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BEJELIT + Drakkar + Legion Warcry @ Rock 'N' Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) 06/04/2012

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Valeria Portinari

Rock 'N' Roll Arena Arena di Romagnano Sesia (NO), ospita la prima data del tour italo-europeo dei Bejelit, all'indomani dell'uscita di "Emerge", la loro quarta fatica.

 

 

La serata inizia con l'esibizione del quintetto di Vercelli Legion Warcry, una formazione, fresca di debutto e dedita ad un classic-metal dalle reminiscenze heavy americane dei primi anni '80, tra le quali fa capolino, in particolare, quelle di Ronnie James Dio, anche se la voce Valerio Averono (ma un po' tutta la band), non riesce ad emulare certi punti di riferimento. 30 minuti di alti (pochi) e bassi (qualcuno di più), dove i brani tratti da "The Way to escape" mostrano una band con idee discrete ma ancora molto acerba dal vivo, con una coesione ed impasto generale che lascia un po' a desiderare ed una personalità solo abbozzata: spiccano, un po' sugli altri la voce del già citato Averono e la chitarra di Alessandro Giordano. Attendiamo buone nuove in futuro.

 

Bello vedere che alcune band non demordono, credono in un'idea e non sono banderuole al vento. I milanesi Drakkar, sulle scene dal 1995 e con 5 pubblicazioni ufficiali all'attivo (l'ultima, When Lightning strikes, proprio di quest'anno), sono fautori di uno speed/power melodico caratterizzato da un uso delle tastiere dal tocco retrò anni '70 che non può non far venire in mente alcune influenze mutuate dagli Uriah Heep. L'impianto, però, costruito attorno al chitarrismo robusto e melodico di Dario Beretta, mastermind della formazione lombarda, sprigiona tutta la sua antemica potenza sui presenti, che rispondo con entusiasmo, soprattutto per la bella performance corale della band, tra cui spiccano il già citato Beretta, le tastiere di Corrado Solarino e la voce robusta e calda di Davide dell'Orto. When... la fa da padrone, ma si spazia un po' lungo tutta la discografia della band, nonostante i 45 minuti a disposizione di questa, partendo dal debutto Quest for Glory, arrivando a Razorblade God. Energia, melodia, potenza, calore: questo si chiede ad un buon concerto di una buona e solida band che crede sempre in quello che suona.

Bejelit stagione 4, episodio I: The Darkest Hour da l'avvio e non poteva essere altrimenti, essendo l'opener dell'ultimo nato in casa del five-piece piemontese. Subito Fabio Privitera, lo sciamano, comincia ad evocare la riemersione dalle acque oscure degli spiriti dei ricordi e lo fa dimostrando tutto il suo grandioso talento, infiammando ed incitando gli animi dei presenti. Ovviamente è l'ultima release a farla da padrone, risultando molto energica in sede live, nonostante la notevole dose di melodie ariose di questo lavoro: il merito stasera (ma non solo stasera) va al motore, Giulio Capone, inarrestabile locomotiva che sa anche rallentare per farci vedere i paesaggi attraversati dai Bejelit e dipinti dalle chitarre di Sandro Capone, forse l'unico con suoni non al 100% in fatto di pulizia, e la new-entry Marco Pastorino, possente nel riffing e spettacolare negli assoli. C'è spazio, anche se poco, per qualche brano classico, come la corsa sulla tenebrosa scalinata che conduce alla vetta della chiesa nera di The Hunter of the Dark, cesellata dai picchi vocali di Fabio, oppure per la bellica Mercenary o la sofferenza teatrale di Saint from Beyond, per il tuffo nelle acque tenebrose, sopra le quali abbiamo nuotato per tutta la serata, con brani come la title-track Emerge, We got the Tragedy o Fairygate: in tutti questi episodi risplende una formazione compatta ed coinvolgente nella sua coralità, dalla quale si distinguono, perfettamente, tutte le individualità: i vorticosi assoli di Marco Pastorino, quelli melodici ed essenziali di Sandro, la sessione ritmica fluida e terremotante composta da Giulio e dal basso di Giorgio Novarino e la vulcanica e versatile voce di Fabio, tra le migliori in assoluto in Italia: chi ha sentito la sua esecuzione di Dancerous ha perfettamente compreso il significato di 'dark-power-metal', con il quale (se proprio fosse necessario) si potrebbe riassumere l'essenza dei Bejelit, soprattutto quella live messa in mostra questo venerdì dai 5 piemontesi. Inizio di tournée con il botto...ma anche con un'unica, sola e curiosa riserva: lo strano fenomeno di appiattimento della pronuncia inglese di Fabio, verso i pezzi finali. Particolari ed unici anche nei difetti? L'importante, forse, è avere un'identità e lasciare il segno e stasera i Bejelit, l'hanno lasciato per l'ennesima volta.

Drakkar

Legion Warcry