Il progetto DISTANTANEE, nato dalla fotografa Gaia Menchicchi che mostra attraverso foto in bianco e nero la solitudine di Milano durante la quarantena, prende forma in un libro: “D I S T A N T A N E E – La distanza nell’istante. Milano durante il lockdown. Primavera 2020″ in collaborazione con la giornalista Anna Prandoni.

 

Il libro fotografico Distantanee nasce da un’esigenza, faremmo meglio a dire da un’impellenza.

Dal bisogno di condividere qualcosa che non siamo ancora in grado di capire, ma che ci ha colpiti tutti e sta modificando di mese in mese le nostre vite, le nostre certezze e i nostri valori. È un racconto fotografico di un tempo fluido, sospeso, che ha mutato per sempre il concetto stesso di ‘impossibile’. Per fissare questi momenti, per renderli in qualche modo ‘altro da noi’ abbiamo sentito l’esigenza di guardare da lontano che cosa ci stava succedendo davvero.

 

Perché la raccolta di queste immagini è potenza e ricordo, ma anche monito e strumento. Il racconto del tempo sospeso prende forma nelle immagini distanziate della fotografa milanese Gaia Menchicchi, che ha colto con il bianco e nero la non-realtà che stiamo vivendo. Le parole che accompagnano questo libro sono sensazioni, letture, pensieri, idee della giornalista Anna Prandoni, che ha accompagnato da lontano l’autrice nei momenti degli scatti, e ha colto le sue sensazioni, mutuandole con quelle che viveva personalmente nelle stesse situazioni.

 
Il filo rosso che ha unito queste due distanze, digitalmente, ha creato un itinerario ideale nel tempo sospeso, vissuto distante, ma percepito comune.

 

Nasce così DISTANTANEE, il racconto che narra con iper-realismo il tempo sospeso del Covid 19. Prende forma per raccontare questi giorni, per descrivere il cambiamento avvenuto nella nostra vita, modificata nei suoi gesti quotidiani. È un modo per vedere come ci ha trasfigurati, trasformandoci in chi non siamo mai stati.  Non solo dunque una descrizione fotografica e narrativa dello spazio che narra con i suoi vuoti la nostra realtà, ma i pensieri di uomini, donne, giovani e anziani, con le loro file ai supermercati e le loro mascherine. Distantanee perché queste immagini e queste sensazioni sono nate dalla distanza, ma sono state colte nell’attimo del tempo dilatato. Foto tutte in bianco e nero, che forzano la sensazione di sospensione in cui tutti siamo stati costretti a vivere, foto di persone sole in mezzo a piazze assurdamente piene del loro senso di assenza e mancanza. Cancelli chiusi e con lucchetti, per luoghi nati per essere aperti e sociali. L’inquietudine di gesti, visi e corpi fermata da uno scatto in un istante che pare dilatarsi all’infinito, come questo assurdo periodo di forzato isolamento che abbiamo (non) vissuto.

 

“La macchina al collo dava troppo nell’occhio, e in quei giorni avrebbe stonato. Volevo solo scatti rubati che fissano istanti sospesi e situazioni irreali a pensarci solo fino a qualche mese fa.”

 

Quando abbiamo immaginato di trasformare Distantanee in un libro non avremmo mai immaginato che il nostro progetto avrebbe preso forma proprio all’alba di una nuova chiusura. Ma forse il destino sa fare progetti migliori dei nostri.

 

Siamo sicure di una cosa: quel tempo sospeso, quel lockdown, quel vissuto distanziato ma collettivo non tornerà mai più così come l’abbiamo vissuto la prima volta.

 

Per questo, proprio oggi, ci sembra importante ricordare, rivedere, meditare su ciò che è stato. Lo abbiamo fatto con il cuore, e con le lacrime. Perchè non vogliamo dimenticare quei giorni. Ma soprattutto perchè non vogliamo riviverli.

 

Buona lettura.”

Gaia Menchicchi

 

Libro Fotografico

92 pagine

rilegato a mano

 

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