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Recensione ANTHRAX - For All Kings

ANTHRAX 

For All Kings

Nuclear Blast Records

Release date: 26 Febbraio 2016

 

 

 

Nostalgia per il passato o crisi di talenti? Spesso, si attribuisce a questi due fattori il fatto che ci siano tante band storiche che ritornano con album accolti molto bene dalla critica. Io, personalmente, aggiungerei due altri motivi. Il primo, che la sovrapproduzione di nuove band e mode soffoca grandissimi talenti emergenti, in favore del revival che frutta di più a livello economico (siamo il paese di 'Una Rotonda sul Mare' e del riciclaggio politico, in fondo). La seconda ipotesi, invece, è figlia di 'For All Kings', ultimo lavoro degli Anthrax, uno dei 5 pilastri (io metto anche gli Exodus) su cui poggia il thrash delle origini (i Metallica li vogliamo ricordare prima del 1991!) e si definisce con un solo vocabolo: talento.

 

Sì signori, perché, quando si ha talento, si può essere reclute un po' naif o veterani che vengono visti come dinosauri, ma si mettono fuori sempre grandi dischi, capaci di urlare grande metal dalle casse, musica 'timeless', senza tempo. 

 

Quando i 5 newyorkesi attaccano con 'You Gotta Believe', si capisce subito che siamo di fronte a qualcosa di superiore agli ultimi due, ottimi, dischi della formazione della Grande Mela: questo è un dannato capolavoro, fedele alle origini e sfacciatamente desideroso di sfidare il futuro...a modo suo. Il riffing di Ian è esaltante, incontenibile e distruttivo, potenziato da suoni e scrittura al passo come tempi, di chi si è nutrito con il presente oscuro ed il futuro incerto, ma non ha dimenticato la strada finora percorsa. A far coppia alle asce, Jonathan Donais, che cesella assoli splendidi, dal sapore quasi Queensryche, ma con richiami anche ad Alvelais ed Holt, melodici e carichi di atmosfera, anche nelle fasi più veloci, vedasi 'Monster At The End' o 'Breathing Lightining'. I brani sono incredibilmente freschi, coinvolgenti, esaltanti, ma anche cattivi e con quella rabbia disperata che innesca la reazione nel cercarla questa speranza, come in 'Breathing Out' o uno dei mid-tempo più struggenti mai scritti, 'Blood Eagle Twins' (che ce l'abbiano con il loro Paese per alcune cose? Come dar loro torto!), dove Joey Belladonna colpisce nel segno per bravura, intensità ed eclettismo interpretativo, passando dal drammatico al sarcastico canzonatorio tipico della band di NYC, basta solo danzare sulle metriche cadenzate di 'Defend/Avenge', una track Anthrax al 100%, ma Anthrax 2016, niente nostalgie alla 'Come eravamo….'. Fluidità, imprevedibilità e fedeltà allo stile in ogni settore della macchina da thrash satirico e qui vinceremmo il premio banalità se parlassimo dell'operato della sessione ritmica Bello/Benante: puro, fottuto genio! Ascoltatevi i cambi di tempo, le intro pesanti e cadenzate che preannunciano al mosh di un gruppo di mammut sui rollerblade di 'All of Them Thieves' e ditemi se non siete già li a saltellare, pronti a distruggere con spietata intelligenza e con un sorriso tagliente ogni cosa che vi si para davanti. Il thrash misto a semantica rap della band di Ian&Co., ripesca molto dalle sue origini U.S. power ma, allo stesso tempo, incattivisce i riff, parto di un lavoro di songwriting ispiratissimo, e rende più cupe le linee vocali, sia nelle parti serrate di un mid-tempo come la title-track, sia nei frangenti melodici, veloci come 'Evil Twin' o atmosferici e struggenti come 'Suzanne'. 

 

L'idea, l'immagine che genera l'ascolto di un lavoro di tale portata, tradizionale nell'innovazione ed innovativo nella tradizione, è quella di Joker: gli Anthrax fino a 'Persistence of Time' (disco che ricorre molte volte in questo lavoro, per le atmosfere cupe), erano il nemico per eccellenza del Cavaliere Oscuro a cui diede vita Jack Nicholson nel film di Tim Burton. Qui, quando ascoltiamo l'assolo da sguardo al chilometro di 'This Battle Chose Us', è invece l'incarnazione del criminale multicolore partorita da Heath Ledger, tormentata, distruttiva, ma con una sua morale più forte ed ancora più imprevedibile, anche se più umana….solo che qui, Joker, fa un ulteriore salto e si mette l'armatura di Batman per aiutare il Crociato Incappuciato. Confusi? No, tutto assolutamente naturale, come un pezzo conclusivo dello stampo di 'Zero Tolerance', dall'intro incazzosa e 'da strada', soundtrack per una resa dei conti fatta a tutta velocità con skateboard volanti sulle avenue di New York, dove Ian e Donais scaricano tutto l'arsenale, Bello e Benante danno gas e azionano il nitro per la sovralimentazione e Belladonna scolpisce graffiti ed arabeschi sui muri della Big Apple, con le corde vocali usate come delle fruste, assieme ad un altro assolo-gioiello di Donais.

 

Niente nostalgia: gli Anthrax si sono messi sullo stesso piano di una band figlia di questi tempi oscuri e ha deciso, come gli altri grandi di talento che recentemente hanno sfornato lavori di fattura superiore, di lasciare la villa in Florida con piscina e tornare nel ventre marcio dei '10s, per combattere e riscrivere la storia, con un disco assoluto. Back to the Future….Back to Anthrax!!!! 

 

 

Recensione a cura di Andrea Evolti

  

 

Tracklist:

01. Impaled

02.You Gotta Believe

03. Monster at the End

04. For All Kings

05. Breathing Lightning

06. Breathing Out

07. Suzerain

08. Evil Twin

09. Blood Eagle Wings

10. Defend / Avenge

11. All of Them Thieves

12. This Battle Chose Us

13. Zero Tolerance

  

Line-up:

Joey Belladonna - Vocals  

Scott Ian - Guitars (rhythm)

Jonathan Donais - Guitars (lead)

Frank Bello - Bass

Charlie Benante - Drums, Percussion

 

Link:

anthrax.com

twitter.com/anthrax

www.facebook.com/anthrax