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Pubblicato il 2 novembre 2016

Live Foto Report FRONTIERS METAL FESTIVAL @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI) - 30 Ottobre 2016

Report e foto a cura di Fabrizio Tasso

 

Se c'è stato un festival che ha incarnato il puro spirito di divertimento e l'orgoglio di poter mostrare anche validissime realtà italiane è stato sicuramente il Frontiers Metal Festival. La storica etichetta italiana dopo le 3 kermesse dedicate al rock si è cimentata (con risultati ottimi) in un genere (l'heavy metal o power che dir si voglia) dimostrando la sua volontà di allargare il proprio bacino d'utenza. Senza ombra di dubbio il power è un genere che negli ultimi anni sta rivivendo gli antichi splendori degli anni '90 con band dall'indubbio valore. Se poi aggiungiamo che 4 dei 7 gruppi provengono dalla nostra terra non si può che alzare il cappello per una scelta così azzeccata. Una cosa importante poi è che, a dispetto dei detrattori, questo evento è stato perfetto in ogni sua parte. A cominciare dalla numerosa affluenza di pubblico, passando per le esibizioni delle band e arrivando infine alla impeccabile organizzazione.  

Primal Fear - Foto a cura di Fabrizio Tasso
Primal Fear - Foto a cura di Fabrizio Tasso

 

Tocca al gruppo Trick Or Treat di Alle Conti e compagni l'onore e l'onere di aprire questo festival. Come di consueto conquistano subito la platea grazie al loro happy metal a forti connotati Helloween. La classe dei 5 è assolutamente trascinante con un Alle completamente padrone della scena sempre ben coadiuvato dal resto della band. “Cloudrider”, l'hit single “Loser Song” e “United” mettono il risalto le loro qualità tecniche e il loro modo di tenere il palco. Sempre divertente la cover di “Girls Just Want To Have Fun” così come il resto del loro set. 35 minuti incredibili, non si poteva sperare in un inizio migliore.

 

Si passa ai Lords Of BlackPrimo gruppo straniero ad esibirsi e molte facce meravigliate dall'incredibile voce di Ronnie Romero. Dopo averlo visto di supporto ad Axel Rudi Pell e di nuovo stasera, capiamo benissimo il perchè Ritchie Blackmore abbia voluto proprio lui nella reincarnazione dei Rainbow. Tecnicamente ineccepibili, anche se un pochino statici sul palco, i Lords Of Black riversano sul pubblico del Live Club il loro heavy metal a forti tinte oscure. La scaletta comprende brani dei 2 lavori con “Nothing Left To Fear” e “Lords Of Black” a mettere in mostra le doti di Tony Hernando alla chitarra e di Andy C. dietro le pelli. Romero poi ci delizia con il loro personale tributo a Phil Lynott (“Cry No More”) e in una “Kill The King” che ha rischiato di far venire giù le pareti del locale. Grandissimi!

 

L'esordio discografico dei DGM è datato 1997 e i 20 anni di esperienza accumulata si sono visti questa sera. Certamente lo sprone di dover registrare il DVD ha dato quella marcia in più per rendere il loro concerto indimenticabile. Mark Basile è in forma strepitosa così come Simone Mularoni alla chitarra, ma il resto della band non è da meno. La scaletta punta sul loro ultimo meraviglioso cd “The Passage” dimostrando che i DGM sono una macchina da guerra con meccanismi ben oliati, l'apparente semplicità con la quale propongono le versioni di “The Secret Pt.1 e 2”, “The Passage” o “Daydreamer” lascia stupefatta la maggior parte dei presenti.

Se aggiungiamo poi l'ottima performance scenica siamo sicuri che la registrazione sarà indubbiamente un successo.

 

Altra band italiana, è la volta dei Secret Sphere. Dopo aver dato alle stampe “One Night in Tokyo” moltissimi erano curiosi di tastare il polso alla band di Aldo Lonobile, è possiamo affermare che non ne sono usciti delusi, anzi. Il pezzo da novanta rappresentato da Michele Luppi dietro il microfono garantisce sempre prestazioni di alto livello sia tecnico che scenografico. La classe di Aldo, Marco Pastorino, Gabriele, Andrea e Marco Lazzarini fa il resto rendendo il suono dei Secret Sphere estremanente compatto e avvolgente. Prova strepitosa dove le varie “Healing”, “X”, “Union” o la struggente versione di “Eternity” incantano e infiammano il pubblico. Ad alzare il coinvolgimento dei presenti poi non si può non citare la simpatia che riesce a trasmettere Michele Luppi che oltre ad essere un cantante dalle indubbie capacità si dimostra (come al solito) un frontman di razza. Prestazione da 10 e lode!

