Abbiamo avuto il grande onore di intervistare Tyla Campbell, uno dei figli di Phil Campbell sul loro nuovo album “We’re The Bastards”, disponibile per l’etichetta Nuclear Blast da venerdì 13 novembre 2020. 

 

(Segue intervista in italiano e inglese)  *** See below for the English version. ***

 

Rock Rebel Magazine (RRM): Il nuovo album pubblicato il 13 novembre è stata la migliore mossa in tempi di pandemia di coronavirus, proprio mentre l’industria musicale sta soffrendo terribilmente. E per fortuna, la creatività non è mai andata scemando in questo periodo di incertezza; da un punto di vista creativo, come è stato realizzato il disco? Da cosa avete tratto stavolta ispirazione tu e i tuoi compari per questo secondo album in studio?

 

Tyla Campbell (TC): Siamo partiti dalla decisione di pubblicare un album proprio quest’anno e di iniziare a scriverlo nei primi mesi. Todd aveva prenotato lo slot di registrazione in studio per aprile, ma quando siamo entrati in lockdown a marzo, abbiamo dovuto registrare tutte le parti separatamente. La decisione definitiva di pubblicare il disco è arrivata proprio quando ci siamo resi conto di non poter più andare in tour quest’anno. E ci siamo perciò detti che pubblicare della nuova musica entro l’anno sarbbe stata la decisione migliore, affinché i nostri fan potessero aspettersi qualcosa nell’imminente!

 

RRM: Per via della situazione attuale, deve essere stato per voi doloroso cancellare gli show pianificati per il 2020, ma, al contempo, deve essere stata una decisione importante non annullare invece la registrazione del nuovo album “We Are The Bastards”, prodotto da tuo fratello Todd nello studio di registrazione in Galles. Come è avvenuto il processo di registrazione delle parti? Il missaggio è stato affidato stavolta Soren Andersen. Come è ricaduta la scelta su questo fantastico chitarrista danese?

 

TC: Diciamo che Todd è impegnato nelle registrazioni ormai da quasi 15 anni; poi siccome in occasione dell’album solista di Phil dell’anno scorso Todd aveva avuto il compito di registrare e Soren quello di missare, si è creato un buon team, credo che squadra giusta non si cambia e appunto la cosa più sensata da fare era ripetere lo stesso per “We’re The Bastards”. Il processo di registrazione è stato decisamente diverso per via delle regole di distanziamento sociale, per cui potevamo andare in studio solo due per volta: normalmente, ci sarebbero state presenti in studio alcune persone per darti il feedback giusto o proporti idee differenti, questa volta c’era solo Todd. Lui poi, essendo il produttore, ci ha fornito parecchie idee, perciò per me registrare le mie parti di basso per conto mio è stato abbastanza rilassante, invece che avere normalmente gli occhi di quattro o cinque persone puntati su di me.

 

RRM: Con questo nuovo album, si ha l’impressione che il “business di famiglia” stia proseguendo a gonfie vele. Non fa strano che uno non appartenente alla famiglia, Neil Starr, possa essere escluso dal merito di far parte del nome della band anche per questo secondo lavoro? OK OK, i suoi contributi vocali e ai testi sono ovviamente notevoli!

 

TC: Ti dirò, è stato proprio Neil, l’unico non appartenente alla famiglia, a proporre il nome Phil Campbell and the Bastard Sons! Lo giuro, nostra madre non ne era mica tanto entusiasta, eh! Ma come lo avrete potuto notare e cogliere dal disco, Neil è il collante del gruppo.

 

RRM: “Son Of A Gun” è stato il primo singolo ad essere stato pubblicato: una scelta più mirata di questa non poteva essere per la presentazione dell’album in uscita a novembre. Le possibili tracce successive potrebbero essere la radiofonica “Born To Roam” e la opener “We’re The Bastards”. Possiamo supporre che non puoi anticiparci nulla adesso, ma che sentimenti ti suscitano queste due canzoni da proporre in sede live o in radio? Pensi che la canzone con la parolaccia che inizia per “B” potrebbe impedire alle radio di farla passare, come succede spesso al giorno d’oggi a molte canzoni dal linguaggio molto “colorito”?

 

TC: Che dire, ognuno fa le sue scelte di vita! E siccome, già lo scorso 9 ottobre avevamo pubblicato il video di “We’re the Bastards” con l’idea che mai saremmo stati mainstream in radio con la parolaccia “bastardo” nel nostro nome, poco ci importa delle conseguenze! Una cosa buffa è che è stato lo speaker radiofonico Adam Walton della BBC Radio Wales ad iniziare a dire “bastardo” ogni volta che ci fa passare nel suo programma delle 22, perciò trovo davvero divertente sentire che proprio la BBC non censuri la parolaccia proprio per via del nostro nome!

