GENUS ORDINIS DEI 
Glare of Deliverance
Eclipse Records
Release date: 4 Dicembre 2020

 

Coraggioso, imponente, splendidamente imperfetto ma mortalmente efficace.

Il concept-album dei Genus Ordinis Dei, ‘Glare of Deliverance’, oltre all’ambizioso progetto di raccontare, con 10 mini-videoclip l’intera storia, è intrigante ma rischioso, perché potrebbe scivolare nel già visto o nel banale: una ragazza, accusata di stregoneria dall’Inquisizione, tormentata, arrestata e, dopo la sua confessione ed abiura, condannata al rogo.

 

Fortunatamente il four-piece di Crema, che raggiunge il terzo lavoro, oltre a ottime capacità musicali e compositive, gode di una personalità forte, come dimostrato dal precedente ‘Great Olden Dinasty’, dove il death sinfonico di scuola svedese si mescola bene con il new death melodico americano, reminiscenze dei Machine Head di The Blackening e influenze orchestrali di quel particolare gioiello italiano che sono i Dark Lunacy, specialmente quelli di ‘The Diarist’.

 

L’intro strumentale ‘Ritual’ e la successiva ‘Hunt’ ci portano subito nel vivo di una storia narrata con la potenza delle chitarre ultrastoppate e melodiche di Monticelli e Cadregari, doppiati dalla splendida sezione ritmica composta dal batterista Meiz e dal bassista Olda, che potrebbero far ottenere il titolo di ‘Fear Factory sinfonici’ al combo lombardo.

 

Rispetto al lavoro precedente, però, i GOD inseriscono maggior orchestrazioni e cori gregoriani e liturgici, con parti di narrato in italiano (che sono i dialoghi degli attori nei videoclip) e mettendo da parte un po’ i begli assolo di Tommaso Monticelli, in favore di passaggi melodici di grande pathos, inseriti nel tessuto dei riff e che alzano moltissimo l’impatto emotivo di track come ‘Examination’, ‘Torture’ o la visionaria ‘Dream’.

 

Le orchestrazioni, ad opera di Tommaso Monticelli, sono uno dei punti di forza di quest’opera non perfetta ma incredibilmente avvincente, che mostra un ‘Bene’ deviato dal fanatismo, tramutarsi nella più perversa mostruosità di fronte ad un credo diverso, a conoscenze e credenze a lui poco conosciute e che, per la paura dell’ignoto, splendidamente resa da un brano come Edict, caratterizzato da un arpeggio iniziale di chitarra carico di dinamica e tensione, diventa il ‘Male’, in quanto cade nel gigantesco peccato di un hybris pronta a giudicare e bollare malignamente tutto ciò che è diverso da lui, alimentata dalla terribile paura lovecraftiana dell’ignoto.

 

La potenza mistica di Abjuration e della suite conclusiva ‘Fire’, tanto lunga quanto fluida e agile, sono il risultato anche di una prova vocale splendida e carica di intelligenza e sensibilità da parte del già citato Tommaso Monticelli, il quale riesce a dare molteplici sfumature ad un growl che sfocia spesso in un harsh che ricorda Blythe dei Lamb of God, ma forte di un’agilità melodica ed un’eterogeneità interpretativa notevole, tanto che quelle parti in cui ci si aspetterebbe un cantato pulito o addirittura una parte femminile, vengono resa ottimamente dalla varietà di voci distorte impiegate dal cantante cremasco.

 

Ci sono, però, anche dei difetti, anche se non si tratta di danni irreparabili, ma di imperfezioni che potevano, con la loro assenza, rendere memorabile questo lavoro.

Primo fra tutti, l’eccessiva limitazione se non quasi assenza, di assoli, cosa che in un genere di matrice sinfonica e, in questo caso, che ricorda la drammaticità e l’oscuro titanismo romantico di Fleshgod Apocalypse (ma in chiave molto più melodica e meno frenetica) e Dimmu Borgir, avrebbe giovato moltissimo, portanto il lavoro su livelli ancora più elevati.

La seconda cosa è forse l’insistere eccessivamente, in alcuni passaggi, su strutture thrash caratterizzate dagli ultrastoppati. Intendiamoci: sono estremamente efficaci e peculiari ma, quando si tratta di scendere nell’abisso di dolore e disperazione mistica della protagonista, possono risultare leggermente alieni e spezzare un po’ troppo il pathos che si vorrebbe creare.

Detto questo, siamo di fronte ad un lavoro di notevole fattura, carattere e coraggio, il tutto gestito con passione, intelligenza e, finalmente, talento, oltre che da una perizia nei particolari da grande formazione, vista la scelta di una produzione e comparto suoni davvero strepitosi per potenza, fluidità, pulizia e calore.

 

Lanciatevi in questo abisso travolgente e di titanico dolore, dove si può capire che la paura dell’ignoto, a volte, genera i peggiori mostri anche nelle anime più immacolate.

Un esaltante gorgo di angoscia e dolore..

 

Tracklist:

01. Ritual (instrumental)
02. Hunt
03. Edict
04. Examination
05. Torture
06. Judgement
07. Dream
08. Abjuration
09. Exorcism
10. Fire

 

Line up:
Nick K (voce & chitarra)
Tommy Mastermind (chitarra & orchestra)
Steven F. Olda (basso)
Richard Meiz (batteria)

 

Link Utili:

WEBSITE
FACEBOOK
INSTAGRAM
SPOTIFY

 

 

 

Facebook Comments
4