 

Secondo gruppo straniero ad esibirsi, i Vanden Plas ce la mettono tutta per essere all'altezza della situazione. Il loro sound a metà tra il progressive e il power, se da un lato stupisce per la complessità dei passaggi strumentali, dall'altro perde in immediatezza. La tecnica non si discute (di altissimo livello), ma la loro performance manca di spontaneità risultando per certi versi abbastanza asettica. Il problema di questa band è (per dirla in gergo calcistico) il possedere un ottimo collettivo, ma la mancanza della punta di diamante (in questo caso il singer) ne limita le potenzialità. Non che Andy Kuntz sia un cattivo cantante, anzi. Il suo timbro ben si adatta al sound della band e la prova sono le varie “Into The Sun”, “Holes In The Sky” o la conclusiva “Postcard To God”. Bravi ma freddi.

 

E ora i tanto attesi LabyrinthGran parte del pubblico era lì per loro. La possibilità di poter riascoltare quel capolavoro chiamato “Return To Heaven Denied” per intero era un'occasione troppo ghiotta per farsela scappare. In più mettiamoci che lo show finirà su DVD e il gioco è fatto. Tiranti è come al solito strepitoso dal primo all'ultimo secondo, Thorsen e Cantarelli macinano riff a profusione, i nuovi innesti Mazzucconi e Macaluso sono devastanti e Oleg Smirnoff condisce il tutto con la sua classe. La sala è in esaltazione, per la prima volta del festival si scatena il pogo e tutti cantano all'unisono le canzoni della band. “Moonlight”, “Heaven Denied”, “Thunder”, “Feel” vengono date in pasto ad una folla affamata e in delirio. La prestazione dei Labyrith rimarrà negli annali e grazie alla registrazione potrà essere goduta anche da quelli che non sono intervenuti, ma essere stati li è tutta un'altra storia.

Immensi!

 

Si giunge infine agli headliner della serata, i Primal Fear. La band tedesca è un vero e proprio rullo compressore sin dall'iniziale “Final Embrace”. Ralf Scheepers, Mat Sinner, Tom Naumann, Alex Beyrodt e il nostro Francesco Jovino mettono a ferro e fuoco il Live Music Club, senza dare un attimo di respiro ai propri fans. “Rulebreaker”, “Seven Seals”, “Rollercoaster” gettano benzina sul fuoco infiammando la voglia di metallo pesante dei kids. “Nuclear Fire” è la cosa che si avvicina di più ad una deflagrazione nucleare tanto che pure il pavimento ha tremato durante la sua esecuzione. Ogni canzone suonata è stata come un pugno il pieno volto con uno Scheepers sempre sul pezzo e una band pazzesca a macinare un pezzo dopo l'altro. Spettacolare il finale con una evocativa versione di “Fighting The Darkness” impreziosita dai giochi di luce e dalla finale “Running In The Dust” che vede Scheepers scendere a cantare tra palco e transenna (salvo poi sbagliare entrata e ritrovarsi nei bagni). I Primal Fear concludono il festival come meglio non si poteva chiedere lasciando tutti stremati e stregati dalla loro performance.

 

Si chiude quindi col botto la prima edizione del Frontiers Metal Festival che ha visto come protagoniste 7 grandi band. Tutto è filato liscio come l'olio grazie all'esperienza accumulata nei festival precedenti. La Frontiers ha comunque colpito di nuovo nel segno regalando ai metal kids italiani un altro grandissimo evento che speriamo si riproponga per molti anni a venire. Un plauso particolare quindi a loro non solo per la musica, ma anche per aver fatto in modo che l'esperienza dei partecipanti vada oltre l'assistere ad un concerto. 

Labyrinth

Vanden Plas

Secret Sphere

DGM

Lords Of Black

Trick Or Treat