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Pubblicato il 24 Gennaio 2017

Intervista agli OSAKA FLU: “Non abbiamo paura di essere diretti e di dire quello che pensiamo”

Hanno carattere e idee molte chiare gli Osaka Flu, la band aretina formata dai fratelli Daniele e Francesco Peruzzi e da Michele Casini. Con il loro sound che punta sul Rock/Garage/Punk 

nell'ultimo album, "KM 183", questa volta interamente cantato in italiano, dimostrano quanto ci sanno fare con i testi e musica. Un lavoro che mostra a pieno le qualità di questa band che va seguita, ascoltata e vista live!

 

A cura di AngelDevil 

Ciao ragazzi! “KM 183”, uscito il 10 novembre 2016 sempre per Soffice Dischi, è il vostro secondo album. Dall’ascolto del disco è evidente la notevole capacità compositiva e il fatto che la musica che producete sia molto diretta e curata, con testi davvero intelligenti. Per questo vi faccio i miei complimenti. Siete soddisfatti del prodotto finale e dei feedback?

Ciao Angel e ciao a tutti i lettori di Rock Rebel Magazine! Grazie per i complimenti, anche noi siamo molto soddisfatti. A febbraio abbiamo deciso che questo album sarebbe stato cantato in italiano e abbiamo cercato di essere il più fedeli possibile al nostro sound. Abbiamo lavorato molto sui testi e sui contenuti. Questi dieci brani sono lo specchio del mondo degli OSAKA FLU, con tutte le sue contraddizioni. Abbiamo avuto la possibilità di circondarci di professionisti e, soprattutto nella promozione, siamo riusciti a raggiungere risultati di gran lunga superiori rispetto al primo disco, aumentando la nostra presenza sui social, in radio - FM e web - e sulle webzine. I feedback sono tutti estremamente positivi e non potremmo essere più contenti.

 

L’album è stato realizzato grazie al concorso Toscana 100 Band che vi ha premiato con una borsa offerta dalla Regione Toscana. Direi che queste sono davvero delle belle soddisfazioni, vero?

Si, certo! La regione Toscana ci ha offerto un’occasione unica, tra l’altro il premio prevedeva l’obbligo di partecipare a dei corsi su produzione musicale, sulla scrittura dei testi e anche sull’autoproduzione (social media e stampa tradizionale) nel mondo musicale. Sono stati davvero utili per capire come muoversi nella promozione del disco.

L’unica cosa negativa era che i corsi erano il sabato e la domenica mattina, un vero incubo sia per noi sia per coloro che tenevano i vari corsi, costretti a parlare ad una baraonda di musicisti ancora manifestamente ubriachi.

 

Dal vostro primo album “Look out Kid”, uscito nel 2014 a “KM 183” in cosa gli Osaka Flu sono cambiati o migliorati a parer vostro?

Durante il tour del primo album abbiamo fatto tante date, visto tanta gente, vissuto tante realtà e tutto questo groviglio di emozioni ed esperienze, talvolta tragiche, è finito dentro KM183. Sentivamo la necessita di essere più diretti, di parlare di tutte le cose che ci riguardavano da vicino. La nostra generazione si è trovata in un limbo. Siamo cresciuti sentendoci dire che avremmo avuto la strada spianata, che non avremmo mai conosciuto il duro lavoro o la fatica… tutte aspettative disilluse! Per noi era quindi arrivato il momento di mettere nero su bianco che questi benpensanti avevano torto. La nostra strada è tortuosa e piena di buche sia come giovani italiani che come giovani musicisti. Lavoriamo il doppio per la metà del successo anche a causa della noncuranza di chi ci ha preceduto e della convinzione che tutto ciò che ci circonda sia spendibile e monetizzabile, venerando carriera e denaro. Abbiamo cercato di comunicare il nostro disappunto anche attraverso un sound più sporco rispetto al primo album, con in mente il punk di protesta degli anni '80.

 

Da questo disco sono già stati tratti due singoli accompagnati da video molto interessanti: “Apocalhipster” che racchiude in sé quel discorso dell' apparire anticonformisti e “alternativi” solo per sembrare interessanti, e “Propaganda” che ci cita che tutto è calpestato e maltrattato da un sistema che schiaccia e opprime. Due canzoni che mi piacciono molto, come mai avete scelto proprio queste come primi singoli/video?

