CONDIVIDI

Recensione NOVEMBRE - "Ursa"

NOVEMBRE

Ursa

Peaceville Records

Release date: 1 Aprile 2016

 

 

Il misterioso silenzio dell'Autunno esplode in tutta la sua forza creatrice proprio all'inizio della violenta e mistica Primavera, come in un'opera di King o una poesia della Dickinson. Bisogna sempre scomodare grandi autori visionari, per creare adeguati paragoni, quando si parla di un disco dei Novembre e qui, signori miei, siamo davanti ad un lavoro che ridona alcune peculiarità dei primordi musicali della band capitolina senza, per questo, frenare il percorso evolutivo di questo unico esemplare di progressive metal estremo.

 

L'opener 'Australis', con chitarre liquide e possenti, ci fa librare sopra un cielo che sovrasta un oceano ai confini del mondo, dove le melodie si sdoppiano e s'inseguono, spinte dal vento del drumming delicato ma anche sostenuto di David Folchitto, per diventare da brezza a tempesta, come fa anche la voce di Carmelo Orlando che, prima di esibirsi in un contenuto ma splendido assolo, passa dal suo onirico cantato, quasi un sussurro di ricordo ai confini della notte, in un possente e lacerante growl, altro elemento di quel geniale esordio che fu 'Wish I Could Dream It Again.....'. 'The Rose' ci offre un ulteriore gamma di colori della tavolozza impiegata dal combo laziale, quelli rarefatti e sonnolenti di uno strano ibrido tra metal progressivo, Sigur Ross e Pearl Jam, con gradazioni folk metal degne di Eluveitie, i nostri Furor Gallico o, addirittura i Blind Guardian più acustici e meditativi, esplodendo, poi, in gemme di potenza dal sapore black/folk alla Vintersorg, schema ripreso anche in 'Umana' (l'incipit ci offre un mood vocale di Orlando molto vicino ai Tool), mentre in 'Easter' si parte subito metallicamente in quarta, con le chitarre della coppia Orlando/Pagliuso che creano architetture di acque che si innalzano da primordiali ruscelli.

 

In tutto il disco, passando anche per la title-track (da notare che 'URSA' va letto come l'acronimo di 'Unione delle Repubbliche Socialiste Animali', che è la traduzione italiana di quello che doveva essere il titolo dell'edizione francese de 'La Fattoria degli Animali' di Orwell) per passare alla dilatata e sognante 'Oceans of Afternoons', dove riemergono paragoni con i The Gathering del periodo 'Mandylion', vi è questo splendido equilibrio fra onirico torpore autunnale e fresca esplosione primaverile, dato dall'impasto del riffing e la presenza di assoli dal gran gusto, voci ieratiche e growl laceranti, lievi vibrazioni di piatti e cavalcate di doppia cassa, con l'aggiunta di guest quali Tatiani Ronchetti, proprio nella suddetta 'Oceans.....' o l'arcana ed affascinante 'Agathae', strumentale track multiforme che racchiude tutta la poliedrica essenza della formazione di Roma.

 

Non si può classificare un lavoro di questa portata con banali etichette e, anche se molti (vedi il sottoscritto), continuano a preferire i Novembre degli esordi, questo 'URSA' è un incantesimo metal multiforme (grazie anche alla produzione del sempre geniale Dan Swäno) che può solo avvolgere e condurre l'anima in luoghi dimenticati dove dimorano ricordi ancestrali di un futuro ancora a venire. Una preghiera, più che un consiglio: ascoltate e vivete questo disco, qualsiasi siano le vostre opinioni e gusti sugli ultimi Novembre: certe esperienze musicali vanno solo vissute. Per il resto, giù il cappello.

 

 

Andrea Evolti

 

   

Tacklist:

1. Australis

2. The Rose

3. Umana

4. Easter

5. URSA

6. Oceans of Afternoons

7. Annoluce

8. Agathae

9. Bremen

10. Fin

 

Line-up:

Fabio Fraschini - Bass

David Folchitto - Drums

Carmelo Orlando - Guitars, Vocals, Keyboards

Massimiliano Pagliuso -  Guitars

 

Guest Musicians:

Tatiana Ronchetti

Vocals (additional) (track 6)

Paolo Sapia

Saxophone

Anders Nyström

Guitars (lead) (track 7)