 

RRM: Tornando alla canzone “We’re The Bastards”, le parole ripetute nel ritornello sembrano rappresentare perfettamente l’essenza della vostra musica e la colonna sonora della vostra “filosofia”, cosa che si percepisce persino in “Born To Roam” e in “Animals”. Descrivici un po’ queste sensazioni e cosa vorreste rivelare ai vostri fan con queste tracce.

 

TC: L’album “We’re The Bastards” non è altro che l’omaggio ai nostri fan, dandogli proprio questo titolo quando un fan ci ha twittato di non vedere l’ora di ascoltare il nuovo album, seguito dall’hashtag #we’rethebastards; perciò abbiamo pensato che fosse il titolo più appropriato in onore ai nostri fan!

 

RRM: Qual è stata la canzone più ostica dal punto di vista musicale e lirico? Credi che per alcune parti sia capitato il cosiddetto “blocco dello scrittore” a te e agli altri della band? Se si è verificato, come vi siete poi sbloccati?

TC: Per le liriche, è meglio che chiedi a Neil visto che quello è il suo mestiere! Dal punto di vista musicale, non credo ci siano mai stati veri e propri blocchi compositivi, visto che come band in toto cerchiamo di non stare troppo su certe parti e concetti, ma di tirare giù ciò che ci riesce più naturale. Avevamo già buttato giù qualche idea di melodie e riff mentre jammavamo ai soundcheck l’anno scorso, quindi ci siamo trovati già con delle idee prima di iniziare a comporre. Il bello è che dopo poche settimane avevamo quasi tutto il materiale per un album intero.

 

RRM: “Desert Song” presenta toni blueseggianti e country, grazie anche ad alcuni inserti di armonica a bocca, e richiama visivamente a luoghi distanti dalla vostra madrepatria o addirittura da qualsiasi altro posto in Europa. Quale è il concetto che sta alla base di questa traccia?

 

TC: Sinceramente, non saprei da cosa sia nato questo concetto. Mi ricordo che, mentre stavamo sperimentando con la canzone “Dark Days” nel nostro primo album, non sapevamo dove stessimo andando a parare, eppure quella è poi diventata la nostra hit più famosa! Appena ci siamo resi conto che ciò ci aveva dato più scioltezza e libertà nell’album al momento di scrivere un paio di canzoni che riprendessero proprio quel feeling di allora, ecco che Todd trova la scusa per sfoderare la sua fisarmonica!

 

RRM: La ballata “Waves” ha rallentato di un po’ il ritmo delle due precedenti tracce veloci e cadenzate di chiara ispirazione ai Motörhead, “Hate Machine” e “Destroyed”. Qui grazie alla tua parte ritmica spettacolare, abbinata a quella di tuo fratello, oltre che all’assolo di chitarra e alla voce sensuale di Neil, si crea un’atmosfera piena di carica energetica e positiva. Mettere una canzone lenta come ultima traccia del disco è stato puramente casuale o lo avete fatto di proposito? Che messaggio volete trasmettere?

 

TC: Questa canzone è una di quelle di cui avevamo già i riff pricipali di basso da uno dei soundcheck durante il tour dell’anno scorso; originariamente abbiamo raddoppiato il tempo per darle uno stampo rock, ma al momento di ricomporla, è stata una idea di Dane di provare a dimezzare il ritmo, facendola diventare una ballad. Penso che sia stato poi Todd a scrivere i riff del ritornello e una volta che avevamo in mano la forma grezza della canzone, abbiamo pensato che fosse la chiusura perfetta per l’album, ancora prima che Neil tirasse giù le sue parti vocali e liriche, che per me sono forse i suoi momenti più potenti di tutto il disco. Questa è davvero la mia canzone preferita nell’album e non vedo l’ora di poterla far sentire a tutti!

 

GRAZIE TYLA PER IL TUO PREZIOSISSIMO TEMPO CONCESSO A ROCK REBEL MAGAZINE E COMPLIMENTI PER IL VOSTRO MERAVIGLIOSO ALBUM!

 

 

 

*** See below for the English version. ***

 

RRM: The new album being published on November 13th is the perfect move during the Corona pandemic, while the music industry is extemely suffering. Luckily, creativity has never died during this period of uncertainty. From a creative point of view, how did the album come together? What inspired you and your band members this time for this second album?

 

Tyla Campbell (TC): We were always going to release an album this year and started writing it at the beginning of this year. Todd booked the studio time as he produced it for April but obviously we went into lockdown in March so recorded all of our parts separately. We did have a decision to make regarding releasing the album when it looked highly likely that we weren’t going to be able to tour this year. But we all decided it was best to release new music this year so the fans had something to look forward to!

 

RRM: Despite of the current situation, it was a sad decision from your side to cancel all the shows planned for 2020, but in the meantime, it was a great decision, from your side, instead, to refuse to cancel all the recording plans of the new album “We Are The Bastards” and, in the end, it was engineered and produced by your brother Todd in his Welsh studio. How was the recording process done? The mixing and mastering were made by Soren Andersen this time. How did the choice fall on this amazing Danish guitar player?