Abbiamo scelto "Apocalhipster" come primo singolo perchè volevamo dare la sensazione di un pugno in faccia sia con il sound che con il messaggio. Il mondo è pieno di persone che come noi utilizzano la rete, uno strumento molto utile se usato con il cervello. È diventato molto facile citare uno scrittore, un cantante, persino uno scienziato, avendo solo poche nozioni, sommarie e troppe volte sbagliate, sulle questioni dibattute. Si finisce così per diffondere informazioni scadenti, aprendo la strada ai poteri forti. Noi cerchiamo di discostarci dallo stereotipo descritto nella canzone soprattutto attraverso la ricerca, approfondendo gli argomenti che ci interessano o ci riguardano, cercando di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili. Ci auguriamo di non essere i soli a farlo. Anche in campo musicale ci è parso di notare che si stia perdendo il gusto per l’ascolto di album intero a favore delle singole hit, processo che riduce il viaggio che porta ad appassionarsi ad una band. Le due canzoni parlano di questo. "Apoclhipster2 da un punto di vista più individuale, Propaganda a livello sociale, come se fosse il secondo capitolo della storia. Per questo sono uscite una dopo l’altra.

 

Cosa vi entusiasma di più quando riuscite a realizzare un video clip?

Il fatto che l’abbiamo finito. La realizzazione dei videoclip si è rivelata molto più faticosa della composizione musicale dei testi. Abbiamo cercato di rafforzare i ritmi dei pezzi, per cui abbiamo “costruito” i video sul tipo di montaggio, per dare un effetto emotivo più deciso e dirompente.

 

Quali sono le novità imminente che dobbiamo aspettarci dagli Osaka Flu?

Al momento siamo impegnati nella promozione di KM183, che sarà molto diversa rispetto al passato. Ogni canzone, non solo i singolo “ufficiali”, verrà promossa tramite campagne promo sui nostri social, tutte diverse tra loro, per dare risalto ad ogni brano nel modo migliore. Ovviamente siamo anche in tour. Le date sono parecchie e ci porteranno in giro per quasi tutta Italia, dalla Ligura alla Sicilia. Per non farci mancare nulla, tra poco inizieremo a lavorare al prossimo disco e ne avremo almeno per un anno.

 

Cosa vi piace di più del vostro sound o comunque qual è la cosa di cui andate più fieri del vostro gruppo?

Non abbiamo paura di essere diretti e di dire quello che pensiamo.

 

Quando avete capito che la musica era diventata qualcosa di più che una semplice passione per voi?

Quando si ama la musica la si ama sempre. Prende ogni momento delle nostre giornate, ci troviamo spesso a parlarne e non è difficile scoprirsi battere il piede a ritmo durante le situazioni più disparate. La ricerca musicale è la base del nostro lavoro perciò ascoltiamo moltissima musica, studiamo tecniche compositive e di canto, ci impegniamo a trovare soluzioni divertenti per gli spettacoli. La musica è sempre stata per noi studio, ricerca, impegno ma anche supporto emotivo durante fasi difficili della nostra vita. È qualcosa che ci ha sempre accompagnato. È dentro di noi, fino alle budella.

 

Parlando di live, tra le notevoli difficoltà che una band affronta per potersi esibire (citerei anche la scelta del titolo del vostro album KM 183) ma anche alle soddisfazione, cosa significa per voi stare sul palco?

Bere birra gratis è decisamente un ottimo incentivo. La musica ha l’enorme potere di farci stare bene, ci rilassa e ci esalta allo stesso tempo quindi quando saliamo sul paco siamo solo noi e le canzoni. Cerchiamo di coinvolgere tutti nella sala. Non importa la vostra età, il sesso o il lavoro che fate, se venite ad un concerto degli Osaka Flu dovete ballare, saltare con noi, prima e dopo l’esibizione. La serata finisce quando il proprietario chiede la serranda.

 

Bene ragazzi è stato piacere, grazie per il vostro tempo. Terminate pure l'intervista con le parole che volete.

Chiudiamo con quello che è diventato il nostro grido di battaglia: Go, Osaka, Go!

Grazie per lo spazio! 

 

Link Utili:

www.osakaflu.com

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