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Live Report FATES WARNING +A New Tomorrow + Anticlockwise @ Circolo Colony, Brescia - 9 Febbraio 2017

Report a cura di Andrea Evolti

 

Fates Warning su di un palco: non si dovrebbe dire altro, perchè risulterebbe quasi impossibile spiegare la magia che il five-piece di Cincinnati riesce a portare in sede live, grazie al suo prog-metal 'sovrannaturale' e 'mistico', pura poesia che danza sulle linee di un pentagramma metallico; ma noi ci dobbiamo provare, come dovere verso i lettori ed anche per parlare delle due ottime opening band che hanno preceduto il combo nord americano. Doroty ha lasciato aperto il cancello per Oz: non ci resta che seguirla.

 

L'apertura di show tocca ai quasi 'homeboy' (Bergamo, invece che Brescia....ma quando si tratta di metal, le rivalità vengono messe da parte) Anticlokwise, four-piece dedito dal 2004 ad un dinamico, elettrizzante e con una sfumatura catchy di tipo quasi hard-rock, prog-metal che non paga troppo dazio ai mostri sacri del genere e mette in mostra l'ottimo affiatamento live della band e le doti tecnico compositive. Promuovono qui il loro terzo lavoro 'Raise Your Head', dove vengono messe in risalto le doti soliste della chitarra Pietro Baggi ed il buon impasto vocale (anche se il volume era un po' basso) del frontman Claudio Brembati. Una band con molto da dire, personalità e che lo fa magnificamente. Da tenere d'occhio.

 

Ci spostiamo su territori più 'in your face' con gli italo-britannici A New Tomorrow, che salgono sul palco del Colony (che offre, come al solito, suoni davvero ottimi) davanti ad un buon numero di presenti (ma sempre troppo pochi per un concerto con presenti i Fates Warning), forti di un sound hard&heavy, di grande impatto e dalla bruciante visceralità, sempre condito da una cura strumentale di altissimo livello. Anche qui, abbiamo a che fare con una band perfettamente a suo agio sul palco, grintosa, talentuosa e dalla personalità ben definita, che unisce potenza e virtuosismi metal-classici alla robusta melodia dell'hard-rock americano. Ottima la sessione ritmica Hall (drums) e Leonardi (bass), quest'ultimo dal suono liquido e caldo, ed ancor più incisivo il reparto 'corde' con il solista Kew (molto Randy Rhoads il suo background...e questo fa solo piacere!) e Garavello, voce solista energica e tagliente che ricorda, in molti passaggi di 'Back To Life', loro album di debutto, l'ugola divinamente acida di Mario Le Mole dei Mind Odyssey. Tagliente energia che scalda il pubblico: anche qui, non facciamoci sfuggire le prossime mosse di questo gruppo.

 

 

Silenzio è sceso sui regni incantati che si nascondono tra gli steli d'erba delle ore notturne: ma, ancora una volta, i cantori dei sogni viventi, tornano a narrarci della guerra tra poesia e nulla, dove la prima deve assolutamente vincere, per evitare il cataclisma....ma sarà una guerra dove il silenzio diventerà poesia ed il vento del tornado muoverà con grazia violenta le note dei cinque menestrelli dell'Ohio.

 

Divagazioni? Vaneggiamenti? Forse, ma riuscire a descrivere un concerto dei Fates Warning è come imprigionare la luce di un tramonto con una macchina fotografica: un tentativo improbabile. Alder e soci, che nel frattempo hanno prodotto, nel 2016, un altro capitolo di misticismo metal progressivo, 'Theories of Flight', salgono sul palco del Circolo Colony di Brescia ed iniziano a narrare l'ennessima battaglia nel paese di Oz e di ciò che sta oltre 'I Cancelli d'Avorio dei Sogni', proprio con 'From the Rooftops', opener dell'ultimo lavoro.....e siamo già trascinati nel Maelstrom onirico dalla grazia e dalla forza del five-piece statunitense. La voce di Alder, calda, potente, metafisica come la forza degli elementi delle pianure del Midwest, guida i Fates Warning, come sempre affiancati dal chitarrista live-session Abdow, che duetterà in maniera divina con il Menestrello Matheos per tutto il concerto in un duello di assoli stellari ed emotivi, parte proprio dall'ultima tappa, per poi spostarsi sugli affreschi intimistici di 'Parallels' con 'Life in Still Water', dove Abdow e Matheos gridano e sussurrano ricordi bloccati nel tempo con le loro sei-corde, mentre la splendida sessione ritmica con Joey Vera sciamano del basso ed il mago delle tempeste Jarzombek, scandiscono tempi asimmetrici ed esplosivi su 'One' dallo schizofrenico 'Disconnected', per poi condurci a 'Seven Stars', dall'ultima fatica 'Theories....'. Alder ha ormai portato il mondo di Oz sulle assi del Colony, con una prestazione emotivamente inarrivabile e tecnicamente perfetta (non si capisce l'eliminazione dei falsetti su molti pezzi, dato che, fisicamente, sono meno provanti delle note piene ed alte da lui messe in mostra.....forse alcuni problemi di Larsen all'impianto voce hanno fatto fare questa scelta? Difficile da dire...), in cui esalta 'A Handful of Doubt'. Le due asce parlanti Matheos/Abdow scolpiscono l'aria su 'Firefly', ma è con l'arrivo dei due brani tratti dall'intimo 'A Pleasant Shade of Gray', che i Fates Warning iniziano il periodo apice della serata, con 'Part IX', una delle più dolci e struggenti poesie metal in cui Alder riesce a far piangere anche qualcuno tra i presenti, con il suono di ricordi mai scritti, per poi passare alla cupa tensione di 'Part XI'. Si torna nei reami dei sogni con 'Acquiescene', ultimo movimento di 'The Ivory Gates of Dreams' da 'No Exit', per poi concludere le battaglie oniriche in questa dimensione, con l'escalation 'Eleventh Hour' (Tsunami emotivo), l'esplosiva 'Point of View' (e qui si sentiva la mancanza del faLsetto!), fino all'epilogo in cui i guerrieri del pentagramma danno evocato spiriti ed aperto portali nelle anime di chi era all'ascolto, con 'Through Different Eyes' e l'epica e nostalgicamente energica 'Monument'.

 

L'armata di Oz torna nel suo regno, ma lascia la porta aperta perchè tutti noi, nelle sere silenziose, possiamo sentire le note dei duelli che i 5 di Cincinnati continuano a combattere.

Magia allo stato puro per un concerto non classificabile.