ll see you in my dreams”) suggellano la vittoria dell’artista sul Tempo e sulla Morte.

 

In conclusione, cosa possiamo dire? Il Boss è tornato e sa ancora emozionarci come la prima volta. “Letter To You”, tra le note romantiche del piano e dell’organo, l’energia della chitarra e gli assolo di armonica, è una giostra di romanticismo e furia rock-folk. Nonostante quella costante e pregnante malinconia che sembra strozzare ogni parola, ogni verso e ogni strofa, la potenza vocale e quella musicale del Boss e della E Street Band intervengono come un grido di battaglia per rasserenare e al tempo stesso rinvigorire i nostri cuori e le nostre menti. Sereni come il volto di Bruce Springsteen che appare in copertina, nonostante la tormenta di neve; vigorosi come la primavera che attende di rinascere sotto il bianco sudario dell’inverno.

 

 

Tracklist:

· One Minute You’re Here

· Letter To You

· Burnin’ Train

· Janey Needs A Shooter

· Last Man Standing

· The Power Of The Prayer

· House Of A Thousand Guitars

· Rainmaker

· If I Was The Pirest

· Ghosts

· Song for Orphans

· I’ll See You In My Dreams

 

Line up:

· Bruce Springsteen – voce e chitarra

· Roy Bittan – tastiere, pianoforte

· Jake Clemons – sassofono

· Charles Giordano – organo

· Nils Lofgren – chitarra

· Patti Scialfa – cori, chitarra

· Garry Tallent – basso

· Steven Van Zandt – chitarra

· Max Weinberg – batteria

 

 

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