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mer

07

ott

2015

 

Recensione SAXON – Battering Ram

SAXON

Battering Ram

UDR/GbmH

Data pubblicazione: 16 Ottobre 2015




Dopo 20 album, arrivare al 21esimo e poter dire: ‘Che botta!!!!’, è un gran traguardo, anche per una band storica come i Saxon. La nuova fatica di Biff e soci (che sembra, però, che di fatica non ne facciano affatto a sfornare dischi di qualità anno dopo anno), dall’esplicativo titolo di ‘Battering Ram’, è esattamente fedele a quanto descritto da queste due parole: un colpo devastante, assestato con precisione millimetrica. La potenza di una produzione che ci dona chitarre dalla pesantezza e pienezza degne del sound tipico di band recenti, ma che seguono dettami di metal classico (Hell, Nevermore, Sanctuary), non è da intendersi come un macigno oscuro che vuole solo trasmettere pesantezza: al contrario.



Dall’opener che dà il titolo all’album, passando per la hard-rockeggiante ‘The Devil’s Footprint’, la stradaiolo (ma in versione heavy-heavy-heavy-metal) ‘Hard and Faster’, oppure mentre si subisce con gioia la ferocia di ‘Destroyer’ (uno dei pezzi capolavoro del disco, con un solo esplosivo di Scarratt), si nota come i 5 britannici mostrino una freschezza compositiva, una forma esecutiva ed un equilibrio nel mixare personalità pluridecennale ed appartenenza ad una scena, con un sound pieno e moderno, oltre che aggressivo ma melodico, degno dei fuoriclasse. La batteria di Glocker è un gioiello di duttilità e precisione, capace di essere essenziale e fantasiosa allo stesso tempo, passando dall’imperiosa oscurità di ‘Eye of the Storm’ (altro gran pezzo dell’album) alla classica ed essenziale velocità NWOBHM, tipica dei Saxon, in ‘Stand your Ground’, padroneggiando piatti con la sensibilità del metal più classico e doppia-cassa con il dinamismo del metal più tecnico ed aggressivo. Le già citate chitarre di Scarratt e Quinn sono anch’essa grandiose protagoniste, con riff pregevoli, cesellati alla perfezione ma anche possenti, granitici e con quella melodia aspra e coinvolgente tipica della formazione albionica. Discorso a parte per gli assoli, piccole perle di arte del virtuosismo essenziale, mai fuori posto, né eccessivi né minimali, carichi di passione ad ogni nota, sia che si stia suonando un pezzo quasi power-U.S. come la già citata ‘Destroyer’ o l’hard-rock gioiello (carico di flavor fine ‘70/ inizio ’80, esattamente come l’oscura semi-ballad ‘Kingdom of the Cross’) di ‘Top of the World’. Ma chi manca, direte voi? Su, dai, niente giochetti: sapete benissimo chi è che serve per rendere completo ogni album dei Saxon e sapete anche qual è il risultato. Biff Byford è sempre, incredibilmente straordinario, con la sua voce possente e carica di aspra melodia, così ricca di sfumature senza perdere mai quella solidità da ‘faro-vocale’, punto di riferimento per una band che ama ‘assaggiare’ terreni diversi, usare pizzichi di ingredienti da altre cucine, per poi fondere tutto nelle proprie pentole, sempre le stesse, ma sempre entusiasmanti ed in grado di guidarci nei sapori odierni con quel tocco eterno della loro personalità che non appare mai obsoleta, come il Tardis di Doctor Who, che ci guida in mondi ed epoche differenti, ma rimanendo sempre la cara cabina per le chiamate alla polizia.


E mentre si muovono con una sinuosità quasi blues le note dello splendido assolo di ‘To the End’, questo piccolo gioiello di metal classico assolutamente attuale, proprio come il Tardis, ci invita ad entrare, per l’ennesimo nuovo ed esaltante viaggio. Da avere, perché lo zio Biff e soci, non ti tradiscono mai!



Andrea Evolti



Track-list:

1. Battering Ram

2. The Devil’s Footprint

3. Queen of Hearts

4. Destroyer

5. Hard and Fast

6. Eye of the Storm

7. Stand Your Ground

8. Top of the World

9. To the End

10.Kingdom of the Cross

11.Three Sheets to the Wind (The Drinking Song)


Line-up:

Paul Quinn – Guitars

Biff Byford – Vocals

Nigel Glockler – Drums

Nibbs Carter – Bass

Doug Scarratt – Guitars