 

TC: Well Todd has been recording for around 15 years now and I think it was such a good team for Phil’s solo album last year which Todd recorded and Soren mixed it made perfect sense to do the same again for We’re The Bastards. The recording process was different as we had to socially distance so we made sure there was only 2 people in the studio at a time. So whereas usually there’s a few people in the studio maybe giving you feedback and different ideas there was only Todd. But obviously Todd being the producer he brought lots of ideas and it was quite comfortable recording my bass parts on my own not having 4 or 5 people watch you.

 

RRM: With this new album, it seems like the “family business” is going on. Doesn’t it feel strange that a non-family member, Neil Starr, would be excluded from taking the credit for the band name for this record, too? Alright, his lyrics and vocal contributions are incredible, though!

 

TC: Neil being the only member not related actually came up with the name Phil Campbell and the Bastard Sons! Our mother was not amused I can say that for a fact. But we all know what Neil brings to the band and I think you can hear that on this record.

 

RRM: “Son Of A Gun” is the first single to go public. This is the perfect choice to present the new album coming up in November. The next songs to be mostly radiophonic could be “Born To Roam” and the opener and title track “We’re The Bastards”. We know that probably you cannot anticipate anything rght now, but what is your feeling with these songs to be played live and on the radio? Do you believe that the “B-word” could prevent radios from putting the song on air, as it happens very often with many songs nowadays, having other “colourful” words?

 

TC: Funnily enough you are bang on the money with your single choices! We are releasing the music video for We’re the Bastards tomorrow (October 9th). I suppose we were never going to get mainstream radio play with the word bastard in our name anyway so it doesn’t make much difference! There is one Radio DJ Adam Walton for BBC Radio Wales who says the word Bastard when he plays us ash is show is 10pm so I always find it quite funny that we are getting the BBC say the word bastard because of our band name!

 

RRM: Back to the song “We’re The Bastards”, the repeated chorus seems perfectly to represents the essence of your music and the anthem of your “philosophy”. What we can also perceive from the tracks “Born To Roam” and “Animals”. How would you describe this feeling with respect to these songs and what you want to present to your fans?

 

TC: We’re the bastards is basically just a tribute to our fans. We actually named the album that because a fan tweeted us saying how much he was looking forward to the new album followed by the hashtag #we’rethebastards so we thought that was a great name for the album and a great tribute to our fans!

 

RRM: What was the most difficult song to be composed both lyrically and musically? Did it occur to you and the band to have the typical “writer’s block” on some parts? If yes, how was the situation unlocked?

 

TC: You would have to ask Neil regarding the lyrics as that’s his job! Musically I don’t think we ever really got writers block. With this band we try not to overthink parts and ideas and just write whatever comes naturally to us. We had some riff ideas from jamming at soundchecks last year so we had a few ideas before we went into proper writing sessions. After a few weeks we pretty much had the full album written.

 

RRM: “Desert Song” has the most bluesy and country touch in the album, thanks also to some inserts of the harmonica, and recalls visually distant places, which could be far from your homeland or from any Europeans landscape in general. What was the idea behing this track?

 

TC: I don’t really know what the idea was really. I know we experimented with the song Dark Days off our first album and we didn’t know how that would go down but it ended up being our most popular song! Once we knew that I think that gave us a bit more freedom on this album to write a couple of more songs similar to that vibe, and Todd always tries to find an excuse to get his harmonica out!

 

RRM: The ballad “Waves” has slowed the pace of a bit after the last two speedy and rousing Motörhead-ish inspired songs, “Hate Machine” and “Destroyed”. Your rytmic part together with that of your brother Dane’s is amazing here and, together with the guitar solo and Neil’s sultry voice, the whole atmosphere tends to good vibes and positivity. Leaving a slower song at the end of the record was a concidence or was it done on purpose? Was is the message behind?

 

TC: That was actually one of the songs we had the main bass riff idea wrote from a soundcheck on tour last year. We originally double timed it in soundcheck so it was an up tempo rock song but when we started writing it I think it was Danes idea to try half time and make it more of a ballad. I think Todd ended up writing the chorus chords and once we had the basics of the song done it just felt like a perfect closing album track, and that was before Neil put down his vocals which I think are some of his strongest melodies and lyrics to date. It’s my favourite song on the album and I can’t wait to share it with everyone.

 

THANK YOU FOR YOUR PRECIOUS TIME AND CONGRATULATIONS FOR YOUR BRILLIANT NEW ALBUM!

 

 

philcampbell.net
facebook.com/PhilCampbellATBS
twitter.com/pcatbs
twitter.com/MotorheadPhil
instagram.com/phil_campbell_and_the_bs

Facebook Comments